Quasi diciotto mesi per tornare ad aprire le porte del teatro al 100% degli spettatori; mesi difficili nei quali si è lavorato intensamente per preparare questa rentre di un pubblico affezionato al teatro pisano e che, sino ad allora, per motivi legati al covid, era costretto a contingentamenti.
A dare questa notizia e a presentare le stagioni di prosa e di danza, Patrizia Paoletti Tangheroni, Presidente della Fondazione Teatro, Patrizia Coletta, direttore della Fondazione Toscana Spettacolo, Silvano Patacca, direttore artistico delle stagioni e Pierpaolo Magnani, Assessore alla Cultura del Comune di Pisa.
«Dopo la Lirica, – ha detto la Presidente Paoletti – una ripartenza della Prosa e della Danza del Teatro Verdi di Pisa era molto attesa. Il nostro pubblico ha una forte affezione per queste stagioni, e finalmente la possibilità di una presenza al 100& dei posti utili, consentirà di tornare agli appuntamenti del sabato sera e della domenica pomeriggio come era accaduto prima del covid. È sempre emozionante presentare una nuova stagione di spettacoli perché tutto il nostro lavoro di ricerca o di produzione lo mettiamo a disposizione del pubblico augurandoci di aver soddisfatto i loro gusti o quantomeno di aver stimolato la loro curiosità e il loro senso critico».
Un velo d’emozione ha accompagnato l’intervento di Silvano Patacca per questa sua ultima presentazione, in veste di direttore artistico, delle due stagioni.
«Per la prosa – ha detto – si è trattato in primo luogo di recuperare quei titoli che non erano andati in scena a causa del covid e quelli previsti, poi anch’essi annullati, con la falsa ripartenza dell’ottobre 2020. Ci è sembrato doveroso nei confronti delle compagnie che avevamo contattato e che non hanno potuto recitare: del resto la qualità di uno spettacolo non cambia dopo uno o due anni e sul palcoscenico ogni volta è come fosse la prima volta… Abbiamo aggiunto alcuni spettacoli che ci sembravano in linea con il periodo che abbiamo attraversato secondo il nostro cliché che vuole la profondità nella leggerezza.
La collaborazione tra la Fondazione Teatro di Pisa e la Fondazione Toscana Spettacolo onlus si rafforza anno dopo anno creando una sinergia virtuosa che propone e accoglie le nostre proposte seguendo un leit motive che cerchiamo di dare ogni anno e che porta a Pisa molti nomi di rilievo della letteratura e drammaturgia classica e contemporanea, affidati all’interpretazione di artisti affermati e di talento.
Avremo così, a partire da sabato 6 novembre, la versione teatrale dei famosissimi film di Monicelli, PARENTI SERPENTI, con Lello Arena e di Luciano De Crescenzo, COSÌ PARLÒ BELLAVISTA, con Geppy Gleijeses, Marisa Laurito e Benedetto Casillo (18 dicembre); Eros Pagni in LA NOTTE DELL’INNOMINATO da Alessandro Manzoni (8 gennaio) e uno dei primi testi scritti da Eduardo, DITEGLI SEMPRE DI SÌ, con Gianfelice Imparato e Carolina Rosi (5 marzo). Il cartellone prevede anche tre proposte nel segno della qualità. Paolo Conticini legge, canta e racconta un po’ di sé in LA PRIMA VOLTA (20 novembre), Valter Malosti affronta l’opera, scabra e potente, di Primo Levi con SE QUESTO È UN UOMO (22 gennaio), infine Federico Tiezzi porta in scena IL PURGATORIO La notte lava la mente, perché è la cantica dell’amicizia e dell’arte (26 marzo).
Per la danza – ha continuato Silvano Patacca – abbiamo seguito lo stesso criterio della prosa: laddove possibile recuperare gli spettacoli che non sono potuti andare in scena e integrare con quelle novità che ci sembravano di particolare rilievo così da offrire una panoramica delle più interessanti produzioni nazionali, capaci di affascinare e incuriosire diverse fasce di pubblico. Ancora una volta, con grande piacere, prendo atto che quel timido tentativo di inserire nel cartellone spettacoli di danza fatto ormai molti anni fa sia diventato una stagione di pregio con presenze notevoli e con spettacoli sempre più alta qualità.
Per quest’anno sono quindi previsti: BAYADERE il regno delle ombre, creazione di Michele Di Stefano, autore tra i più sensibili e capaci di composizioni complesse, pensato per il Nuovo Balletto di Toscana, ensemble di talenti giovanissimi; a seguire un avvincente racconto danzato, DON JUAN, nato dal desiderio di Johan Inger di confrontarsi con il mito di Don Giovanni per l’Aterballetto e la Compagnia Virgilio Sieni in PARADISO dal Paradiso di Dante Alghieri, danza dialettale che si forma per vicinanze e tattilità, scaturita da uno dei protagonisti della danza italiana a partire dai primi anni ’80. Seguirà un lavoro per quattro performers, GRACES di Silvia Gribaudi, che prosegue la sua ricerca sul valore estetico, sociale e intellettuale del corpo. Evolution Dance Theater porta in scena giochi di laser e specchi, riflessi che creano mondi in cui le ombre dei danzatori si muovono creando uno spettacolo per adulti e bambini dall’indimenticabile impatto visivo, BLU INFINITO. A conclusione la Lindsay Kemp Company in KEMP DANCES ANCORA, un omaggio e una celebrazione dell’arte e della vita di Lindsay Kemp, uno spettacolo insolito che ha dimostrato chiaramente di poter trasmettere al pubblico un’emozione intensa e coinvolgente, facendo rivivere la magia e la personalità polivalente di questo grande maestro di teatrodanza».
È stato l’Assessore Magnani, al termine della conferenza stampa, a ringraziare e salutare Silvano Patacca: «Come per ogni lavoratore, anche per Silvano è arrivato il momento di andare in pensione. Ringraziarlo per quanto ha fatto per il teatro, per la cultura e per la città ci sembra il minimo; siamo certo però che l’andare in pensione non lo sottrarrà dal piacere di continuare a spaziare in quel mondo che è stato e resta il suo habitat naturale. Saremmo quindi felici se vorrà starci ancora vicini, offrendoci i suoi suggerimenti e condividendo con noi questo non facile ma meraviglioso cammino nel mondo della cultura e dello spettacolo».
Al direttore artistico Silvano Patacca abbiamo rivolto alcune domande:
Facendo i debiti scongiuri, finalmente si riparte anche con la prosa. E’ stato difficile creare il cartellone? E cosa ti ha “ispirato” nella scelta delle opere scelte?
La predisposizione del cartellone 2021/2022 ha risentito ancora degli effetti della pandemia. Infatti, in accordo con Fondazione Toscana Spettacolo, abbiamo ritenuto opportuno privilegiare quelle compagnie che erano state programmate, e poi annullate, nel 2019 e quelle in cartellone nella stagione della “falsa ripartenza” ‘20/’21. Non che ci fossero impegni contrattuali ma ci è sembrato giusto questa sorta di “risarcimento morale” nei confronti dei molti artisti che sono stati tra le categorie più penalizzate dal covid. Una conseguenza però è che non è stato possibile individuare quel denominatore comune, quel “fil rouge” con cui abbiamo sempre cercato di costruire il cartellone.
Merita fare una rapida ricognizione più in dettaglio, magari sottolineando un nome, un contenuto, un elemento che caratterizza ogni titolo.
Parenti serpenti: era programmato nel marzo del 2020, due recite sold out e primo titolo cancellato a causa dell’Italia precipitata nel lockdown. Ci avevamo riprovato, inutilmente, nel marzo 2021. Un nome di richiamo: Lello Arena per la versione teatrale dell’omonimo film di Mario Monicelli. Anche la versione teatrale è giocata sui toni del dramma, del grottesco e, a tratti, del surreale.
La prima volta: Dopo molti tentativi, nelle scorse stagioni, di avere finalmente Paolo Conticini che si esibisce sul palcoscenico della sua città, tentativi non riusciti per i più svariati motivi, è arrivata l’occasione giusta e, proprio come il titolo del suo spettacolo, avremo modo di applaudire per la prima volta Paolo che legge, canta e racconta un po’ di sé. Divertenti, poetiche, drammatiche esperienze che ci fanno riflettere su quanto è sorprendente la vita nell’ironico bilancio di un cinquantenne di successo.
Così parlò Bellavista: Altro titolo che avremmo dovuto vedere nel marzo 2020, anche in questo caso due recite completamente esaurite, per l’adattamento teatrale del famoso film di Luciano De Crescenzo. Lo spettacolo ripropone le scene più esilaranti del film, con un cast che vede tra gli altri, Geppy Gleijeses (che firma anche la regia) Benedetto Casillo e l’esuberante Marisa Laurito.
La notte dell’Innominato: nel mese di novembre di un anno fa avrebbe dovuto inaugurare la stagione 2020/2021 se i teatri non fossero stati nuovamente chiusi. Uno spettacolo fortemente voluto in cui Eros Pagni, uno dei grandi interpreti del teatro italiano, dà corpo e voce a una delle figure più emblematiche dei Promessi Sposi, l’Innominato. Bellissima la scena costruita con videoproiezioni che saranno parte integrante della drammaturgia.
Se questo è un uomo: uno spettacolo che avevamo avuto modo di vedere al suo debutto di Torino e che, immediatamente, abbiamo desiderato poter proporre al pubblico della nostra città. Uno spettacolo potente portato in scena da Walter Malosti che, nella trasposizione teatrale del romanzo di Primo Levi, restituisce perfettamente quella moltitudine di registri espressivi che sono la vera azione del testo. Un valore aggiunto è costituito dai tre madrigali di Carlo Boccadoro su tre poesie di Primo Levi. Lo spettacolo, in programma nel mese di gennaio, si presta particolarmente a un lavoro di approfondimento che, ci auguriamo, possa essere condotto nelle scuole intorno alle celebrazioni della Giornata della Memoria.
Ditegli sempre di sì: nel solco di quella “leggerezza che non è mai superficialità” uno spettacolo del grande Eduardo De Filippo che con ironia, pur conservando le sue note farsesche, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale.
Il Purgatorio: A distanza di trent’anni dalla teatralizzazione del poema dantesco, Federico Tiezzi torna ad allestire, in modo totalmente nuovo, tre spettacoli basati sulle drammaturgie create da Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici. Il regista ha scelto di iniziare dal Purgatorio perché è la cantica dell’amicizia e dell’arte. E noi lo programmiamo volentieri perché è anche la cantica della speranza: quella speranza di cui il momento storico presente ha bisogno più di ogni altra cosa.
In questi anni nei quali hai svolto il ruolo di direttore artistico per la prosa (e per la danza ma di quella parleremo poi), secondo te come è cambiato (se è cambiato) il pubblico che viene in teatro per il teatro? Quanto hanno influito i media sulla capacità di confrontarsi con autori “classici” o quantomeno “impegnati”
Il Teatro di Pisa, ai sensi dell’art. 28 della legge 14 agosto 1967 n. 800, è classificato come “teatro di tradizione” di conseguenza ha, come finalità, la diffusione della conoscenza e la fruizione delle attività teatrali, della musica e della danza, anche come mezzo di promozione culturale dei cittadini, con particolare riguardo ai giovani. Per cui al Verdi non compete una caratterizzazione particolare in termini di programmazione o di avere un pubblico specifico la cui composizione riflette proprio questa articolazione. Infatti solitamente diciamo che non esiste “Un pubblico” ma più pubblici e, molto spesso, trasversali ai vari segmenti di programmazione.
Sull’influenza dei media per favorire il confronto su un autore, piuttosto che su un altro, non saprei dire però mi sembra di poter constatare che la richiesta di classici proviene quasi più spesso dalle giovani generazioni che magari preferiscono un approccio meno canonico di quello che può essere proposto dalla scuola mentre, perlomeno a teatro, sono le generazioni più mature ad essere incuriosite dalle novità più legate alla contemporaneità.
A tuo avviso a cosa dovrebbe servire una stagione di prosa oltre che a intrattenere il pubblico?
Molteplici sono le cose che uno spettatore cerca venendo a teatro dove, voglio ricordare, non si viene solamente a “vedere/ascoltare” uno spettacolo ma anche per vivere un’esperienza di socializzazione e condivisione motivazione che, proprio durante la pandemia, è emersa come quella che di cui più si è avvertita la mancanza. Da parte nostra preferiamo alimentare la curiosità che porta a farsi domande più che dare risposte. Cerchiamo, comunque, di fornire anche elementi di riflessione che magari a caldo non vengono colti ma giungono, inaspettati, tornando con il pensiero a quello che qualche sera prima si è visto a teatro.
Nella realtà pisana esiste un collegamento tra scuole e teatro? In altri termini si è mai provato a dialogare con gli insegnanti (dalle elementari alle medie) per costruire un percorso che accompagni gli allievi dai banchi di scuola alle sedie di un teatro? E se sì, con quali risultati?
Ci si è provato e ci si prova talmente tanto che, nella recente modifica dello Statuto della Fondazione, approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, le attività della formazione sono entrate a pieno titolo tra quelle istituzionali assieme a quelle di lirica, prosa e danza. Recentemente è stato presentato alla stampa, a cura dell’Area della Formazione, il Progetto 2021-2022 dal titolo “Assenza di gravità” che, solo per fare un esempio limitato a tre Istituti secondari superiori cittadini, prevede circa 352/372 ore di didattica nelle scuole. Ovviamente, come di consueto, sono previsti laboratori in orario pomeridiano che si rivolgono a un’utenza che va dai bambini agli adulti oltre a quattro corsi tenuti, dai docenti della formazione, presso l’Università di Pisa.
È davvero una scelta giusta quella di dare più spazio alle compagnie toscane e locali oppure ritieni che una “sana competizione” aiuti a produrre una migliore qualità?
Fondamentale è che un artista, o una compagnia, abbia qualcosa da dire. E che la proposta artistica e di spettacolo trovi una sua ragione d‘essere che ne giustifica l’inserimento in un cartellone. Il Teatro di Pisa non ha mai mancato di offrire un’opportunità ad artisti del territorio anche nel recente passato vedi, citando a caso, la Compagnia dei Sacchi di Sabbia o il debutto di Renato Raimo con un suo spettacolo sulla guerra, oltre a molte altre compagnie che sarebbe riduttivo legare esclusivamente a un discorso regionale, visto che hanno una circuitazione e una notorietà a livello nazionale. Quest’anno su sette titoli le proposte che fanno riferimento al territorio toscano sono due e ho cercato di spiegarne i motivi.
So che può essere una domanda imbarazzante ma dietro la domanda non c’è solo la curiosità ma il desiderio di comprendere fino in fondo cosa ha voluto fare in tutti questi anni Silvano Patacca. A chi offriresti volentieri il testimone una volta che lascerai questo ruolo?
Sinceramente non vedo perché dovrei provare imbarazzo, in Italia ci sono moltissime professionalità che ricoprirebbero egregiamente questo ruolo. Se, invece, la domanda è riferita a eventuali colleghi interni al teatro, al momento, essendo rimasti sempre meno e con molti altri compiti da svolgere, vedrei problematico attribuire a qualcuno dell’attuale struttura anche questo compito. Comunque non sta a me decidere quale strada il teatro voglia intraprendere, tutto può succedere…
Stefano Mecenate










Lascia un commento