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TEHERAN. LA PARTITA È ANCORA LUNGA

La politica estera è un combinarsi esplosivo d’ideali ed interessi, occorre essere realisti. Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 18 Luglio 2009

“A morte il dittatore”, si è gridato ieri, a Teheran. Prudenza, invece, è stato il motto dei grandi, riuniti a L’Aquila. Nei giorni preparatori del G8 due sono state le posizioni chiare, ferme, promettenti: quella di Berlusconi, che ha esplicitamente chiesto nuove sanzioni, e quella del vicepresidente statunitense, Joe Biden, che ha manifestato comprensione verso l’ipotesi che gli israeliani possano intervenire con la forza, fermando la corsa teocratica verso l’arma atomica.

Al vertice, poi, francesi ed inglesi volevano un documento specifico, dedicato alla condanna dell’Iran. E’ prevalsa la soluzione morbida, che ha consentito parole dure, ma prive di minacce reali, inserite in un documento che affronta anche altri temi. Così hanno voluto i russi, così ha preteso Medvedev, così aveva già acconsentito Obama, interessato non solo al rapporto con il più forte avversario di ieri, ma anche a non mettere in difficoltà il giovane presidente, magari puntando ad una divaricazione con Putin, vero uomo forte del Cremlino.

La partita è ancora lunga, ma il tempo scorre inesorabile, per i coraggiosi che sono tornati in piazza ricordando le proteste studentesche del 1999. Anche in quell’occasione, è triste ricordarlo, i giovani iraniani non trovarono una sponda reattiva nell’occidente democratico. Sono passati dieci anni, nel corso dei quali il regime ha alzato il tiro ed i toni, spingendosi a negare la verità storica degli stermini antiebraici ed a prometterne di nuovi, per giunta non nascondendo l’intenzione di far divenire nucleare la propria capacità offensiva. Da parte nostra, da parte dei governi dei popoli liberi, solo molti cedimenti e qualche gesto dimostrativo, in questi dieci anni. Ora, sono altri iraniani a commemorare e rinnovare la sfida. Meriterebbero maggiore attenzione.

Obama si è prodotto in un discorso, in Egitto, mirante alla promozione del dialogo pacifico. Ha ottenuto indietro solo schiaffi. Ha dovuto correggere il tiro, ed ha dato tempo fino a dicembre affinché il governo iraniano risponda sulle sue reali intenzioni atomiche. Le parole di Biden dimostrano che, alla Casa Bianca, cominciano a temere l’impossibilità d’essere solo spettatori. Anche perché la Corea del Nord s’è fatta beffe sia delle minacce che delle promesse, esplodendo missili sui quali vorrà montare testate radioattive.

Il disarmo, insomma, resta la prospettiva diplomatica fra le grandi potenze, come testimoniano gli accordi di Mosca, ma la corsa all’arma più potente vede protagonisti degli Stati canaglia, nei confronti dei quali la diplomazia ha armi spuntate. Essere fermi e severi oggi è il miglior modo per non trovarsi nei guai domani. Il dialogo è bello, ma solo con chi lo merita.

La protesta dei giovani e delle ragazze, le piazze piene dopo le elezioni farsa, il coraggio di sfidare una repressione durissima, che non lascia scampo o speranza, sono tutti elementi che devono essere valorizzati.

E’ un dovere, verso quella gente che chiede libertà, ed è un’occasione per intervenire senza violare la sovranità. La politica estera è un combinarsi esplosivo d’ideali ed interessi, occorre essere realisti. E’ il realismo, però, a suggerire di tendere una mano agli oppressi, non ai loro oppressori.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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