
La stagione concertistica del teatro del Maggio, dopo la pausa estiva, è ripresa con un concerto diretto dal francese Jérémie Rhorer, impegnato in questo periodo a Firenze con le rappresentazioni de I pescatori di perle di Bizet. Il programma si articolava in una serie di brani di compositori di area francese vissuti fra ‘800 e ‘900, Debussy e Ravel, e in un pezzo di Stravinskij.
In apertura di serata gli orchestrali del Maggio e il coro femminile si sono cimentati con Nocturnes di Debussy, un’opera divisa in tre parti ed eseguita per la prima volta a Parigi nel 1901. Di grande fascino è stata la lettura conferita da Rhorer a “Nuages”, che apre la raccolta, di cui è stata ben delineata l’atmosfera rarefatta e vagamente malinconica, mentre nel successivo “Fetes” è emerso il carattere animato e ritmicamente incalzante; a conclusione vi era il placido e languido “Sirènes”, nel quale si è inserito il coro femminile, offrendo un’ottima prova. L’altro lavoro di Debussy in programma era il noto Prelude à l’après-midi d’un faune, che Rhorer ha eseguito in modo da sottolinearne efficacemente il clima sospeso e i suoi ipnotici fraseggi, in cui l’elemento timbrico costituisce il nucleo principale; qui si è distinto particolarmente l’eccellente primo flauto dell’orchestra, Gregorio Tuninetti.
Molto attenta e accurata è stata anche l’interpretazione di Shéhérazade di Ravel, un breve trittico per voce e orchestra basato su poemi di Tristan Klingsor e che si può considerare un esempio paradigmatico di quell’esotismo orientaleggiante che andava per la maggiore in Europa occidentale a fine Ottocento. In questo brano la protagonista è stata sicuramente Elisabetta Llewellin, soprano di significativa presenza scenica e dotata di ottime qualità canore, che ha saputo immergersi alla perfezione nella sensuale espressività raveliana.
A conclusione del concerto, i dominanti languori dei brani eseguiti fin lì sono stati interrotti bruscamente dalla sferzante e ossessiva ritmicità della Sinfonia in tre movimenti di Stravinskij, diretta da Rhorer con una guida tesa e vibrante, avvalendosi della splendida esecuzione degli orchestrali, in particolar modo del settore dei fiati (ricordiamo fra tutti il brillante fagotto di Alejandra Rojas Garcia nel terzo movimento).
Successo caloroso e applausi prolungati nel finale da parte di un pubblico accorso in gran numero.
Luca Summer

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