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Taser a Milano: il test più inutile della storia

Sei mesi di sperimentazione. Zero taser estratti. Nessun utilizzo reale. Zero dati misurabili sull’effetto deterrenza. Eppure Milano festeggia: via libera definitivo ai taser per la polizia locale. Se non fosse tutto drammaticamente serio – sicurezza urbana, tutela degli agenti, soldi pubblici – verrebbe quasi da ridere. Perché questo non è stato un test: è stata una messa in scena. La sperimentazione parte nell’estate 2025, dopo un impegno politico preso un anno prima. Sei dispositivi, cinquanta agenti coinvolti, quasi duecento giorni di “prova”. Sulla carta numeri importanti. Nella realtà, un dato su tutti azzera ogni retorica: il taser non è mai stato usato. Nemmeno una volta. Mai estratto. Mai attivato. E no, non perché a Milano improvvisamente siano scomparse le situazioni critiche.

di Luca Rampazzo | 31 Gennaio 2026

Sei mesi di sperimentazione. Zero taser estratti. Nessun utilizzo reale. Zero dati misurabili sull’effetto deterrenza. Eppure Milano festeggia: via libera definitivo ai taser per la polizia locale. Se non fosse tutto drammaticamente serio – sicurezza urbana, tutela degli agenti, soldi pubblici – verrebbe quasi da ridere. Perché questo non è stato un test: è stata una messa in scena.

La sperimentazione parte nell’estate 2025, dopo un impegno politico preso un anno prima. Sei dispositivi, cinquanta agenti coinvolti, quasi duecento giorni di “prova”. Sulla carta numeri importanti. Nella realtà, un dato su tutti azzera ogni retorica: il taser non è mai stato usato. Nemmeno una volta. Mai estratto. Mai attivato. E no, non perché a Milano improvvisamente siano scomparse le situazioni critiche. Ma perché il test è stato costruito nel modo più innocuo possibile: solo di giorno, prevalentemente nei turni mattutini e pomeridiani. Proprio quando gli interventi potenzialmente più pericolosi sono statisticamente meno frequenti.

Chiunque abbia anche solo una vaga idea di come funzioni il controllo del territorio sa che le situazioni in cui un taser può fare la differenza – aggressioni, soggetti alterati, contesti ad alta tensione – avvengono la sera e la notte. Esattamente quando il taser, durante la sperimentazione, non c’era.

Il risultato è un capolavoro di burocrazia autoreferenziale: 624 servizi definiti “astrattamente idonei”, una categoria che dice tutto e niente, e nessun riscontro concreto. Talmente astratti che nemmeno il comandante riesce a dire se la sola presenza del taser abbia avuto un effetto deterrente. Non è calcolabile, non è misurabile, non è dimostrabile. Tradotto: non lo sappiamo.

Eppure, miracolo amministrativo, la sperimentazione viene comunque dichiarata un successo. Non perché abbia migliorato la sicurezza reale, ma perché avrebbe cambiato “le logiche di impiego”, le “procedure”, le “abitudini operative”. In altre parole: non è servito il taser, ma il corso di formazione. Bastava dirlo prima.

A questo punto viene spontanea una domanda: perché perdere sei mesi?I taser erano utili prima, sono utili oggi e saranno utili domani. Lo sanno gli agenti, lo sanno i cittadini, lo sa chiunque guardi la realtà senza filtri ideologici. La sperimentazione non ha aggiunto nulla, se non una foglia di fico politica.

Nel frattempo si sono: sprecati mesi di tempo, spesi soldi pubblici, lasciati gli agenti senza uno strumento potenzialmente decisivo e,dulcin in fundo, esposti uomini e donne in divisa a rischi. evitabili.

Tutto per cosa? Per poter dire che “si è fatto un test”. Per concedere all’estrema sinistra il trofeo simbolico della sperimentazione, da esibire come prova di prudenza e sensibilità, mentre la sicurezza reale veniva messa in pausa.

Questo non è buon governo. È amministrazione difensiva, ideologica, autoreferenziale. Un test che non testa nulla, che non produce dati, che non cambia decisioni, ma serve solo a raccontare una storia politicamente spendibile.

Il test più inutile della storia. E purtroppo lo abbiamo pagato tutti.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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