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Tensione al confine ucraino per i tir russi

di Enrico Martelloni | 18 Agosto 2014

Il pericolo di trovarsi come per la Crimea con militari senza mostrine, tipico della strategia militare russa, è elevato.
Perché un convoglio di 287 tir si sta muovendo dalla Russia verso l’Ucraina senza che la croce rossa ne sappia qualcosa? La Russia perché non ha usato gli arerei cargo? Semplice: è un cavallo di troia. I tir non arriveranno al confine ucraino nella zona di Donestk, ma nei pressi di Kharkiv, molto più a nord, dove esiste uno snodo importante del gasdotto che attraversa il paese e arriva in Europa. Tir e non aerei: perché 287 camion, portano con sé 600 uomini e altri 400 gli affiancano con le auto. E’ un momento di grande tensione. I cittadini di Kharkiv, seconda città dell’Ucraina, si sono mobilizzati con i propri mezzi di trasporto verso il confine per impedire il passaggio, 40 km più a nord est, dove tenteranno di entrare i tir russi. Il governo ucraino ha dichiarato di non voler far passare i convogli inviati da Putin e la croce rossa ha fatto sapere che non ha idea di quello che i tir in realtà contengono. Sale la tensione, ora dopo ora. Il pericolo di trovarsi come per la Crimea, con militari senza mostrine di riconoscimento, tipico della strategia militare russa, è elevato. E’elevato, anche, il rischio d’attentati. I russi potrebbero provocarli con la consueta abilità, una volta passato il confine, per poi negare le loro azioni come per il volo dell’aereo civile boeing777 recentemente abbattuto. Kharkiv è il crocevia del gasdotto ed è un punto nevralgico che potrebbe segnare la linea di separazione e d’occupazione russa, della parte meridionale ucraina, una volta occupata. Si creerebbe, dunque, un’area omogenea controllata dai russi che dal confine di Kharkiv, scende fino in Moldavia, a Tiraspol zona militare russa in quel territorio, tagliando fuori tutto il mar Nero e Odessa, il porto più importante dell’Ucraina. La popolazione, però, si opporrà se ciò accadrà rendendola improbabile. Tutto questo era possibile fino a ieri l’altro. La strategia non può da sola vincere, ecco che l’applicazione tattica è necessaria. Di fronte all’opposizione del governo ucraino e del popolo di Karkiv, Putin ha cambiato il percorso del convoglio verso sud ovest, ed ora proverà ad entrare in Ucraina dal confine nei pressi d’Izvarne, controllato dai russi, senza che la croce rossa possa riscontrare la veridicità degli intenti. Davanti alle difficoltà militari degli invasori, che stanno perdendo terreno e forze nel Donbass, le risorse d’armi e viveri che potrebbero arrivare dalla Russia, cambierebbero le sorti del conflitto. Nei prossimi giorni assisteremo, se così sarà, all’offensiva russa contro l’esercito ucraino. Il percorso del convoglio, che ha sempre sostato nelle zone militari della Russia, ora s’appresta ad entrare là, più vicina a Luhansk. L’esercito ucraino ha difficoltà, però, a mettere a segno il colpo finale contro i suoi nemici, perché i russi nelle città ucraine, si nascondono nelle case dei civili, si muovono tra loro ed è difficile colpirli. Dai tetti delle abitazioni cittadine i russi fanno esplodere i loro colpi. Le città soffrono e la gente che non è ancora scappata, resta per difendere quel poco che ha, confusa dalla propaganda russa. Putin vuole distruggere l’Ucraina e cerca un qualsiasi motivo per invaderla. Tutto questo, ieri. La regione del Donbass è un crocevia complesso e strategico, anche per il commercio di droga. Come per la Crimea e per il Mar Nero, l’intera zona è ricca di gas. Ce n’è tanto, da preoccupare le aziende russe concorrenti. Shell ha trovato il sistema tecnologico per il gas ucraino e firmato un contratto per estrarlo. L’unica soluzione per accettare quei convogli è di fermarli prima che attraversino il confine, farli scaricare tutto e consegnarlo alla Croce Rossa per poi passarlo alle autorità ucraine. Putin, oggi gioca un’altra carta; non l’ultima. Camaleontico, porge quella dei convogli umanitari e poi invece cala sul tavolo quella dei carri armati, che hanno oltrepassato il confine in un altro punto sempre ad Izvarne, mentre ha diviso i tir in due gruppi. La penetrazione in territorio ucraino è avvenuta davanti ai 45 mila soldati russi già da tempo sul confine. La risposta ucraina non si è fatta attendere, distruggendo metà della colonna militare. E’ forse guerra?..Mah…chissà…Vero ?

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico martelloni

    28 Agosto 2014 alle 13:36

    E’ di oggi la notizia che la Russia ha invaso con i propri carri armati, l’Ucraina orientale. Aspettavamo l’effetto dell’incontro tra Porochenko e Putin per capire cosa sarebbe accaduto, ma avevamo ampiamente scritto che l’Ucraina sarebbe stata invasa dalla Russia. E’ necessario ricordare che la Russia ha occupato già da tempo la Crimea strappandola all’Ucraina e che non i filo russi ma i russi sono fin dall’inizio nel Donbass. La stampa si ostina a chiamare filo Russi, coloro che sono a tutti gli effetti di nazionalità non ucraina. Putin mira a strappare la regione del Donbass per collegarla alla Crimea, la penisola ucraina sul Mar Nero dove nel porto di Sebastopoli è alla fonda la flotta mediterranea russa. La Nato deve energicamente intervenire a sostenere l’Ucraina nel respingere l’invasore. Putin gioca la sua carta puntando tutto sull’incapacità europea di opporsi in modo coordinato e unito, consapevole dell’incertezza politica, paventando la chiusura di forniture di gas. E’ sempre più necessario, ripeto un energico intervento Nato, non solo per la libertà dell’Ucraina ma per la stessa libertà dell’Europa. Puti deve essere incriminato come e condannato come criminale di guerra.

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