
Il dibattito riguardante i 30 chilometri orari, che ha visto per protagonisti il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il sindaco di Bologna Matteo Lepore, merita alcune riflessioni. I nostri lettori conoscono i termini del problema, attraverso i nostri articoli seguiti alla scelta dell’ex sindaco di San Donato Andrea Checchi, che è stato uno dei primi a generalizzare il limite dei 30 chilometri orari: un limite che -per legge- non può essere generalizzato. L’eventuale ordinanza del sindaco deve essere motivata e strettamente legata a parti del territorio sensibili, quali le scuole, gli ospedali e poche altre eccezioni. Ma si sa come vanno le cose, qualche sindaco “sceriffo” in preda al delirio di onnipotenza, com’è accaduto a Bologna, ma anche a Milano, ignora le leggi nazionali, e impone i 30 chilometri orari, anche in zone periferiche, dove costituiscono unicamente intralcio al traffico: un’infrazione prevista dal codice della strada. Va bene il dibattito sui 30 orari; è giusto che se ne parli. Ma il problema della sicurezza stradale dipende dalla mancanza di pattugliamenti delle forze di polizia.
Lasciamo da parte i carabinieri, che in passato espletavano anche servizi di pattugliamento; loro hanno già tanto da fare con la delinquenza! È scomparsa la presenza dei vigili sulle strade e poi (ricordando la barzelletta sui carabinieri) viaggiano sempre in due e a bordo dell’auto di servizio, ogni tanto, quando si degnano di uscire dal caldo delle caserme. Il vigile di quartiere? Rimane un sogno a Milano, come nel resto dei comuni della provincia. La verità è che il più delle volte, i vigili costituiscono il “braccio armato” delle amministrazioni comunali per fare le multe; per rimpinguare le casse comunali. Anche la Polizia stradale sembra essersi eclissata; sono sempre più rare le pattuglie che si vedono in giro. Certamente, anch’essi fanno le contravvenzioni, ma la loro vista costituisce deterrenza e genera sicurezza nel cittadino.
Il problema della sicurezza dipende dalla capacità dello Stato di far avvertire ai cittadini la propria presenza; la mancanza delle pattuglie sulle strade è anche causa degli incidenti mortali. La presenza delle forze di polizia è molto più utile degli autovelox. Gli amministratori comunali pensano di sostituire i vigili con le apparecchiature elettroniche, che è solo una forma subdola di sfilare soldi ai propri cittadini.
Sappiamo che la Polizia stradale e sotto organico; mancano migliaia di agenti. E allora cosa aspetta il ministero dell’Interno a fare le assunzioni, che darebbero lavoro a molti giovani disoccupati?
Lo Stato, sempre lo Stato, è al centro di molti nostri problemi; come quello della giustizia che non funziona. I giudici emettono le sentenze sulla base delle leggi; se sono mal fatte, spetta ai politici e al Parlamento cambiarle.
Roberto Fronzuti
editoriale
San Valentino
Regaliamo
alle donne
il dovuto rispetto
Papa Francesco, con la sua grande capacità di comunicare, ha ricordato con semplicità che “la madre di Gesù era donna”. È questa una riflessione che sfugge ai più, che mette in risalto il ruolo che la donna ha avuto, fin dalla venuta al mondo del figlio di Dio.
Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel messaggio di fine anno, ha posto l’accento sull’importanza del rispetto dovuto a compagne, mogli e fidanzate.
La storia di Cristo ci ha tramandato la testimonianza di fedeltà della donna. Cristo è tradito dagli uomini, da Pietro e Giuda, ma nessuna donna volta le spalle al figlio di Dio. È una lezione che non dovremmo dimenticare.
In occasione di San Valentino, si usa fare un regalo alla persona che si ama. Ma il tutto, il più delle volte si riduce a un’abitudine; un rituale consumistico. A ben riflettere, il miglior regalo che si può fare alla compagna della propria vita è il rispetto. Il far sentire tutti i giorni, in ogni circostanza, l’affetto e l’amore che non deve essere trattenuto dentro di noi. Dire ti voglio bene, ti amo dovrebbe essere espressione di tutti i giorni.
A proposito della mafia, il grande scrittore Leonardo Sciascia scrisse che per combatterla bisogna iniziare dai banchi di scuola; dalle elementari. Parimenti, il rispetto per la donna deve far parte dell’educazione che ogni genitore deve impartire ai propri figli. L’azione educativa deve continuare nelle scuole, affinché cambi la mentalità tesa al possesso della donna.
L’uomo ha iniziato a nutrirsi mangiando l’erba, le bacche, le radici, i frutti selvatici. Ma la nostra evoluzione di esseri umani è iniziata con il linguaggio, da quando abbiamo imparato a esprimerci e comprenderci, l’uno con l’altro.
Espressioni come “la mia donna” non dovrebbero esistere nel nostro linguaggio. La donna non appartiene; bisogna meritarsi il suo affetto. Abitudini radicate, quali il compito di alzarsi da tavola per servire gli altri spetti alla donna, devono essere spazzate via. Come pure la pretesa che debba essere la donna a occuparsi della casa totalmente. Il problema del rispetto e della parità vera, fra uomo e donna, è un fatto di civiltà. Bisogna che cambi il costume e si riconosca a coloro che sono anzitutto mamme, con tutto quello che questo ruolo comporta, il rispetto e la considerazione dovuta.
Omicidi e violenze sessuali, che vedono vittime le donne, sono il frutto malato di una mentalità arcaica che va condannata moralmente e combattuta giornalmente, con tutti i mezzi legali a disposizione. Bisogna denunciare le violenze, subito, al primo episodio, senza nessuno indugio.
Roberto Fronzuti

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