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I Goebbels del nostro tempo

Dopo aver ascoltato per mesi le parole della dottoressa Albanese nei confronti dei crimini israeliani, adesso si aggiungono le denunzie dell’onorevole Boldrini. Per le cariche istituzionali ricoperte, l’onorevole Boldrini merita una certa considerazione nell’opinione pubblica italiana. Ieri ha accusato i “coloni israeliani” di aver incendiato niente di meno che il villaggio arabo di Masafer Yatta, scatenando sulla sua pagina facebook un putiferio di commenti, davanti ai quali, lo stesso Goebbels appare un moderato. Se uno ha la pazienza di guardarsi le mappe, si accorgerà che non esiste un villaggio chiamato Masafer Yatta. Masafer, in lingua araba traduce la parole “campagne”, mentre Yatta è una cittadina 20 chilometri a sud di Hebron, sotto pieno controllo israeliano. Il territorio in questione, secondo la spartizione del 1948, è parte integrante di Israele e pure viene regolarmente occupato da sedicenti pastori arabi che pascolano i loro fantomatici greggi nel deserto. I loro insediamenti vengono quindi abbattuti costantemente dall’esercito israeliano che controlla la zona.

di Riccardo Bruno | 31 Gennaio 2026

Dopo aver ascoltato per mesi le parole della dottoressa Albanese nei confronti dei crimini israeliani, adesso si aggiungono le denunzie dell’onorevole Boldrini. Per le cariche istituzionali ricoperte, l’onorevole Boldrini merita una certa considerazione nell’opinione pubblica italiana. Ieri ha accusato i “coloni israeliani” di aver incendiato niente di meno che il villaggio arabo di Masafer Yatta, scatenando sulla sua pagina facebook un putiferio di commenti, davanti ai quali, lo stesso Goebbels appare un moderato.

Se uno ha la pazienza di guardarsi le mappe, si accorgerà che non esiste un villaggio chiamato Masafer Yatta. Masafer, in lingua araba traduce la parole “campagne”, mentre Yatta è una cittadina 20 chilometri a sud di Hebron, sotto pieno controllo israeliano. Il territorio in questione, secondo la spartizione del 1948, è parte integrante di Israele e pure viene regolarmente occupato da sedicenti pastori arabi che pascolano i loro fantomatici greggi nel deserto. I loro insediamenti vengono quindi abbattuti costantemente dall’esercito israeliano che controlla la zona.

Per chi non riconosce la risoluzione delle Nazioni Unite del 1948, chi nega il valore degli accordi di Oslo, o per lo meno le loro conseguenze, terra in cambio di pace, chi condivide insomma la tesi di Hamas, l’occupante è invece Israele. Basta sapere cosa si sostiene. Israele, semplicemente, non deve esistere.

Mentre fra gli arabi chi si oppone ad Hamas è rintanato principalmente a Ramallah, appena i miliziani sono tornati a Gaza, si sono messi a sparare in piazza ai dissidenti, in Israele c’è un dibattito politico molto vivo. L’attuale governo potrebbe essere persino prossimo a perdere la maggioranza dei consensi. In più, il presidente del consiglio Netanyahu è contestato anche giudiziariamente. Da troppi anni sulla scena, Bibi ha stufato parecchio. Inevitabile che se ne leggano di tutti i generi, come è giusto che sia in una democrazia. Il quotidiano Haaretz, all’opposizione, ha fatto sapere che l’Idf avrebbe confermato, sostanzialmente le 70 mila vittime accertate da Hamas che pure ne aveva dichiarate più di centomila. La cifra sarebbe comunque superiore di quasi il doppio a quelle contante insieme durante la guerra dei sei giorni e quella del Kippur, non più di 40 mila in tutto. Una tragedia, nella tragedia.

L’Idf ha un canale di informazione ufficiale che si esprime attraverso il capo di Stato maggiore o il portavoce. Risulta un accertamento in corso sul numero delle vittime, non una cifra definita. Può darsi che Haaretz abbia avuto un’anticipazione, e presto se vi sarò la conferma, chi la contestava, potrebbe apparire come un negazionista. Non si tratterebbe comunque di un genocidio. La sola popolazione di Gaza supera i due milioni di abitanti, In compenso la violenza di Israele sarebbe stata inquietante ed esecrabile.

Resta solo un problema di ordine scientifico. Dove sarebbe una simile massa di cadaveri, della cui quantità non ci si rende nemmeno esattamente conto. Gli amici dei palestinesi rispondono, ovvio, sono sotto le macerie. Il che vorrebbe dire che a Gaza c’è un’ epidemia in corso. I diecimila morti di Aleppo dovettero essere rimossi con l’impiego dei trattori nel giro di un mese per evitare la contaminazione dell’intera area. A Gaza i residenti ridotti in tenda non si sarebbero lamentati dell’alluvione. Stavano fronteggiando una pestilenza. Vero che sotto Gaza ci sono settecento cinquanta chilometri di gallerie e bunker scavati, tali da rendere la piazzaforte della Berlino del Terzo Reich una difesa insulsa, solo che ventimila morti rimasti in quegli spazi, significherebbe un esercito di Hamas quasi pari a quello di Nasser e Sadat, il che non è plausibile. Hamas per quanto possa reclutare nella popolazione civile e non vi si distingua, non è in grado di impiegare ventimila combattenti nei tunnel. E Israele non avrebbe truppe sufficienti per snidare una simile forza. L’Idf è addestrato alla guerra a cielo aperto. Può avere qualche reparto speciale per la bisogna.

Questo per lo meno seguendo ancora un criterio di valutazione razionale, che tendeva a scomparire nell’epoca del trionfo di Goebbels. Allora, qualsiasi torto si potesse riscontrare nell’universo mondo, qualsia impresa sub umana si potesse compiere, quella era di sicuro attribuibile agli ebrei. Più o meno ci risiamo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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