La tentazione di dire “finalmente tocca a loro e se lo meritano” è forte:proprio per questo il terremoto giudiziario che ha portato all’arresto del presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco e di vari esponenti e assessori del PD non deve essere valutata con le lenti della politica e del risentimento.
Perché il problema resta il solito: la giustizia italiana e la necessità della sua riforma.
In primo luogo: la facilità e la spettacolarizzazione dell’uso delle manette. “C’è una marea di prove” ha dichiarato un magistrato. Inoltre Del Turco era spiato da molti mesi. E allora, se esistono già prove schiaccianti, non potevano essere inquinate. I reati non potevano essere reiterati; il pericolo di fuga, risibile.
E siamo al secondo punto: la violenza dell’azione penale: i magistrati, dopo aver provveduto ad arresti inutili e dannosi, convocano i giornalisti per conferenze stampa, lasciano filtrare brogliacci e seppelliscono nel fango gli indagati. E toccherà a loro dimostrare nel processo e soprattutto all’opinione pubblica la loro innocenza, mentre la Costituzione e le ragioni della civiltà vorrebbero il contrario. Il processo dovrebbe svolgersi più sobriamente e ne guadagnerebbe l’autorevolezza dello Stato.
In terzo luogo, il canovaccio si ripete anche per la valanga di accuse che vengono contestate, spesso strumentalmente e altrettanto spesso destinate ad essere in parte accantonate. Non basta la corruzione e nemmeno la concussione, quasi non fossero reati gravissimi. Non può mancare l’associazione a delinquere per evocare gli immancabili e suggestivi “comitati di affari” e per dimostrare che la politica è tutto un mondo dedito esclusivamente all’affarismo.
Per quanto ci riguarda, non ci discostiamo dalle ragioni del garantismo. E ci dispiace constatare ancora una volta che la sinistra balbetta e resta schiava, per larga parte, di preconcetti coltivati per decenni. Così come constatiamo che ora che sotto torchio c’è il centro-sinistra alcuni giornali che appoggiano il centro-destra hanno messo la mordacchia alle ragioni del garantismo.
Quanto alla “superiorità morale”, alla “diversità”, e tante altre balle con le quali la sinistra italiana si è autocelebrata fin dai tempi di Berlinguer, ci permettiamo un consiglio, non richiesto, gratis e pertanto destinato a cadere nel vuoto: cari amici e compagni, la politica si fa argomentando politicamente.
P.

un mese di galera..tanto per gradire
non si può dire che sia servito ad aprirgli gli occhi, non siamo davanti ad uno sprovveduto
temo che dovremo anche pagare il danno per il disturbo arrecato da una irresponsabile magistratura
Giusto rinvangare la linea di Enrico Berlinguer che fu il vero becchino della sinistra italiana, con la “diversità morale”, viatico nell’egemonia degli affari, e soprattutto con la “Resistenza tradita”, vera benedizione del brigatismo, previa l’intransigenza nel caso Moro per inventarsi salvatore della Repubblica. M.S.