
Può un grande regista, che ci ha dato nel tempo veri capolavori, festeggiare i suoi 90 anni mettendosi, per l’ennesima volta, dietro la macchina da presa e girare un film presentato fuori concorso al recente Festiva di Venezia? Polanski lo ha fatto e, anche se la critica paludata ha bollato negativamente il film, vale la pena parlarne.
Capodanno dell’anno 2000. Svizzera. In un grande albergo circondato dalla neve arrivano magnati russi, con valige cariche di denaro, accompagnati da giovani ragazze; vecchie babbione in cerca dell’eterna giovinezza grazie al ritocchino del grande chirurgo plastico, ospite come loro dell’albergo a 5 stelle. Attori porno in pensione e altri loschi figuri, si aggirano tra le stanze, i corridoi e la sala da pranzo di un lussuoso albergo. Il direttore, il suo braccio destro, il personale tutto esercitano pazienza, sorveglianza e disponibilità, ad accontentare ogni più piccolo desiderio dei capricciosi clienti, cercando di far sì che non nascano scandali, tanto che la sorveglianza più che attenta risulta solo ossessiva.
Siamo nel clima del genere commedia di ambientazione alberghiera in auge negli anni Sessanta. Un film che di quegli anni vuole ricalcare la leggerezza, la confusione e l’atmosfera di altri tempi.
Come non pensare ai cine panettoni di Vanzina?
Siamo sulle Alpi svizzere in un hotel pluristellato in attesa del tanto
temuto Millenium bug. Timore vissuto senza troppi traumi e con poca serietà.
Ambientazione datata, ma ritmo incalzante e tutto sommato ben
costruito da un signor regista polacco (in esilio da decenni a causa dei ben noti motivi).
Siamo appunto, in attesa del 2000 e alla televisione Yeltsin presenta un “giovane” Vladimir Putin che parla di democrazia.
Si,proprio lui: il personaggio che da anni non parla più di democrazia ma fa parlare di sé per guerre e intrighi.
La critica italiana, soprattutto, ma non sola, ha storto l naso; “ … film lieve, confusionario, Polanski non è Lubitsch … ”
Valga come esempio l’articolo del Gazzettino che parla senza mezzi
termini di flop di un maestro. Tutto considerato l’eccezione a tanto
nasino imbarazzato si trova nelle considerazioni su Film Tv di Gianni
Canova che ha apprezzato l’ultimo lavoro del regista non trovandolo molto lontano dalle opere precedenti.
La satira su un certo tipo di comportamenti risulta centrata e sottolineata con maestria e ironia.
Uno degli interpreti del film, (Barbareschi, nei panni dell’attore porno in pensione) che del film è pure il produttore, afferma che i detrattori lo capiranno tra venti anni.
Da notare, infine, l’intenzione di Polanski non è far ridere i ricchi dei propri difetti, ma far ridere e divertire, come probabilmente si è divertito lui, chi ricco non è.
Per quanto mi riguarda a parte qualche riserva, (ci sono scene pesantemente trash), considero che un film dove ritmo, ironia feroce, ma anche divertita leggerezza nei confronti dei ricchi e di una società sempre più priva di valori e del senso della dignità i cui rappresentanti si aggirano, animali compresi, per i corridoi e le stanze dell’albergo in attesa del nuovo anno, si possa ancora vedere.
Maria Rita Monaco

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