
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto il nuovo piano di pace per Gaza presentato dagli Stati Uniti, scatenando l’immediata reazione di Hamas che ha chiesto a Washington di esercitare pressioni dirette sul premier.
Netanyahu ha ribadito che le operazioni militari continueranno fino al totale annullamento delle capacità governative e militari di Hamas. I punti critici dell’accordo rifiutati dal governo israeliano riguardano:
Il controllo del corridoio Filadelfia al confine tra Gaza ed Egitto.
Le modalità di ritiro delle truppe israeliane dalla striscia.
I criteri per il rilascio degli ostaggi ancora detenuti.
I vertici di Hamas hanno espresso profonda frustrazione per lo stallo dei negoziati. L’organizzazione palestinese ha rilasciato una nota ufficiale focalizzata su tre punti:
Accusa Netanyahu di voler prolungare il conflitto per scopi politici personali.
Chiede alla Casa Bianca di passare dalle parole ai fatti, esercitando una vera pressione economica e militare su Tel Aviv.
Conferma la propria aderenza alla versione precedente del piano presentata dal presidente Joe Biden.
La diplomazia internazionale teme ora una nuova escalation nella regione. Gli Stati Uniti, pur confermando il sostegno incrollabile alla sicurezza di Israele, esprimono crescenti preoccupazioni per la crisi umanitaria a Gaza e per la stabilità del Medio Oriente. I mediatori di Qatar ed Egitto stanno cercando di mantenere aperti i canali di comunicazione per evitare il collasso definitivo delle trattative.
I vertici si parlano, firmano carte, stringono mani davanti ai flash dei fotografi nei salotti ovattati della diplomazia occidentale, convinti che un pezzo di carta possa spegnere il fuoco millenario del fanatismo e della sopravvivenza. Ma la realtà, quella cruda che si consuma nella polvere e nel sangue del Medio Oriente, non risponde alle geometrie politiche di Washington o alle illusioni ipocrite delle cancellerie europee. Il “no” di Netanyahu non è solo il rifiuto di un piano d’accordo; è la rabbiosa rivendicazione di chi sa che in quella terra non esistono compromessi, ma solo vincitori e vinti. Dall’altra parte, l’appello di Hamas alla Casa Bianca svela la solita tragica commedia: l’alleanza impossibile tra chi usa il terrore come dogma e chi usa la burocrazia come scudo. La verità, dolorosa e indicibile per i professionisti del pacifismo a buon mercato, è che questa guerra non si fermerà con un trattato. Continuerà a bruciare, perché nessuna formula diplomatica potrà mai colmare l’abisso tra due mondi che si respingono per il diritto stesso di esistere. E mentre i potenti discutono, la Storia, implacabile, continua a contare i suoi morti.
Giuseppe Basilico

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