Leggo il recente intervento di Beppe Facchetti su Pensalibero del 5 aprile e confermo la sua preoccupazione per strade, autostrade, ferrovie dell’Italia che, pur essendo un paese piccolo se confrontato con la geografia europea, ha un incredibile ritardo di comunicazioni interne. E parlo proprio di percorsi che tutti conosciamo, come la Milano – Venezia – Trieste, che Facchetti citava, da anni in via di allargamento, in estate quasi intransitabile per le code, mentre Trieste langue e perde ogni giorno di più lo smalto di un grande porto e di un grande centro commerciale, oltre che essere una città che conserva in sé tanta parte della nostra storia nazionale. L’unica linea ferroviaria oggi in alternativa è lentissima, forse un retaggio austroungarico!
E l’altro punto che in pieno secondo millennio è quasi drammatico sono i collegamenti con il SUD. E senza collegamenti moderni, veloci, ferroviari e stradali, con un’Alta Velocità diffusa, da Napoli in giù viaggiare è quasi impossibile. Se il Sud è arretrato (in tutto, direi), è anche perché il Molise, la Puglia (che non è solo Bari…), Calabria, Basilicata e anche il sud della Campania sono per molti di noi terre sconosciute, irraggiungibili. Sfido chiunque , magari con famiglia al seguito, a organizzare quest’estate una settima di vacanza in queste regioni, a meno che non abbia uno spirito pionieristico.
Eppure sono regioni belle, e sarebbero anche accoglienti se non fossero povere di servizi, perché arretrate economicamente e culturalmente. La “questione meridionale”, su cui sono state scritte intere biblioteche, è anche questa, intere regioni della penisola povere di strade, di autostrade, di ferrovie, di aeroporti. Si stanno facendo i conti con i finanziamenti europei in via di distribuzione, portiamo un po’ di lavoro là dove non c’è, è giusto, ma portiamo in queste regioni anche comunicazioni più rapide, economiche, sicure. Se ci sono buone comunicazioni, le vie commerciali e industriali se ne avvantaggiano, si crea lavoro e, forse, si potrà invertire l’esodo di tanta bella gioventù che ancora oggi “emigra” verso il nord, verso la Milano del lavoro, delle Università, del futuro più sicuro per sé e, un domani, per la propria famiglia. E questa non è retorica, e neppure utopia, ma vorrei che fosse la realtà.
Marisa Brambilla

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