Si dirà che le questioni urgenti, come la lotta al terrorismo, sono più importanti della difesa di questioni di principio, ma la decisione di Hollande di sospendere gli effetti della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, non riusciamo ad accettarla senza trasalire.
Ma come? Non è questa Dichiarazione la sintesi stessa dei valori simbolicamente rappresentati da quel tricolore francese che ha coperto tutti i balconi dei nostri amici d’Oltralpe, e che, magari con qualche eccesso retorico, abbiamo sventolato anche noi italiani in tutte le manifestazioni post 13 novembre, in particolare negli Stadi calcistici, che sono diventati negli anni il luogo paradossale del nostro stesso patriottismo residuale?
Vero è che la Dichiarazione stessa prevede un’eccezione, ma il fatto che le uniche due sospensioni siano state adottate nel Regno Unito per la lotta all’IRA, e in Turchia per combattere i Curdi, non è incoraggiante. Abbiamo idea di quale violazione dei diritti umani individuali sta dietro queste eccezioni?
Forse non è ben chiaro cosa significa una Dichiarazione che affonda le sue radici nelle grandi rivoluzioni che in Inghilterra realizzarono principi di contenimento del potere che addirittura risalgono alla “Magna carta” delle libertà, di cui ricorre proprio quest’anno l’anniversario: ben 800 anni di vita. E che nella dichiarazione americana arrivò a rivendicare il diritto “alla felicità”, il più utopistico immaginabile.
Tutti sanno comunque che in materia di diritti dell’uomo, resta fondamentale la data del 26 agosto 1789 in cui la Rivoluzione francese ebbe il suo momento più solenne, la svolta della storia, che da allora non potè più tornare indietro, anche dopo i momenti più difficili e oscuri. Ad una Guerra Mondiale devastante si rispose proprio con la “universalità” di quei principi, e la nostra Costituzione vi si ispira.
Ma non vorremmo cadere nella tentazione di un esercizio storico culturale. Vogliamo soprattutto ricordare l’attualità quotidiana di quelle conquiste. Vorremmo cioè evocare quei principi in termini legati alle questioni di ogni giorno, dall’equità fiscale alla privacy, dall’educazione obbligatoria alla carcerazione preventiva e mille altri casi.
E’ avendo in mano o almeno in mente quella Dichiarazione, che si deve affrontare la questione che viene prima dello stesso terrorismo, e cioè la sfida rappresentata dalle migrazioni di milioni di persone da un lato all’altro del mondo.
E’ questione che coinvolge il rapporto tra globalizzazione e libertà e, purtroppo, perché non dovrebbe mai essere così, anche la necessità di rispetto delle diverse ispirazioni religiose
Se l’altro giorno abbiamo ricordato la questione della violenza che colpisce le donne, lo abbiamo fatto perché il fenomeno si combatte proprio con l’uso di quei principi universali.
E anche questioni solo apparentemente più piccole, come il ruolo della politica, della democrazia, dei Parlamenti hanno una ben diversa collocazione se interpretati alla luce di questi principi generali. Talvolta sembra quasi si debba dover ricominciare tutto da capo, rispetto a certe conquiste come la libertà di voto, di organizzazione partitica e sindacale, tutte cose contestate da un populismo che prospera avvilendo questi principi. Persino l’insindacabilità della funzione parlamentare è messa in discussione, ma fa parte anch’essa delle conquistate di libertà che vengono da lontano.
Si parla tanto in questi giorni dei valori occidentali, e giustamente. Perché sono sotto attacco da parte di minoranze folli la cui logica è ingiusto definire medioevale, perché quelli del MedioEvo non sono stati affatto secoli bui.
Una ricerca del Pew Research Center in 38 Paesi del mondo ha fatto emergere che il 56% della popolazione ritiene molto importante l’espressione del pensiero senza censura. E’ tanto o poco? Siamo tentati di rispondere che è poco, ma spetta proprio a noi occidentali espandere questa convinzione, senza illudersi che la democrazia si possa esportare con le armi. Ma, se è consentito usare un termine un po’ retrò, dando l’esempio.
E allora, monsieur Hollande, – se possiamo permetterci – la Repubblica può difendersi anche senza confondere recuperi elettorali e questioni di principio.

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