
Ridley Scott torna a Venezia dove è stato insignito con il Premio Cartier Glory, con un film storico che colpisce e fa riflettere.
Scott ci ha abituati alle grandi eroine in generi prettamente maschili ma questa volta il regista va oltre e ci regala una figura di donna forte e determinata in un periodo storico ad uso e consumo dei maschi.
Stiamo parlando del Medioevo quando Marguerite de Carrouges (Jodie Comer) pubblicamente denuncia lo stupro subito. Una cosa inaudita per il tempo. Tutti, dalla suocera alla chiesa, al Conte del quale il marito è un vassallo, tentano di metterla a tacere, ma lei non demorde. Vuole giustizia, anche a costo di pagarla con la vita.
La storia, tratta dal libro di Erik Jager, parla dell’ultimo duello legalmente riconosciuto da re Carlo VI.
Il marito della vittima, contro il supposto stupratore. Dio deciderà chi dice la verità.
Se fosse il marito a perire, Marguerite sarebbe accusata di aver mentito e condannata a morte sul rogo.
Un film sulla verità e quanto sia essa soggettiva.
La stessa storia narrata da tre punti di vista diversi.
Il primo quello di Jean de Carrouges (Matt Damon) che si vede come marito devoto, amico fedele e vassallo leale di un conte (Ben Affleck) che lo giudica troppo rozzo per avere la sua stima.
Il secondo quello di Jacques Le Gris (Adam Driver) che si descrive come abile cavaliere, anche se non ha mai partecipato ad una guerra, solo a qualche battaglia. Amico leale, almeno fino a quando questa amicizia non viene dimenticata nel momento in cui mette gli occhi addosso a Marguerite, e servitore fedele di un conte che lo apprezza per il suo intelletto, la sua lussuria e la sua bravura con i numeri che lo salvano dalla bancarotta.
Il terzo quello di Marguerite. Il solo che conti davvero. Mentre La Gris pensa che l’amplesso condiviso sia stato voluto da entrambi, lei lo chiama con il suo nome: stupro.
Scott mostra tutta la sua maestria nel mettere in scena un dramma storico che fa riflettere. Un argomento ancora oggi tristemente attuale in cui la vittima viene, il più delle volte, ritenuta responsabile ma che lascia un dubbio.
Quando Jean vince il duello e Marguerite viene liberata dai ceppi, la folla, composta dal popolo, esulta. Prime fra tutte le donne, come se la vittoria di Marguerite fosse la vittoria di tutte loro.
Come se la legge che lei, nobile ed appoggiata dal marito, invoca fosse uguale anche per loro.
Questa spinta al femminismo a tutti i costi, a voler far credere che le donne di ieri e di oggi, siano in qualche modo solidali le une con le altre anche se separate dalla classe sociale e culturale a cui appartengono ci sembra, in tutta franchezza, una favola buona che si vuole raccontare per ignorare la realtà.
Un film da vedere ma non accettare senza riflettere.

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