Eccoci serviti!
Cari compagni, io non sono nessuno, se non un socialista che non si rassegna a vedere un’idea come la nostra svilire in questo modo.
Questo lo dico a tutti, compresi ovviamente i compagni Radicali, che spesso eccedono nei voli pindarici, sorvolando che sette miliardi di abitanti del pianeta hanno i bisogni del “primum vivere”.
Mi rendo conto che “pancia piena non crede a quella vuota” e che la società del benessere ha esigenze diverse di quella della minima sopravvivenza. Però non si potrà arrivare all’ ”homo pacificus”, se non saranno risolti quei problemi, e non quelli posti in questa micro-italica campagna elettorale
Prendo quindi pari pari il “Discorso della Montagna”, dove cosa importante era avere tre pani e cinque pesci per sfamare gli speranzosi intervenuti a quel comizio. Oggi noi ne abbiamo anche di più, per sfamare e dissetare la nostra gente.
Sono stato candidato, senza entusiasmo, nella lista Dc-PSI, perorata da Gianni De Michelis, che nonostante tutto ha raggiunto un sia pur piccolo risultato.
Mi sono però chiesto: ma noi socialisti siamo veramente disposti da dare e fare qualcosa per la nostra idea, che si deve concretizzare nel nostro partito?
Siamo sicuri di essere socialisti di destra, di sinistra, di centro, garantiti, esposti, non garantiti, critici, fideisti, prima di essere sempre e solo socialisti?
Lo dico a Enrico Boselli per primo, che dopo essere stato cespuglio DS ha provato ad uscire;
lo dico a Rino Formica che ha avuto tutto dalla propria vita (anche delusioni) ma che non può supportare la confluenza nei DS;
lo dico a Claudio Signorile, che probabilmente non ha ancora smesso di vendicarsi della prevalenza di Bettino nel 1981;
lo dico a Gianni De Michelis, che ha tenuto fede alla difesa dell’onore socialista, soprafatto dalla demagogia giustizialista;
lo dico a Emma Bonino, unico rappresentante radicale con la testa sulle spalle che oltre alle chiacchere porta avanti anche i fatti;
lo dico a Bobo, che ha agito da quinta colonna, distruggendo un embrione di partito che era nato con le Europee del 1999;
lo dico a Stefania, innamorata del padre la cui memoria va onorata con una forte ripresa di partito organizzato;
lo dico a tutti i socialisti inseriti comodamente nelle seggiole di sinistra e di destra (non riesco a fare tutti i nomi, e trascuro Amato che è uomo per tutte le stagioni), che potrebbero veramente costituire la terza forza parlamentare di questa Terza Repubblica;
lo dico ai Carta, alle Sbarbati , agli Sterpa, agli Altissimo, ai La Malfa;
lo dico; lo dico; lo dico…ma quanti siamo, ognuno per sé, Dio mio!
La lunga marcia – iniziata da Togliatti con la doppiezza, proseguita da Berlinguer con il compromesso, e che approda oggi al Partito Democratico, camuffato da ”Ulivo”, ma ormai pronto per essere varato, che ci riporterà al partito confessionale che già abbiamo visto nei secoli: la mattina a messa e il pomeriggio a marciare per la Repubblica – è ormai conclusa.
A meno che un sussulto di orgoglio non consenta alle intelligenze libere di mettere da parte piccoli interessi di parte per riproporre la vera alternativa progressista italiana: il Terzo Polo!
Non c’è alcun timore di tradimento: un tempo si diceva che non si poteva pensare al terzaforzismo, perché si rompeva l’unità proletaria. Oggi abbiamo visto che chi proponeva “l’unità proletaria” ha abbracciato la fede compromissoria: la laicità è quindi libera di esprimersi senza condizionamenti.
A meno che non subentri in noi la rinuncia, che sarebbe il più vile dei tradimenti alle nostre idee.
Giampaolo Mercanzin

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