Al 79° Maggio Musicale la prima fiorentina di Iolanta, ultima opera lirica di Cajkovskij, è stata accolta da un buon successo di pubblico, che ha applaudito a lungo i protagonisti della serata.
L’opera, basata su un libretto scritto dal fratello del compositore Modest e tratta dal dramma del danese Henrik Hertz, è stata rappresentata nella regia di Marius Trelinski, in una coproduzione con il Metropolitan di New York ed il Teatro Wielki di Varsavia.
Una regia che, nella prima parte, ha efficacemente delineato il dramma di Iolanta, la figlia del re René; inconsapevole della propria cecità, la giovane ragazza è costretta a vivere per volontà paterna pressoché isolata dal resto del mondo, trascorrendo gran parte del suo tempo nella propria cameretta, una struttura cubica alquanto claustrofobica e che domina la scena per l’intera durata dell’opera. Tutt’intorno una nordica foresta, buia e inquietante; molto suggestivo l’uso delle luci e delle proiezioni, che contribuivano ad accentuare l’intensità delle emozioni vissute dalla protagonista. La vicenda, trasposta dal Medioevo ad un vago Novecento, è stata tuttavia un po’ stravolta in corso d’opera per l’adozione di una chiave di lettura fortemente ironica, evidente soprattutto negli atteggiamenti del principe Vaudémont e del duca Robert (a un certo punto si battono anche il cinque), con una scelta registica che ha parzialmente rovinato l’atmosfera tenue e raffinata della prima metà dell’opera.
Molto buona la parte musicale, a cominciare dalla direzione attenta e ben calibrata di Stanislav Kochanovsky, che ha saputo trasmettere agli orchestrali del Maggio la giusta linea espressiva di una partitura certamente poco conosciuta.
Pregevole anche l’interpretazione del soprano Victoria Yastrebova, una Iolanta perfettamente delineata nella sua purezza ed in buona sintonia con il Vaudémont di Vsevolod Grivnov, tenore dotato di ottimi mezzi vocali. Valide anche le prestazioni di Ilya Bannik (chiamato a sostituire Alexei Tanovitksi nella parte del re René) e di Mikolaj Zalasinski (Robert).
Prossime repliche il 3 e il 5 maggio.
L’opera, basata su un libretto scritto dal fratello del compositore Modest e tratta dal dramma del danese Henrik Hertz, è stata rappresentata nella regia di Marius Trelinski, in una coproduzione con il Metropolitan di New York ed il Teatro Wielki di Varsavia.
Una regia che, nella prima parte, ha efficacemente delineato il dramma di Iolanta, la figlia del re René; inconsapevole della propria cecità, la giovane ragazza è costretta a vivere per volontà paterna pressoché isolata dal resto del mondo, trascorrendo gran parte del suo tempo nella propria cameretta, una struttura cubica alquanto claustrofobica e che domina la scena per l’intera durata dell’opera. Tutt’intorno una nordica foresta, buia e inquietante; molto suggestivo l’uso delle luci e delle proiezioni, che contribuivano ad accentuare l’intensità delle emozioni vissute dalla protagonista. La vicenda, trasposta dal Medioevo ad un vago Novecento, è stata tuttavia un po’ stravolta in corso d’opera per l’adozione di una chiave di lettura fortemente ironica, evidente soprattutto negli atteggiamenti del principe Vaudémont e del duca Robert (a un certo punto si battono anche il cinque), con una scelta registica che ha parzialmente rovinato l’atmosfera tenue e raffinata della prima metà dell’opera.
Molto buona la parte musicale, a cominciare dalla direzione attenta e ben calibrata di Stanislav Kochanovsky, che ha saputo trasmettere agli orchestrali del Maggio la giusta linea espressiva di una partitura certamente poco conosciuta.
Pregevole anche l’interpretazione del soprano Victoria Yastrebova, una Iolanta perfettamente delineata nella sua purezza ed in buona sintonia con il Vaudémont di Vsevolod Grivnov, tenore dotato di ottimi mezzi vocali. Valide anche le prestazioni di Ilya Bannik (chiamato a sostituire Alexei Tanovitksi nella parte del re René) e di Mikolaj Zalasinski (Robert).
Prossime repliche il 3 e il 5 maggio.

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