O si stabiliscono regole precise, a cominciare dalla primarie obbligatorie per tutti i partiti ed a tutti i livelli di consultazione, o possiamo tranquillamente tenerci il Porcellum.

I fatti parlano chiaro, per quanto siano spaventosi se proiettati sulle residue speranze di una ripresa non solo economica ma anche sociale e politica del nostro paese che oggi appare più lontana della luna, e certo di più difficile raggiungimento. Siamo entrati, e ci spingiamo sempre più a fondo, in un cul de sac perfetto nella sua inarrestabile discesa al peggio, dove una sequenza di fattori negativi si è perfidamente combinata fino a strangolarci grazie alla nostra incapacità di invertire la rotta e di risalire la corrente.
Siamo stati colpiti dalla speculazione dei mercati, che non è il fantasma senza volto e senza nome di cui troppi favoleggiano, ma è invece la creatura partorita da decenni di consociativismo politico irresponsabile che ha alimentato un debito pubblico esorbitante per ingrassare le clientele, le cricche, le corporazioni, fedeli bacini elettorali, ma che ha eroso inesorabilmente le risorse di un paese che ha fondamentali sani, è vero, ma teste molto meno sane a gestirli.
Siamo stati commissariati dall’Europa a cui abbiamo dato precise – ma del tutto infondate – garanzie di una politica di revisione e risanamento della spesa pubblica della quale abbiamo fatto carico ad un governo tecnico, dato che nessuno, in tutto l’orbe terracqueo è disposto a concedere una sola briciola di fiducia ai nostri partiti politici. I quali partiti, però, si ripresentano alle elezioni senza essersi cambiati di una virgola, e con la pretesa di mantenere ben salda la presa sul potere, per salvare se stessi, le proprie abnormi e costosissime strutture, le proprie voraci truppe cammellate, pronti a ripararsi ancora sotto l’ombrello di Monti con la scusa della responsabilità nei confronti degli impegni presi con l’Europa.
Un circolo vizioso perfetto dal quale non si esce, e le piccole tempeste in ancor più piccoli bicchieri d’acqua inscenate in questi giorni con il ritorno di Berlusconi e le chiacchiere vuote di Bersani, sono solo miseri espedienti per ammannire la recita di una prossima campagna elettorale “autentica” che invece sarà solo – a queste condizioni – l’ennesima inutile e costosissima sceneggiata servita al popolo bue.
In sintesi. Cambiare la legge elettorale non ha alcun senso se non si cambia il sistema elettorale, lo scriviamo da anni e non cambiamo idea. Abbiamo voluto il bipolarismo ma non lo abbiamo realizzato, dunque o si stabiliscono regole precise, a cominciare dalla primarie obbligatorie per tutti i partiti ed a tutti i livelli di consultazione, o possiamo tranquillamente tenerci il Porcellum, visto che siamo comunque destinati a restare incatenati alla dittatura della partitocrazia. Riesumare il fantasma delle preferenze, è solo uno specchietto per le allodole, così come disquisire dottamente di sistema francese o tedesco, di doppio turno o di turno unico – se l’unico obbiettivo è partorire una leggina che faccia fuori Grillo e mantenga in piedi Pd, Pdl ed Udc più o meno con le stesse quote “sociali” di adesso in Parlamento, inutile perdere tempo e fiato. Per i cittadini, e dunque per il paese, non cambia assolutamente nulla.
Riguardo poi “l’agghiacciante ritorno”, come Bersani ha definito la nuova discesa in campo di Berlusconi, verrebbe da ridere; perchè Berlusconi dal Parlamento non è mai uscito, perchè Bersani è suo alleato nel sostegno a Monti, e la cosa finirebbe qui, se non fosse che rimettere in piedi il giochino dell’antiberlusconismo, specie per chi ci ha campato sopra quasi vent’anni non sapendo parlare d’altro, fa gioco per fingere di combattere contro un presunto avversario che però è l’alleato di oggi e sarà anche quello di domani.
Il problema vero è un altro, ma non sta bene parlarne e chi lo fa viene tacciato immediatamente di disfattismo e persino di “maleducazione”; Pd e Pdl sono disfatti, due ologrammi proiettati sul nulla, li vediamo ma è solo un’illusione ottica a coprire il vuoto che hanno dietro.
Il Pdl non ha un leader ma un padrone, che paga e mantiene tutti, e dunque decide da solo – il padrone apre bocca, ed ecco che di colpo spariscono le primarie date per certe fino al giorno prima, tacciono i presunti giovani riformatori, poveri bambocci controfigure dei capicorrente, e si scioglie in lacrime Alfano, inutile paravento creato e poi distrutto dal capo che fa quello che vuole. Non ci sono idee, non ci sono progetti, non ci sono personalità nè risorse umane da valorizzare – c’è solo una vasta rete di interessi da tutelare, ed una altrettanto vasta truppa di mantenuti da manipolare.
Il Pd non ha un leader ma ha un mediatore familiare chiamato a gestire la terapia di gruppo dei secessionisti anonimi che ormai va in scena ad ogni assemblea del partito, con conseguenti risse e scambi di accuse, imbarazzanti nella loro vacuità e desolanti nella evidenza di una quadratura del cerchio impossibile da trovare. Un partito che si aggrappa al patetico feticcio delle regole per giustificare la mancanza di democrazia interna e l’ostinato rifiuto all’apertura al nuovo – che pure, a differenza del Pdl, e non è poco – avrebbe al proprio interno, dimostra così tutta la propria inconsistenza, ma peggio ancora tutta la inesorabile zavorra passatista, e della peggior specie, che si porta addosso e di cui non è mai riuscito a liberarsi.
Dunque, l’unica novità che possiamo prevedere in questo sfacelo, è un necessario aggiornamento del motto italico per eccellenza: non più “tengo famiglia”, ma “teniamo partiti”.
Almeno finchè i cittadini saranno disposti a farsi dissanguare per mantenerli.

Concordo con Chiara, in modo particolare sulle valutazioni che dà in relazione allo stato del Pdl e del Pd. Se teniamo conto che a questi due e all’Udc ora converrà cambiare la legge elettorale in senso proporzionale o almeno in senso multipolare, per essere tutti insieme al governo, allora si apre un grande spazio politico per noi, cioè tutti quelli che vorrebbero votare “moderato”, ma non gradiscono nessuno di questi tre. Può essere un’offerta politica che ottiene il 10-15%, a seconda della proposta che si riesce a fare.
Perchè e’ solo un espediente per bloccare tutto e non cambiare nulla.
Scusami,Chiara ,ma I “tengo famiglia” che contano sono sempre i nostri parlamentari ,di ogni ordine e grado . Promesse elettorali ne aveva fatte ,Berlusconi ,per raccattare consensi (che ha avuto) . Ma poi a realizzarle non ha trovato dipendenti dell’impresa ,ma i poveri onorevoli…e – cane che si morde la coda – non se ne è fatto di niente ! Anche Monti …vuol rivedere la spesa ,ma i soli “spendaccioni” che ha sottomano sono i contribuenti ,con le conseguenze che vedi . Ieri sera ho rivisto in TV Il Padrino…ed ogni riferimento sia assolutamente…come si dice ,causale?