Un viaggio interessante quello che ci ha portato all’interno dell’Istituto Geografico Militare, grazie alla mostra organizzata dall’Associazione Italia – Kuwait e promossa dal circolo Piero Gobetti e dell’associazione Arte del Poggio.
L’Istituto Geografico Militare che, presente sul nostro territorio ancor prima dell’unificazione d’Italia, al tempo si chiamava Ufficio Topografico Toscano, si trasferì definitivamente a Firenze nel 1865. Luogo quasi mitico l’Istituto anche perché chiuso fino a poco tempo fa ai non militari, sta cominciando a rivelare i suoi tesori: dalle antiche carte, agli strumenti di meteorologia, dalle piante di città antiche, alle prime tavole di atlanti, ma le bellezze nascoste sono anche i suoi numerosi affacci sul chiostro della Basilica della SS. Annunziata di cui l’Istituto occupa una parte e nella bellissima sala dove è stata allestita la mostra, che altri non era che il Cenacolo dei Servi di Maria si trovano due frontoni con affreschi risalenti al XVII secolo. Anche la biblioteca, ricca di oltre duecentomila volumi, apparteneva al convento. In queste scoperte siamo stati accompagnati da una tanto gentile quanto preparata guida messa a nostra disposizione dal Comandante dell’Istituto. Chiunque incuriosito o interessato volesse approfondire le sue conoscenze può mettersi in contatto con la segreteria dell’Istituto e fissare una visita. Una curiosità forse conosciuta da pochi: fra i tanti che hanno lavorato all’Istituto Geografico Militare si annovera anche un certo Marcello Mastroianni, sì proprio l’attore protagonista di tanti film da La dolce Vita a Sostiene Pereira a De eso no se habla.
Ma il fattore che ci aveva portato all’Istituto era la mostra fotografica la cui esposizione è stata promossa dall’associazione Italia – Kuwait che l’anno prossimo festeggerà i venti anni della sua costituzione. All’indomani dell’invasione di questo piccolo paese (17.818 km quadrati) da parte dell’Iraq di Hussein, nel 1990, nasce l’idea di testimoniare concreta solidarietà agli abitanti che vengono privati della libertà e nasce così l’associazione Italia-Kuwait il cui presidente è il giornalista Pierandrea Vanni. Titolo intrigante quello della mostra che racconta attraverso 150 immagini la storia di un paese che è passato dal protettorato inglese all’indipendenza raggiunta nel 1961 all’invasione del 1990 per poi tornare alla piena indipendenza nel febbraio del 1991 Trasformazioni: il Kuwait dalla vela al petrolio.
Le immagini, messe a disposizione dall’Agenzia di stampa kuawitiana Kuna che, dal 1978 si occupa dell’informazione in lingua araba e inglese, sono state commentate dal Dottor Alessandro Vanni che ha reso partecipi i visitatori della sua conoscenza di questo paese. Grazie alla ricchezza derivata dal petrolio e alla volontà di un popolo che voleva rinascere velocemente, in pochi anni il Kuwait ha saputo risollevarsi dalla distruzione della guerra e dalla violenza dell’Iraq che, come ogni paese conquistatore si era imposto il programma di far sparire cultura e memoria di un intero paese, oltre che le sue fonti di energia e produzione.
Un paese aperto il Kuwait: c’è libertà di culto (esistono anche chiese cattoliche); le donne hanno già da tempo diritto al voto, fanno parte del governo, creano delle lobby di imprenditrici; la popolazione ha un alto grado si alfabetizzazione. Ė un paese difficile dal punto di vista climatico(da marzo a settembre si sfiorano i 45 gradi) e il turismo non è ancora sviluppato ma Kuwait City e Firenze sono gemellate fin dal 1991 e questa mostra, che toccherà altre città italiane e ha avuto un alto numero di visitatori qui a Firenze, potrebbe essere un incentivo ad un viaggio per una migliore conoscenza delle città e delle attività economiche ed artistiche del Kuwait.
Ci piace ricordare che il gemellaggio delle due città fu stipulato dalla Giunta Comunale dell’allora sindaco Giorgio Morales che rimane nei cuori di tanti fiorentini.
M.R.M

Lascia un commento