Dopo poco meno di tre anni dalla sua ultima rappresentazione è tornato al Teatro del Maggio il celebre Nabucco di Giuseppe Verdi, con la riproposta della regia di Leo Muscato. Un allestimento che già allora era stato ampiamente apprezzato dal pubblico più tradizionale, vista la sua sostanziale fedeltà alle ambientazioni spazio-temporali dell’opera verdiana, senza alcuna tensione sperimentalistica o anche la minima delineazione di una trovata scenica di particolare originalità. D’altra parte, va sottolineato che questo Nabucco – vincitore del Premio Abbiati nel 2012 – ha saputo esprimere una notevole intensità evocativa, non solo attraverso le scene imponenti e di forte impatto visivo di Tiziano Santi, ma anche tramite i contrastanti giochi di luce curati da Alessandro Verazzi e i raffinati costumi di Silvia Aymonino.
La regia di Leo Muscato è risultata molto attenta alla dimensione interiore dei singoli personaggi, ma alla fine le scene di massa sono apparse di maggiore efficacia espressiva; a tal proposito va elogiato il coro del Maggio, istruito da Lorenzo Fratini, pressoché perfetto in una prova assai impegnativa (applaudito a lungo il famosissimo brano “Va’ pensiero”).
Per quanto riguarda invece i cantanti, il soprano Susanna Branchini ha scolpito il personaggio di Abigaille dimostrando forza e brillantezza vocale al tempo stesso, mentre il Nabucco del baritono greco Dimitri Platanias è cresciuto soprattutto nella seconda parte, manifestando con grande intensità il tormentato dramma del re babilonese. Ottima anche la prova di Riccardo Zanellato, uno Zaccaria statuario e dal timbro vocale potente e penetrante, laddove la coppia Ismaele-Fenena è stata interpretata in maniera più che soddisfacente da Paolo Antognetti ed Anna Malavasi. Completavano il cast Luciano Leoni (Gran Sacerdote di Belo), Stefano Consolini (Abdallo) ed Elena Borin (Anna).
Molto buona, infine, anche l’esecuzione degli orchestrali del Maggio, sotto l’attenta guida del direttore Renato Palumbo, che pur talvolta ha un po’ troppo accentuato un certo impeto ritmico e sonoro, curando invece in minor misura la dimensione intimista della partitura verdiana.
Grande successo di pubblico, con teatro completamente esaurito in ogni ordine di posti.
Luca Summer

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