“Al levarsi delle fiamme i Giudei proruppero in un grido terrificante come quel tragico momento e, incuranti della vita e senza risparmio di forze, si precipitarono al soccorso perché stava per andare distrutto quello che fino ad allora avevano cercato di salvare” (Flavio Giuseppe, Guerra giudaica,VI, 251-253)
Tesha be Av – che significa letteralmente 9 del mese ebraico di Av e questo anno si commemorerà da sabato sera del 10 agosto a domenica 11 – simboleggia sicuramente uno dei momenti più tristi e dolorosi del popolo ebraico. È infatti un giorno segnato da diversi eventi infausti che si abbatterono sugli ebrei:la distruzione del Primo Tempio di Gerusalemme da parte delle truppe babilonesi di Nabucodonosor nel 586 a.e.v. e la distruzione del Secondo Tempio da parte del generale romano Tito, futuro imperatore, nel 70 e.v.
L’assedio e la sconfitta inflitta dai romani giungono a noi attraverso la cruciale testimonianza di Flavio Giuseppe, nato Yosef ben Matityahu, scrittore e storico ebreo che lascia ai posteri le fonti contenute nelle “Antichità giudaiche” e “Guerra giudaica”.
La stessa data di Av coincide anche con la sconfitta della rivolta ebraica guidata da Simon Bar Kochba nel 135 e.v. che inizialmente sembrava aver registrato una vittoria contro i romani e con la distruzione di Gerusalemme(136 e.v.) il cui nome stesso verrà spazzato via e sostituito da Aelia Capitolina. Avverrà nei giorni della settimana di Av anche la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 1492.
Il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah – MEIS, inserisce nel cuore del suo percorso permanente “Ebrei, una storia italiana – I primi mille anni”, un grande spazio dedicato ad una delle pagine più drammatiche della storia ebraica.
Si rivive l’assedio di Gerusalemme perpetrato da Tito attraverso le ricostruzioni del Tempio distrutto, i momenti immersivi nei quali – tramite l’uso del multimediale – le mura in fiamme avvolgono il visitatore con il sottofondo di una lettura di Flavio Giuseppe, e i preziosi reperti archeologici.
Opere come la statua di Tito di Ercolano proveniente dal Museo archeologico di Napoli e straordinariamente conservata, ma anche le monete che con fini decorazioni narrano la Iudaea capta e la conseguente disperazione dei suoi abitanti. Nell’immagine in alto, una moneta della serie Iudaea capta battuta dai romani dal 70 fino all’81 e.v.: al centro spicca la raffigurazione di una donna a terra sofferente, personificazione della nazione sconfitta (Napoli, Museo Archeologico Nazionale).
Vi è inoltre una serie di monete (Israel Museum) prodotte durante l’assedio dei romani da parte dei ribelli che tentavano strenuamente di resistere; le iscrizioni contenute miravano a riaffermare il valore religioso di Gerusalemme e furono incise con gli antichi caratteri utilizzati nel periodo del Primo Tempio.
Riti e usanze durante il 9 di Av. Tesha be Av prevede l’osservanza di ungiorno di digiuno in cui ci si astiene dal bere e dal mangiare. Alcune norme da seguire coincidono con quelle del periodo di lutto. Non si deve festeggiare in alcun modo, è vietato indossare scarpe di cuoio, non ci si può lavare o spalmarsi unguenti. È vietato studiare la Torah mentre si leggono le “Il libro delle Lamentazioni” del profeta Geremia che non solo profetizzò la distruzione ma la visse in prima persona. Si usa inoltre sedersi su sgabelli bassi o a terra perevitare qualsiasi forma di comodità. Se il digiuno di Kippur ha il fine di espiare le proprie colpe e assume in fondo lo scopo di liberarsi, quello del 9 di Av serve a elaborare nella forma più limpida e concreta il dolore.
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS Via Piangipane, 79/83 – 44121 Ferrara (Italia)

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