Da qui alla settimana prossima ci aspetteranno giornate infuocate nonostante il clima gelido d’inverno; il “Decreto di Natale” entrerà in vigore il 21 Dicembre ma diversi esponenti politici ne hanno già osteggiato apertamente l’attuazione: “Come si permette il governo di disfare usi e consuetudini tipiche del clima natalizio?” si domandano i servitori della patria mentre bevono un caffè a via del Corso (seguono le audizioni in modalità Smart Working non fraintendiamoci….)
Il popolo consumista ha bisogno di “tuffarsi in un gomitolo di strade” per le compere! Aggiunge l’esperto di economia e finanza, fresco di laurea alla normale di Hogwarts.
Tant’è che fioccano proposte di deroghe in pieno stile italiota, un brand riconosciuto in tutto il mondo, soprattutto alle isole Cayman.
Ad ogni modo, come sempre, si guarda agli effetti e non alle cause: possibile che nel 2020 dobbiamo ancora mantenere 7903 comuni, di cui ben 5.495 con meno di 5000 abitanti? Si parla di digitalizzazione, di sburocratizzazione, ma se non tocchiamo l’ormai desueto organigramma medievale cosa otteniamo? Vogliamo parlare delle province, enti ingessati a guisa di mummie egiziane?
Nel numero 198 del “Robinson” (supplemento di Repubblica), a pagina 8 troviamo un simpatico siparietto tra un lettore e Maurizio Maggiani circa la provenienza lunigianese dello scrittore.
Questo è il provincialismo che mi piace, intriso di corsi e ricorsi storici, non quello che riempie di improduttivi municipi (all’interno dei quali bighellonano rampolli dei partiti) le nostre calle.
Riguardo al Natale, io starò “con le quattro capriole di fumo del focolare” a leggere Ungaretti ed altri poeti che hanno realmente onorato il nostro idioma e le nostre buone abitudini.
Alessio Di Massimantonio

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