E’ proprio vero che quando Silvio Berlusconi appare sulla scena politica, il “mondo della cultura” entra in fermento e rinserra le fila. E quando Berlusconi vince il disprezzo della Sinistra, diventa odio.

Sembra incredibile che a proporre tale raccolta di firme sia proprio Paolo Flores d’Arcais, il Direttore della citata rivista che ha convinto a firmare anche il prete don Aldo Antonelli, studioso di filosofia e Teologia, parroco della cittadina di Poggio Filippo (AQ). In atto, parroco ad Antrosano (AQ). E’ noto come un Prete scomodo perché di estrema sinistra. Egli s‘è sempre interessato dei problemi del Terzo Mondo e del sottosviluppo, della Globalizzazione e contro l’asservimento della religione alla politica del potere.
Ha firmato l’appello Roberta De Monticelli professoressa ordinaria a Facoltà di Filosofia della persona in diverse università italiane.
Ha aderito Angelo D’orsi, insegnante di Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Si è occupato di militarismo e pacifismo, di nazionalismo e di fascismo. Nel 2007 ha pubblicato, tra gli altri libri, Il futurismo tra cultura e politica.
Nel 2012 con Piero Bevilacqua D’Orsi ha scritto della “Università che vogliamo” contro la riduzione del sapere a mero profitto economico. Egli ha reputato il finanziamento alla scuola cattolica “uno scandalo”. Ha firmato l’appello, il fisico Giogio Parisi professore alla Columbia di New York, all’Ecole Normale Superieure di Parigi.
E’ firmatario anche Adriano Prosperi professore ordinario di storia moderna all’Università di Pisa. Ha insegnato alle Università di Bologna e della Calabria occupandosi nei suoi studi di storia della Chiesa e della vita religiosa nell’età della Riforma e della Controriforma.
A conoscere la preparazione culturale e la serietà professionale del gruppo che aderisce all’incredibile proposta di Paolo Flores D’Arcais, viene spontaneo pensare che le diverse forme di pazzie non colpiscono solo gli ignoranti, i poveri di spirito, chi non ha potuto studiare, ma aggrediscono anche i grandi personaggi della cultura più eccelsa, di quelli che dovrebbero avvertire l’impegno di assicurare al Popolo serenità e fiducia in se stesso e nelle Istituzioni.
Saranno scherzi a sfondo politico, tenuto conto della natura e cultura ideologica dei personaggi fautori dello scherzo per smuover la grande apatia del Popolo italiano dopo il pericoloso intreccio Politica-Mafia, Mafia e Istituzioni e rottura tra Magistratura e politica.
Se non è uno scherzo di Flores D’arcais allora è, in primis, un affronto alla Magistratura per il provvedimento del Tribunale della libertà in Milano che ha mandato un condannato, per evasione fiscale, ai Servizi Sociali presso la Casa dei malati di Alzheimer. O è un odio verso Berlusconi che si vuole vedere in una cella stretta e soffocante come quella di Edmond Dantès nell’isola di Pianosa.
Paolo Flores non è un uomo che scherza. Non sorprende sapere che Egli è radicalmente ateo, che è entrato con idee bellicose nell’organizzazione giovanile nel P.C.I. Presto, però, è espulso dalla FGCI e diventa protagonista nella rivolta giovanile del “Sessantotto”. Verso la fine degli anni settanta ha una breve relazione con Bettino Craxi e Claudio Martelli dai quali si distacca ben presto.
Nel 1991 aderisce al Partito Democratico della Sinistra e fa parte della Direzione del Movimento. Due anni dopo abbandona tutto. Alle primarie dell’Ulivo per le elezioni politiche del 2006 prende una sonante sconfitta. Nel 2008 vota PD per combattere Berlusconi. Nel 2009 tenta un accordo con Di Pietro e Andrea Camilleri senza riuscirci. Nel 2013 Flores d’Arcais decide di votare la lista del PM Antonio Ingroia.
E’ proprio vero che quando Silvio Berlusconi appare sulla scena politica, il mondo della cultura entra in fermento e rinserra le fila. E quando Berlusconi vince il disprezzo della Sinistra, diventa odio.
E’ difficile far prevalere la bontà, la comprensione, il rispetto del prossimo sulla cattiveria, sull’egoismo, sul disprezzo umano. Basterebbe che tutti guardassero la trave che è nei propri occhi prima di parlare della pagliuzza che è negli occhi degli altri.

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