
Il pianista Leif Ove Andsnes si è esibito alla Pergola per gli Amici della musica, ottenendo un caloroso successo di pubblico, in un recital comprendente un programma elaborato con maestria e raffinata intelligenza musicale.
L’artista norvegese, classe 1970, più volte ospite della prestigiosa associazione musicale fiorentina, ha esordito con la Sonata in mi minore di Grieg, compositore suo connazionale (fra l’altro Leif Ove Andsnes ha studiato al Conservatorio di Bergen, città dove tuttora lui vive e che è proprio quella nativa di Edvard Grieg).
Tale sonata, che è un’opera giovanile del compositore scandinavo, si articola in quattro brevi movimenti, traendo ispirazione soprattutto dal pianismo di Schumann e anche, seppure parzialmente, dalla musica popolare nordica. Leif Ove Andsnes ha restituito questa composizione con grande naturalezza e gusto, ponendo in risalto in modo preciso e attento la sua variegata espressività; ma ancora più intensa e coinvolgente è stata l’interpretazione da parte del pianista norvegese dei dieci brani della raccolta “Sul sentiero di rovi” del ceco Leos Janacek. Qui, infatti, il pianista ha sottolineato con bravura la modernità linguistica di questa opera di inizio ‘900, nella quale la ricerca timbrica assume un’importanza centrale; dalle mani di Leif Ove Andsnes si sono plasticamente materializzate atmosfere rarefatte, pause cariche di tensione, frammenti melodici angoscianti, il tutto tradotto in un continuum musicale di estrema organicità e compattezza.
Un medesimo risultato di unità complessiva nella sua massima varietà musicale è stato offerto nella lettura dei 24 Preludi op. 28 di Chopin, brani di varia lunghezza (si va dai 30 secondi del Primo e di altri quattro o cinque fino ai 5 minuti del 15°) e scritti in tutte le 24 tonalità. Si tratta di una delle opere più interessanti e moderne del repertorio del musicista polacco e che vanta grandissimi interpreti del passato e del presente. Fra questi ultimi, per quanto ascoltato al concerto degli Amici della Musica, possiamo certamente collocare Leif Ove Andsnes, per la sua rigorosa lucidità interpretativa, per la sua tecnica sfolgorante e solidissima e per la potenza comunicativa con cui ha saputo mettersi in perfetta sintonia con l’attento pubblico, rimasto letteralmente incantato da questa straordinaria performance.
Dopo applausi scroscianti e prolungati, il pianista norvegese, seguendo una coerente linea musicale, ha elargito come bis il preludio “La Cathedràle engloutie” di Debussy e uno degli “Etudes-tableaux” di Rachmaninov.
Luca Summer

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