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The brave one

Nel film del 2007 The brave one, il regista premio Oscar Neil Jordan, gira una scena in un ascensore dove dei cittadini newyorchesi leggono sui quotidiani le imprese di un serial killer che ha appena assassinato un depravato. Uno di loro si chiede chi sarà la prossima vittima. Donald Trump? Prima ancora di essere presidente Trump nella società americana tanto era amato, tanto era detestato, sicuramente di più. Il che non giustifica guardare alla politica americana con gli occhi dell’odio verso il suo presidente. Si rischia di finire abbagliati come Umberto Garimberti nel suo editoriale sulla Repubblica di oggi. Come mai Obama ottenne un accordo con l’Iran senza sparare un colpo, mentre Trump tuona fuoco e fiamme e viene preso in giro? Il declino della potenza americana, ovvio. Oppure, la dimostrazione di come non si sia più capaci di tenere il filo analitico della politica internazionale dal proprio posto di osservazione.

di Riccardo Bruno | 26 Maggio 2026

Nel film del 2007 The brave one, il regista premio Oscar Neil Jordan, gira una scena in un ascensore dove dei cittadini newyorchesi leggono sui quotidiani le imprese di un serial killer che ha appena assassinato un depravato. Uno di loro si chiede chi sarà la prossima vittima. Donald Trump? Prima ancora di essere presidente Trump nella società americana tanto era amato, tanto era detestato, sicuramente di più. Il che non giustifica guardare alla politica americana con gli occhi dell’odio verso il suo presidente. Si rischia di finire abbagliati come Umberto Garimberti nel suo editoriale sulla Repubblica di oggi. Come mai Obama ottenne un accordo con l’Iran senza sparare un colpo, mentre Trump tuona fuoco e fiamme e viene preso in giro? Il declino della potenza americana, ovvio. Oppure, la dimostrazione di come non si sia più capaci di tenere il filo analitico della politica internazionale dal proprio posto di osservazione.

Obama vinse le elezioni sulla promessa di ritirare l’esercito statunitense in Iraq ed in Afghanistan, due nemici storici dell’Iran che l’America aveva combattuto e sconfitto. Obama offriva la mano tesa della pace a chi avesse voluta stringerla. In particolare si rivolgeva all’Iran che aveva maggiormente guadagnato dalla guerra americana. Obama, per mostrare la sua fiducia verso l’Iran, era disposto a concedere anche di più, un accordo sul programma nucleare, purché non avesse impiego militare. Caduto Saddam e il Mullah Omar, l’Iran non aveva più nemici. Ovviamente, Obama non era un fesso, e nel momento in cui ha firmato quell’accordo, si è preoccupato di predisporre le blockbuster, le bombe in profondità per rimediarvi nel caso non fosse rispettato. Gli iraniani non lo rispettarono già durante il suo mandato, tanto che quando Trump vinse le elezioni, per prima cosa, fece fuori Suleimani in Iraq. Mandava un segnale agli iraniani, sperando che fosse sufficiente. Una grande democrazia come quella americana non ha piacere di bombardare nessuno, però non può nemmeno farsi prendere per il naso.

Nei quattro anni della presidenza Biden l’attenzione è stata distolta dall’invasione russa all’Ucraina, ma è un errore di fondo pensare che il sette ottobre non sia legato all’invasione in Ucraina e forse lo è persino l’epidemia di Covid, che Biden riteneva fabbricato in laboratorio appositamente. L’intelligence americana non lavora su analisi settoriali, a costo di prendere fischi per fiaschi disegna sempre grandi scenari. Iraniani, russi e cinesi, sono una medesima realtà con diversi gradi di ostilità nei confronti dell’America, che si muovono simmetricamente. Per cui la Russia attacca il sud Europa direttamente, l’Iran attraverso i suoi alleati, Hezbollah, Hamas, Houti, quelli degli americani in medio oriente, la Cina si tiene in disparte per capire se convenga tirare un colpo o levare la mano.

Lo scenario della politica internazionale è diventato talmente critico e complesso che Trump potrebbe non essere in grado di gestirlo. Trump è principalmente un uomo d’affari, quando Xi gli cita Tucidide, sa che Trump non ha mai letto una pagine dello storico greco preferito nelle scuole maoiste. Un modo per umiliarlo. Questo non significa che l’America non sia preparata ad un tale confronto. Se il suo comandante in capo mostrasse di essere incapace a gestirlo, lo sostituirebbe. Questo è un grande vantaggio che, ad esempio, la Russia non ha. Altrimenti avrebbe sostituito Putin dopo un solo anno, quando massacrò ignobilmente la popolazione cecena. Centomila morti furono ancora pochi e nessuno se ne accorse per quanto ci fossero davvero. E non ce n’era nessun bisogno.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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