E’ vero- come sostiene il centro-destra- che il Presidente Ciampi in materia di richiami alla corretteza e imparzialità dell’informazione televisiva sarebbe stato molto più credibile se si fosse comportato allo stesso modo cinque anni fa, quando la televisione di stato veniva usata come arma improria dai vari Enzibiagi, Santori, Luttazzi, etc contro Berlusconi.
Ma il problema esiste davvero, aggravato dal fatto che se ne parla per lo più in maniera strumentale: ognuno denuncia le nefandezze dell’altro e tace sulle proprie.
C’è poi un paradosso: l’Italia è il Paese che vanta forse la quantità maggiore di norme e istituti che dovrebbero assicurare pluralismo, libertà, autonomia nell’informazione (par condicio, tribune elettorali, commissione parlamentare di vigilanza, codici etici, etc.). Ed è uno dei pochi Paesi nei quali per scrivere in un giornale è necessario essere iscritti all’Ordine dei giornalisti.
Dunque, che senso ha l’Ordine se poi occorre far ricorso a tutte queste norme? Evidentemente non si ha fiducia nelle garanzie professionali e deontologiche legate all’esistenza dell’Ordine: l’uno o le altre sono di troppo.
Eppure si propongono nuove norme e vincoli per i giornalisti, come se quelli esistenti avessero fino ad oggi limitato il danno! Il pericolo è che di questo passo i giornalisti siano e si sentano ancora meno liberi e che l’informazione sia vissuta e realizzata come un immane adempimento burocratico.
La soluzione, secondo il nostro modesto parere, andrebbe ricercata proprio nella direzione opposta. Pregi e manchevolezze dei giornalisti sono qualità personali: non possono essere stabiliti per decreto.
E’ il caso piuttosto di affrontare per intero il problema della proprietà dei giornali.
Il conflitto di interessi non riguarda solo Berlusconi. E la politica non è l’unico campo ad esserne toccato.
Regoliamo il conflitto di interessi di Berlusconi; lavoriamo per separare la RAI dai partiti; ma separiamo anche il Corriere della Sera dagli interessi di industriali, banchieri e finanzieri, La Stampa dagli interessi della FIAT, Repubblica da quelli di De Benedetti, Il Messaggero dalle attività di Caltagirone, e così via.
Fino ad oggi si è cercata una soluzione pensando ai giornalisti. E se si provasse a rendere trasparenti le aziende editoriali?
Televisione e giornali alle elezioni
Regoliamo il conflitto di interessi di Berlusconi; lavoriamo per separare la RAI dai partiti; ma separiamo anche il Corriere della Sera dagli interessi di industriali, banchieri e finanzieri, La Stampa dagli interessi della FIAT, Repubblica da quelli di De Benedetti, Il Messaggero dalle attività di Caltagirone, e così via.

Condivido il contenuto dell’articolo nella sua sostanza. E’ indubbio che Berlusconi abbia anche commesso errori ed abbia cercato di fare anche quelli che ritiene i suoi interessi, ma ritengo che nel fare quanto sopra abbia costantemente cercato di fare gli interessi del nostro paese, e li ha fatti con risultati in ogni caso a mio parere molto apprezzabili nonostante i bastoni che ogni giorno gli vengono messi fra le ruote, spessissimo e soprattutto dagli “amici”. Se non ce la facesse ritorneremo nelle mani dei democristiani cattocomunisti nel senso più deteriore della parola , ma forse tanta gente merita solo questo. E’ magra la soddisfazione di sapere di non essere dei loro.
Che i liberali confondano gli interessi e le lobbies con IL CONFLITTO DI INTERESSI come PROBLEMA POLITICO e/o di LIBERTA’, mi sorprende molto. Sappiamo tutti gli intrecci tra media e gruppi finanziari-industriali. Fanno parte della vita e dei condizionamenti delle democrazie. Dove non c’è democrazia non ci sono nemmeno interessi (plurale). Il probllema di questi “intrecci”, riguarda la legge che li norma, la loro trasparenza(che siano noti e dichiarati) e, nel caso di concentrazioni, la Autority Antitrust. Mi sembra assai diverso nel caso che l’ intreccio riguardi la politica o il premier. QUESTO E’ PROPRIO lA DIFFERENZA LIBERALE, SIA CHE IL PREMIER CI SIA AMICO O SIMPATICO, SIA IL CONTRARIO. Credo che mai come in questi anni ci sia stata confusione sui valori liberali. Il fatto è che c’ è confusione fra liberali e conservatori, fra liberalismo e destra politica, fra liberalismo e anticomunismo,ecc.
ESSERE LIBERALI E’ DIFFICILE. BERLUSCONI E FORZA ITALIA NON SONO LIBERALISMO, infatti non gli passa nemmeno nell’ anicamera del cervello di aderire all’ INTERAZIONALE LIBERALE e quei liberali che Berlusconi ha cooptato all’ inizio o sono stati mandati a casa o sono stati messi in un cantuccio ( Urbani, Martino, Biondi, Costa, la Parenti, ecc.) ed i suoi portavoce o capigruppo sono tutti ex DC o PSI o PCI, possibilmente con zero capacità critica e grane volontà servile ( Schifani, La Loggia, Cicchitto, Biondi, ecc.)
Le considerazioni dell’articolo mettono il dito nella piaga dell’informazione italiana, da sempre controllata o dalla Plitica o dai Poteri Forti.
Insomma in questo Paese si soffre della mancanza di editori puri.
E poi qui tutto è asistito. Si parla di libertà e tuti chiedono provvidenze. Non si sottrare l’inforamzione. Giornali e picole Tv godono di sovvenzioni a vari livelli.
Senza parlare della Stampa di partito.
Sacrosanto, poi, il riferimento all’Ordine la cui funzione, ormai, è solo di certificare l’esintente, riscuotere le quote di iscrizione e non svolgere nessun ruolo nella formazione del giornalista e nel controllo della deontologia, salvo rari casi.
Oramai tutti scrivono. L’ On Line, poi, si sottrae completamente al controlo di qualità e legittimità.
Insomma il Paese si conferma il luogo del possibile, delle norme non rispettate, del’inventiva e fantasia al potere.
Sono perfettamente d’accordo. La lobby dei giornalisti, quasi sempre servi dei poteri forti, è di una potenza incredibile in quanto riesce con la penetrazione moderna dei media a trasformare bugie in verità. E la gente ci crede.
Quis custodiet ipsos / custodes?
E’ talmente in uso e talmente inutile che non serve spiegarla.
Ma c’è comunque una risposta: l’onestà.
Onestà morale, intellettuale, politica e quante ne vogliamo mettere , ma solo l’onestà. l’ultima delle chimere.
Oggi abbiamo capito che un uomo solo, per quanto capace, impegnato, abnegato, disincantato, non può risolvere i problemi di un Paese.
Ed oggi tutti hanno capito che Berlusconi è un uomo solo. Era un uomo in fuga (come nel ciclismo) ma il gruppo si è coalizzato, perché troppo importanti sono i premi da incassare al traguardo.
Lui ha vinto Molte tappe, il gram premio della montagna, a volte anche la trasmissione “la sai l’ultima?”, ma oggi, senza gregari in questa strada tortuosa che è l’Italia e meglio che desista dalla fuga e rientri in gruppo. Addirittura io gli suggerisco di ritirarsi.
I De Benedetti, Cordero di Montezemolo, Tronchetti Provera, Consorte e ,consorterie, Colannino e collanine, Caltagirone e chi più ne ha più ne metta…,hanno lo stesso chi curerà i loro interessi. Purtroppo ancora una volta NON I NOSTRI DI CITTADINI, illusi talmente tanto da andare in soccorso dei vincitori!
Giampaolo Mercanzin