E fu così che la Provincia di Arezzo restò sola – che è sempre meglio che male accompagnata. Choosy power, direbbe la Fornero. I soliti bucaioli, commenterebbe il Vernacoliere.

Un pò come Maria Antonietta, lontana dalla realtà nell’idillio artificioso del Petit Trianon, i tecnici gran professoroni nutrono le loro anime delicate e le loro menti raffinate di letture auliche, alte, distillati di scienza esatta che nulla contengono della estrema inesattezza della umane passioni. Insomma, a loro, cresciuti nell’enclave dei privilegiati, nessuno ha mai spiegato che “è meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” – versante livornese – nè risulta il “che Dio vi accontenti” – risposta pisana. E non risulta neanche l’orgoglioso “son di Prato e voglio essere rispettato”, opposto a “Prato, Peretola e Campi, la peggio genia che Cristo stampi” affettuosamente sostenuto da generazioni di fiorentini un tantino prevaricatori rispetto al contado.
Ora, è noto che sul Financial Times certe dispute popolari non vengano mai riportate – che volgarità, che provincialismo – e dunque accade che riaccorpando a casaccio le Province tanto per far vedere al popolino che qui, perbacco, si lavora e si taglia, eccome se si taglia, si incorra in errori strategici destinati a produrre effetti a cascata di difficile previsione – sebbene un qualunque abitante della Toscana, preso a caso in coda al semaforo o alla cassa della Coop, avrebbe certamente potuto far di meglio, se non altro perchè lui, il Vernacoliere, lo legge e, soprattutto, lo capisce. Chè i toscani avranno mille difetti, ma sanno ridere, eccome, a differenza di Monti che oltre il ghigno spocchiosetto non si è mai avventurato, non sia mai che lo spread possa risalire per colpa di una sana risata.
Solo che adesso son cavoli, amarissimi e per di più pure globali.
Livorno e Pisa: la notizia del riaccorpamento è piombata sull’Onu peggio dell’uragano Sandy, costringendo Ban Ki Moon a convocare una riunione d’urgenza a lume di candela nel grande blackout newyorchese. Osservatori delle Nazioni Unite verranno mandati a seguire i lavori della prima seduta del Consiglio della nuova Provincia che, a quanto si apprende da fonti nord-coreane non ancora confermate, dovrebbe tenersi nella redazione del Vernacoliere. I Caschi Blu son pronti a creare la Striscia di Ovosodo, ma intanto giunge notizia di un probabile sbarco dei Navy Seals all’Ardenza. Steven Spielberg, nel frattempo, ha immediatamente contattato Virzì per una consulenza al suo prossimo kolossal – titolo provvisorio “Per un piatto di cacciucco”, ma si sta valutando anche il più intenso “Si sta come telline sugli scogli a Calafuria” per ora preferito a “La torre pendente e l’ego calante”, giudicato troppo intimista.
Barak Obama, in preda ad un attacco di panico pre-elettorale, ha immediatamente telefonato a Romney: “Oh, Mitt, vedi di vincerle te queste elezioni, che io l’ho sfangata con Bin Laden e Gheddafi, ma i livornesi e i pisani insieme non s’affrontano. Provaci te che sei mormone, e vediamo se ci cavi le gambe!” – fonti della Chiesa mormone riferiscono di un team messo insieme in fretta e furia per spiegare a Romney lo scacchiere Pisa-Livorno, pare sarà l’argomento vincente del suo ultimo discorso in Ohio prima delle elezioni.
Prato e Firenze: qui la cosa si fa più squisitamente politica, roba da intenditori, chè la competizione fra gli eredi di Machiavelli e quelli del Datini non poteva essere sguaiata ma tutta giocata, invece, a colpi di raffinatezze. Questo spiega perchè, alla notizia ferale del riaccorpamento con Firenze – città metropolitana, alla faccia di Marchionne – il sindaco di Prato, Roberto Cenni, abbia avuto una reazione molto british: pacatamente, serenamente, si è chiuso in bagno con il gonfalone del comune e da li ha tenuto una conferenza stampa destinata a passare alla storia, come documentato dal Corriere fiorentino con tanto di video – pare una barzelletta, invece è accaduto davvero. Pronto alla resistenza estrema contro l’invasore, Cenni stava dunque asserragliato in bagno, e la situazione sembrava destinata ad uno stallo stitico – di idee, naturalmente – finchè è stata risolta con un colpo di genio. Il capo di gabinetto del sindaco, potendo finalmente giustificare il titolo corrispondente al suo fin lì incomprensibile ruolo, ha bussato alla porta del suddetto gabinetto ed ha pronunciato una frase destinata a restare negli annali: “Cenni, c’è i cinesi”, riassumendo con mirabile sintesi un progetto folgorante. Alzare immediatamente un muro sul confine comunale, ed appaltare d’urgenza i lavori ai cinesi che, ufficialmente, son trentamila, ma in realtà porrebbero essere qualche milione, visto che all’anagrafe non risulta mai un decesso e tanto, che vuoi, son tutti uguali – oh, questi hanno costruito la Grande Muraglia, vuoi che non ce la facciano a tirar su un muro ammodino che ci salvi dai malefici fiorentini?!
Arezzo: qui, bisogna dirlo, i tecnici si son ripresi. Perchè un povero topo di biblioteca, dedito agli studi umanistici così invisi agli analisti finanziari – usi a legger bilanci, mica cazzate in rima buone solo a sprecare carta – si è ricordato di quanto scrisse Dante nel Quattrodicesimo canto del Purgatorio. Ovvero che persino l’Arno, lungo il suo corso, devia bruscamente per non incontrare gli aretini “botoli ringhiosi” – non ci querelate, per qualunque contestazione scrivete all’indirizzo dante@andateall’infernotutti.it
Così, l’eroico bibliotecario, ha scritto una delicata quartina a Monti per avvisarlo del problema incombente:
Monti, Monti delle mie brame,
Benchè tu sia il più bello del reame,
Neanche tu puoi così seduta stante
Ignorare ciò che scrisse padre Dante
E fu così che la Provincia di Arezzo restò sola – che è sempre meglio che male accompagnata. Choosy power, direbbe la Fornero. I soliti bucaioli, commenterebbe il Vernacoliere.

Maria Rita, mi leggi nel pensiero, se vendessero i biglietti sarebbe uno spettacolo da sold out garantito!
Chiara non ti smentisci mai. A noi toscani ( nativi o d’adozione) ci piace ridere, prendere e prenderci in giro e maremma BUAIOLA e mi piacerebbe essere una mosca per assistere alla prima seduta dei consiglieri della nuova provincia comprendente Pisa e Livorno…altro che Vernacoliere!!!
Caro amico, chiedo venia, essendo un’idealista di solito non mi sottraggo alle battaglie, anche dure, ma ci sono momenti in cui il,paradosso si impadronisce di me, ed escono fuori questi pezzi. Forse sono solo una sana reazione all’esistemte, o forse l’ultima speranza, quella che una risata li seppellisca tutti, ‘sti cialtroni.
Cara Chiara,
Avrei preferito che per questa volta tu avessi lasciato stare i toni umoristici per prendere quelli tragici che la situazione Italiana odierna richiede.
Tutti sappiamo, infatti, che il solfato di rame, detto anche rameico, cristallizza in modo molto semplice: In ottaedro distorto tetragonalmente, per capirci quel cristallo appuntito, che tutti i vignaioli ben conoscono.
La pura acqua invece, se normalmente ha struttura esagonale il tipo uno, esistono altre nove possibili configurazioni oltre ovviamente, allo stato amorfo, in cui può cristallizzare, anche da questo, il fascino delle Dolomiti e la similitudine tra fascino e fascismo.
L’Italia purtroppo assomiglia al solfato di Rame, man mano che impoverisce, cristallizza nel Fascismo, nel Duce arrivato da chissadove, che assume il comando supremo.
Non c’è nulla da ridere, l’ultima volta siamo costati cinquantaquattromilioni settecento ottantotto mila morti, di cui un numero impreciso di Ebrei tra i cinque milioni e seicento mila e i sei milioni e duecentomila, tutti imputabili in grande quota, al Fascismo Italiano.
Una persona civile quale tu sei, dovrebbe quindi pretendere che l’Italia, ammaestrata dal castigo, se non impedita dalla cultura, dovrebbe oggi tenere lontano i solfati di mafie e industriali prepotenti, politici corrotti e statali inutili e cercare come l’acqua pura, di affrontare le crisi economiche con quella variabilità con cui l’acqua pura preserva la vita, dodici modi diversi, invece niente, sempre sotto il Duce venuto da chissadove.
Non c’è nulla da ridere, dal Fascismo in Italia nasce gran parte di tutto il male del Mondo e noi che dovremmo lottarne contro, non abbiamo nulla da ridere, ci risiamo, in maniera soffice, ma siamo sempre lì, non riusciamo come i paesi più civili, ad affrontare le crisi economiche senza le porcherie gerarchiche.
Quello delle province farebbe sobbalzare un cieco, la società civile Italiana stava decidendo se le Province fossero una spesa inutile, il Duce sta facendo Gerarchie, crea quelle che lo sosteranno perché premiate e ingrandite e quelle invece cui togliere la Voce: In Italia vince ancora il Duce, origine di tutti i mali del Mondo, a ogni più piccola crisi.
RIP
Paolo, hai ragione, ma ho pensato anche ai lettori fuori del Granducato, mi è sembrato giusto esplicitare……:)
Marzio, il campanilismo è globale, ma noi ci s’ha il copyright:)
A parte le simpatiche comicità, molto si rimedierebbe chiamando le nuove province con nomi nuovi e ridistribuendole in modo più intelligente. Ad esempio: Provincia costiera settentrionale ( Pisa, Lucca, Massa ), Provincia costiera meridionale ( Livorno Grosseto ), Provincia subappenninica ( Firenze, Prato, Pistoia ), Provincia centrale ( Arezzo, Siena ). E così per il resto d’Italia, senza dimenticare che “la secchia rapita” non è affatto una meschinità italiana, ma una ricchezza di tutte le nazioni europee. Andate a parlare di Edinburgo a un abitante di Glasgow e viceversa.
AAHHHH, orrore! Il Vernacoliere non metterebbe MAI la C! Buaioli, Chiara! BUAIOLI!
E te lo dice un pisano che ha vissuto a Livorno!
E poi dimentichi di citare il “Pisa Merda” che é scritto in tutti i piu’ celebri luoghi al mondo!