Strana città Firenze e strani i suoi abitanti. Sabato pomeriggio in piazza Duomo accanto al sindaco che presentava la pedonalizzazione, erano presenti e pronti a festeggiare coloro che per anni avevano avversato chi chiedeva a gran voce la pedonalizzazione della piazza minacciata dal passaggio della tramvia; sì proprio quelli che come Realacci e Baronti avevano organizzato convegni e manifestazioni per avversare il referendum e spiegare come fosse bello e sicuro il passaggio della tramvia accanto al Battistero. Sì c’erano gli unici che hanno perso e non c’erano coloro che tanto avevano fatto per arrivare a questo risultato. Diciamo che a Firenze hanno vinto il buonsenso e i cittadini , ma non era di questo che volevo parlare. La mia idea iniziale era quella di parlare di Oriana Fallaci e la sinistra. Premesso che non amo le etichette, Oriana Fallaci non può essere etichettata. La Fallaci è Oriana Fallaci e basta: una delle più grandi giornaliste e scrittrici del secolo scorso. Non servono altre parole. Stupisce che alcuni intellettuali da salotto, gli stessi che fino a poco tempo fa hanno disconosciuto la sua bravura, il suo geniale modo di occuparsi dei gravi problemi che la nostra società sta affrontando, all’improvviso, scoprono la sua genialità e tentano di farne un’icona della sinistra. L’intelligentja ha deciso, come già successo per Montanelli, che alcune cose dette e scritte dalla Fallaci sono buone, corrette, degne di attenzione e di sinistra, le altre si ignorano. A Firenze c’è stata una levata di scudi da parte dell’amministrazione e dei partiti della cosiddetta sinistra per impedire che le venisse dedicata una strada o una piazza, per negarle il fiorino d’oro, per negarle il riconoscimento del suo valore e l’unica personalità politica che può permettersi di parlare di Oriana è Riccardo Nencini che, forte della sua convinzione, pur avendo tutti contro, ha portato di persona il fiorino a New York, ad una scrittrice che stava lottando, con tutta la forza e la caparbietà che l’ha sempre contraddistinta, contro quel male che l’avrebbe presto sconfitta. E se non fosse per la strisciante arroganza, per quanto paludata, dei vari Riotta e Concita De Gregorio, ad esempio, che la stanno rivalutando o riconoscendo solo ora, farebbero sorridere le loro prefazioni ai suoi libri che la BUR sta provvedendo a ristampare.
Maria Rita Monaco

La forza della ragione ha in effetti prodotto ,e non da ora , l’incitamento tipico del “contrordine ,compagni !”
Tutto normale ,quindi .