Ci sono temi, in primo luogo le regole della convivenza, che devono essere affrontati senza mai fare passare avanti gli interessi di parte, e senza mai subire il richiamo della solidarietà di partito o di gruppo.
Succede con la politica. Qualche volta ti trovi a dire le stesse cose con chi mai avresti pensato.
La scorsa settimana, per sottolineare il degrado della qualità della nostra democrazia, avevamo ricordato la grandezza di De Gasperi. Per non creare un clima di pericolose lacerazioni, nelle elezioni del ’53, quelle della legge maggioritaria, aveva la certezza di vincere. Ma rinunciò al secondo conteggio delle schede nulle e bianche (oltre un milione e trecentomila) che gli avrebbe consentito di recuperare i 54 mila voti indispensabili a fare scattare il premio. Ed avevamo messo a confronto quel gesto con quanto accade oggi: ” si vuole cambiare le regole del gioco partendo da un partito che ha raccolto il 25% ed è lievitato in parlamentari grazie ad una legge truffa (questa sì vera), innesti di voltagabbana e forzature regolamentari.”
Solo sette giorni dopo, si sono potute leggere due conferme da persone e associazioni che, in genere, più lontane da noi nemmeno si potrebbero immaginare: Eugenio Scalfari, con il suo editoriale domenicale su Repubblica, e “Libertà e Giustizia” che, assieme all’ANPI ha discusso a Torino su “Legge elettorale e riforma del Senato: era (ed è) una questione democratica”.
Eppure, nonostante, che la stessa sia la critica a quanto avviene oggi, la differenza resta enorme tra noi e loro.
Per Scalfari, infatti, siamo arrivati a questo punto, attraverso un percorso cominciato trenta anni fa e che ha avuto una accelerazione venti anni fa. Elementare Watson, la colpa è tutta (per il fondatore di Repubblica) di Craxi e di Berlusconi. Per i convegnisti di Torino (tanto per fare qualche nome Sandra Bonsanti, Gustavo Zagrebelsky), il responsabile di questa degenerazione e, dunque, il mostro da abbattere ricorrendo alla mobilitazione popolare, è Matteo Renzi.
Analisi molto distante dalla nostra: “da De Gasperi a Renzi ci siamo arrivati non di colpo. Ci ha condotto una lunghissima scala in discesa i cui gradini corrispondono, uno ad uno, alle battaglie nelle quali quelli come me si sono trovati, numericamente, sempre dalla parte dei perdenti”.
Su questa enorme differenza si potrebbero scrivere trattati. Ma poi, alla fine, la questione è una: noi pensiamo che ci sono temi, in primo luogo le regole della convivenza, che devono essere affrontati senza mai fare passare avanti gli interessi di parte, e senza mai subire il richiamo della solidarietà di partito o di gruppo. Altri vedono la politica come un campo di battaglia nel quale conta solo vincere. A quale prezzo, con quali conseguenze e con chi, non importa. In questo ultimo caso, però, si rischia, da un lato, un brusco risveglio e, dall’altro, di non risultare credibili.

Purtroppo Nicola ha ragione sulla natura degli italiani. Aggiungo che l’Italia è in fondo alla classifica anche per la libertà di stampa, e leggere i titoloni sulla “crescita” del PIL in un trimestre dello 0,1 %, udite udite, la dice lunga su come Palazzo Chigi spinga per far passare queste NON notizie come aperture dei giornali.
La realtà è che i giovani stanno emigrando in massa, rientro da Londra dove l’inglese non serve neanche piu perche in tutti, ma dico TUTTI, i pub che ho visto, a caso, in una settimana, vi erano dei baristi italiani, solo loro, un fenomeno che non è credibile se non si controlla sul posto. Altro che 0,1% di “crescita”, ma de che?!?
Crescita si, dell’abbandono nave, e non solo per lavori da barman, a Londra si recano architetti, commercialisti, lavoratori della finanza, gli italiani stanno andando la massivamente, una cosa mai vista.
Un fenomeno comparabile ai rumeni che vengono in Italia per manovalanza o assistenza agli anziani, quindi l’Italia adesso non è diversa dalla Romania.
“Politica come campo di battaglia ” : sembrerebbe doveroso …ma avrei qualche distinguo da fare , che i “democratici” più oltranzisti sorvolano con destrezza. Se devo pensare ed agire per la tutela della polis ( politica ) , devo certo superare chi ha idee diverse ,ma senza perdere di vista la finalità ecumenica , il bene della collettività . Quando la lotta ,sotto il mantello e con il gagliardetto dell’ ideologia , è invece mirata a scalzare qualcun altro dalla poltrona di comando , con lo scopo di acquisire benefici economici personali ,vitalizi ed altre utilità , dimenticando la ragione della “politica” ,cioè l’ interesse del gruppo sociale , gli scalfari e bonsanti possono pure starnazzare , ma convincono solo i beoti della destra /sinistra , non chi aspetta aiuti e soluzioni alle problematiche incombenti sul gruppo sociale .
Caro Marzio,
se non si capisce che sono i comportamenti di tutti i giorni ( in primo luogo, la quotidiana predisposizione degli italiani ad adeguarsi ai potenti del momento, all’oblio e alla mancanza di coraggio ) è difficile spiegarsi come siamo arrivati a questo punto. Senza questo retroterra e senza la lunga scala in discesa che ci ha portato fin quì, una classe dirigente come quella attuale (compreso ovviamente Renzi) non sarebbe stata possibile e nemmeno immaginabile.
Caro Nicola, è vero che tra De Gasperi e l’attuale individuo di Palazzo Chigi sta una lunga discesa con tanti personaggi e idee sbagliati, ma allo stato dei fatti ora è l’individuo di Palazzo Chigi a interpretare quella discesa, è lui che ne risponde. E poi non capisco, se la politica non è un campo di battaglia cos’è? La moderazione è uno strumento della battaglia, non la battaglia, altrimenti non ci si riconosce più. Forse è per questa difficoltà a riconoscere che si stenta o non si vuole giudicare l’individuo di Palazzo Chigi che ultimamente tenta di proporsi anche come guida etica e intellettuale della nazione, coerentemente con quanto ci si attende da un cattolico blindato nelle smargiassate.