Il tema del Mezzogiorno in questa prossima campagna elettorale, sembra sia trattato in modo distratto. La crisi del Nord ( vedi Malpensa) oscura il Sud e occupa completamente la scena. Il fatto che ci sia in maggioranza un partito del Nord determinante ( Lega ) rischia di spostare l’asse dell’interesse. Quando si parla di un Nord caricato di una palla al piede e di un Sud colonizzato dal Nord si riprendono temi cari ad un certo filone neoborbonico.
Se alcuni partiti considerano la maggioranza di governo come aggregato di rappresentanze regionalistiche, la questione meridionale non esiste più. Esiste un mercato delle decisioni dove i diversi gruppi si dividono la torta. Con questo schema il Sud è liquidato. Il tema del Mezzogiorno acquista il suo peso, solo se ragioniamo sul destino della nazione. O si parla del destino dell’Italia oppure si continua a parlare di un Paese che tiene insieme gli interessi particolaristici. L’idea del Federalismo della Lega consiste in un grande supermarket dove ci si mette d’accordo sulla spartizione delle risorse del paese in base al rapporto di forza. Si è pensato, erroneamente, che con la globalizzazione la questione nazionale scomparisse. Si pensa che esistendo il mondo globale, esistino i sistemi locali che si collocano autonomamente nella globalizzazione.
Il tema vero della prossima campagna elettorale è secondo noi “I Socialisti per le Libertà”, di avere un governo che punti a ricostruire l’unità del Paese.
Dando per scontato che le disuguaglianze sono aumentate, la verità è che attualmente lo squilibrio si è fortemente accentuato. Venendo a mancare la classe media , si è allungata in maniera abnorme la distanza tra ricchi e poveri. Il dato che nel centro-Nord il 57% delle donne è effettivamente impiegata e nel Sud è il 30%, è indicativo dell’arretratezza della società meridionale, della struttura ancora in parte arcaica, della mancanza di un welfare moderno.
Non va dimenticato, comunque, la questione dei fondi stanziati dall’U.E. che chiama in causa la credibilità e capacità della classe dirigente meridionale. La centralità che hanno le Regioni nella programmazione dell’uso di queste risorse, deve essere accompagnata da una responsabilità nazionale. Le grandi scelte devono essere collocate in un quadro di programmazione nazionale.
Ora abbiamo una non piccola parte dell’Italia che ritiene di poter esorcizzare la questione presente al Sud contrapponendovi una incomparabile, ma sentita come reale, ed assai pubblicizzata “questione” settentrionale, figlia soprattutto di una trasformazione sociologica profonda del sistema produttivo e residenziale.Siamo ormai davanti ad una situazione nella quale ormai da anni l’Italia va perdendo posizioni nel contesto internazionale nei più vari campi.
Che senso ha parlare di uno sviluppo del Sud in un’Italia in declino ?
A questo punto l’accelerazione dello sviluppo nazionale può trovare soddisfacimento solo attraverso un maggiore sviluppo delle aree “deboli” e “in ritardo” da assumere come obiettivo nazionale.
Il nostro Partito pensa che un’elevata crescita sia possibile soprattutto là dove i livelli di partenza sono più bassi e che quindi il Sud non è una palla al piede, ma anzi,sia per la consistenza delle sue classi giovanili, come per gli spazi in esso offerti al mercato, oltre al clima, dall’ambiente naturale e storico, la più grande opportunità per garantire il peso internazionale dell’Italia.
Il ritardo e la debolezza del nostro Sud richiederebbe di essere affrontata in una prospettiva a lungo termine, con strategie, programmi e risorse dello Stato nazionale. Richiede, comunque anche un impegno non occasionale ma sistematicamente efficiente delle Istituzioni locali.
Già il socialista Gaetano Salvemini aveva denunciato l’arretratezza del Mezzogiorno, considerando l’industrializzazione estranea alle condizioni economiche e geografiche del Sud e avrebbe voluto invece che si valorizzasse la vocazione agricola del meridione.
Ricordiamoci che già a quel tempo fu lui ad attaccare la CGIL accusandola di favorire la classe operaia settentrionale a danno dei contadini meridionali. Già nel dopoguerra lo stesso Salvemini ideò una strategia che mirava all’alleanza tra operai del Nord e contadini del Sud, alfine di realizzare una rivoluzione socialista italiana.
Volendo imitare Enzo Biagi : non potrà esserci una grande Italia, senza un degno sviluppo del Sud!
E’ questo che perseguono “I Socialisti per le Libertà”, a costo di venire isolati dai grandi partiti.
Patrizia Bonaccorsi
I Socialisti Per Le Libertà

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