Un film sulla rabbia e la ribellione dei giovani contro la guerra del Vietnam diretto con mano ferma da Robert Redford circondato da un cast di “pantere grige” quanto mai attive e vitali.

Robert Redford è democratico “forever”, sostenitore di Obama, “…poteva e doveva vincere solo lui” ha dichiarato dopo le elezioni di novembre, mentre a Venezia si era rifiutato di rilasciare qualunque dichiarazione sulle parole di Clint Eastwood, favorevole a Rommey e repubblicano forever.
Indipendente da sempre Redford 30m anni fa ha fondato il Sundance, aprendo la strada del successo ad autori e attori indipendenti, in fuga dalle major hollywoodiane.
E’ stato un’icona di bellezza classica, il volto pulito della Hollywood anni ’70 e anche se oggi, a 76 anni, i segni del tempo si notano, i suoi occhi azzurri continuano a brillare curiosi, anche se nel reticolo delle rughe.
Nel film si è eccessivamente e incredibilmente ringiovanito, anche se la fuga nel bosco rivela in pieno tutti i suoi anni e noi, che l’abbiamo conosciuto sex simbol, lo perdoniamo ma vorremmo consigliargli di restare dietro la macchina da presa.
Robert Redford in “La regola del silenzio” segue due filoni: 1) racconta la storia americana degli anni ’70, quella della sua generazione, quella della contestazione e delle manifestazioni contro la guerra del Vietnam “…Siamo diventati Storia da raccontare…” afferma parlando con uno dei suoi ex compagni; 2) ferma il suo sguardo sul giornalismo di oggi paragonandolo a quello di ieri. In “Tutti gli uomini del Presidente” (1976) era lui il giornalista alla ricerca della verità, oggi le cose grazie anche a internet sono cambiate, le notizie arrivano in tempo reale ma si corre dietro alla fama, allo scoop a tutti i costi. E sarà proprio Ben Shepard (Shia LaBeouf) giovane giornalista d’assalto alla ricerca dello scoop che dovrebbe consentirgli il salto dal piccolo giornale di provincia alle testate di spicco a costringere alla fuga Jim Grant (Robert Redford), avvocato vedovo con una figlia di 11 anni, ex militante del gruppo Weather Underground, vissuto nella clandestinità per 30 anni, accusato di aver partecipato ad una rapina in banca finita con il morto.
La sua è una fuga contro il tempo; deve difendere se stesso trovando l’unica testimone in grado di dire la verità. Ha una figlia da difendere e deve dimostrare soprattutto a lei, la sua innocenza.
“I segreti sono una cosa pericolosa, Ben. Pensiamo tutti di volerli conoscere. Ma se ne hai mai avuto uno, allora saprai che significa non solo conoscere qualcosa su un’altra persona, ma anche scoprire qualcosa su noi stessi”, dirà Jim Grant alla fine della sua fuga, quando potrà finalmente incontrare gli uomini dell’FBI , ormai a conoscenza della sua innocenza.
Affiancato da un cast d’eccezione da Julie Christie a Susan Sarandon, Nick Nolte, Stanley Tucci, un cast che a Venezia è stato affettuosamente soprannominato “ le pantere grige” e pantere erano sullo schermo in questo thriller presentato fuori concorso al Festival di Venezia e sui nostri schermi dal 20 dicembre.

Lascia un commento