Il “nuovo concordato” – rispetto a quello di Benito Mussolini del 1929 – di Bettino Craxi e Agostino Casaroli stipulato a Palazzo Madama il 18 febbraio 1984 pur non essendo andato completamente a regime, mancando il riconoscimento delle molteplici confessioni religiose musulmane, mostra già qualche incongruenza. Se ne iniziò a parlare alla Camera dei Deputati fino dal 1956. In Italia, si sa, le riforme son lente, se poi vi è di mezzo lo Stato del Vaticano le difficoltà aumentano a dismisura.
Con tale accordo la religione cattolica cessò di essere religione preminente dello Stato Italiano; questo dispiacque tanto a Giovanni Paolo II e cessò anche a livello economico la “congrua”, cioè l’esborso che lo Stato elargiva per il sostentamento del clero cattolico, sostituita dall’”8 per mille”, abile invenzione (finanza creativa) di Giulio Tremonti, allora giovane “tecnico” a servizio del Partito Socialista Italiano.
Ma ciò che di rivoluzionario apportò questo nuovo accordo fu l’inizio della parificazione nei diritti delle altre religioni (ad esclusione di quelle ancora non riconosciute per motivi loro propri o perché non ne presentino i requisiti di legge). Lo Stato non cedeva parte della propria laicità, ma anzi proprio tutelando le altre confessioni religiose e cercando di parificarle al trattamento riservato alla Chiesa cattolica accresceva il proprio equilibrio laico. D’altronde dobbiamo ricordare che la stessa Costituzione nei propri articoli”fondamentali” impone allo Stato di espletare al massimo grado la libertà del cittadino per la sua migliore formazione e godimento dei diritti, compresi quelli religiosi (art. 3,7,8, 19 e 20 Costituzione).
Sarebbe un errore considerare la laicità dello Stato (dal punto di vista giuridico) quale disinteresse per il fenomeno religioso, quasi una superiorità dello stesso nei confronti della religiosità dei propri cittadini. Un errore, poiché il fenomeno religioso gioca un ruolo che non si limita alla coscienza del singolo, ma incide in maniera preponderante nella società giuridica, culturale, sociale ed economica, tanto più in una nazione, quale l’attuale, esposta ad una pluralità di culti e quindi ad una pluralità di concezioni sociali e culturali che influenzano la società stessa, nella quale i cives-fideles ambiscono a far prevalere nella società i propri valori, cui vorrebbero fossero ispirate le scelte dello Stato.
Allora il problema fattuale dello Stato è quello di trovare un punto di equilibrio fra le varie istanze per salvaguardare il soddisfacimento di tutti gli interessi dei cittadini, senza favorire né penalizzare alcuno; valorizzando e potenziando le libertà che favoriscano nel contempo le personalità di tutti. Cosa non facile in società multi-etniche, multi – religiose ove sovente l’incremento dell’immigrazione crea un clima xenofobo.
La novità evidente del “nuovo concordato” è l’aver sostituito al sistema previgente, essenzialmente statico, una vera e propria galassia di patti polimorfi, destinati a tessere, in un quadro di principi prestabiliti, una sorta di negoziazione permanente tra Stato e Chiese per il miglioramento della tutela del sentimento religioso dei cittadini.
L’Accodo di Villa Madama del 18 febbraio 1984 è un accordo quadro che ne indica i fini Stato – Chiesa Cattolica, ossia la reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese e apre alla pluralità di accordi anche con altre religioni. La pluralità degli accordi e delle materie consente una più agile soluzione dei problemi in cui rilevi il fattore religioso ad ampio campo, ma si sottrae al Parlamento la facoltà di controllare minutamente ogni intesa, per esempio come avviene nelle Commissioni bilaterali. (intesa dell’8 giugno 2011 circa l’emissione di onde radio dell’antenna di Santa Maria di Galeria). Ampio è lo spettro del decentramento parlamentare, grazie anche alla legge Bassanini del 1997-1998 -1999: gli accordi fra Ministri e Conferenza Episcopale Italiana;Tra Regioni e Conferenza Episcopale Italiana;Scambio di note diplomatiche per interpretazioni degli Accordi di Villa Madama, intese procedimentali o di concerto amministrativo (nuovi edifici aperti al culto di pianificazione urbanistica territoriale locale), ecc. Questo modo di procedere riguarda anche tutte le altre confessioni religiose, e se da una parte allarga il fronte pattizio, dall’altra svolge un’azione più rapida nel soddisfare le esigenze ed istanze religiose dei cittadini, come del resto impone la Costituzione.
Il nuovo che doveva nascere non è nato nel XXI secolo. Mentre la caduta del muro rinfocolava le speranze, nuovi muri si alzavano. La globalizzazione aveva cancellato confini ideologici, economici e geografici e improvvisamente la guerra in Crimea ci riportava secoli addietro. Così pure pensavamo che le lotte di religione fossero materie di studio di un passato lontano ed invece sono tragicamente alle porte di casa nostra.
Il Diritto Ecclesiastico che riguarda non soltanto la libertà religiosa, conquista tardiva dell’Occidente e non ancora penetrata in numerosi e vasti angoli bui del pianeta terra, ma riguarda ancora conquiste non pacificate del diritto alla vita (procreazione medicalmente assistita) e alla buona morte (accanimento terapeutico, eutanasia, testamento biologico), obiezioni di coscienza del personale sanitario, che sono parametri che si incontrano e scontrano nel territorio religioso.
Anche da parte fiscale vi sono alcuni punti che meriterebbero una regolamentazione più attenta; mi riferisco, tanto per fare un esempio fra i tanti, alla questione dell’IMU su edifici non destinati esclusivamente a luogo di culto (prevalentemente alberghi camuffati), o anche ai “resti” dell’otto per mille che in mancanza di indicazione da parte dei contribuenti vanno distribuiti proporzionatamente fra le varie componenti religiose, fra le quali la Chiesa cattolica fa la parte del leone essendo ad oggi maggioritaria nel reperire le indicazioni dei contribuenti.
La pace di Augusta del 1555 fra Carlo V e la lega Samalcalda stabilì il Cuius regio eius leligio, oggi lo Stato italiano favorisce ogni libertà religiosa e la facoltà ai cives-fideles di imprimere i loro valori anche nella legislazione ove trasversalmente in maggioranza nel Parlamento, un fattore questo che deve farci riflettere qualora altre maggioranze e altre religioni fossero preponderanti. A noi piacerebbe maggiormente una religiosità che sia individuale, intima e non esportabile socialmente e politicamente.
Guglielmo Adilardi

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