
Mistero nel mistero, a Gonzaga. Anno del Signore 1805, Napoleone imperante sul territorio a ridosso del Po, di una parrocchia per diocesi di Reggio Emilia e per provincia amministrativa di Mantova. Dove alla fine comandano un vicario generale e un prefetto di polizia. Storia di una Madonna che piange e di un Prefetto che la fa sparire. Storie di Potere e Religione, di devozione popolare e trame politiche di 218 anni fa ma a ben vedere così straordinariamente moderne. Storia che si dipana tra Gonzaga, Reggio Emilia e Mantova ma che assume contorni universali. La Madonna della Misericordia che piange, miracoli e guarigioni, testimonianze e lettere tra preti, vescovi e ministri e poi il silenzio. Accade tutto tra il 16 giugno – circa le ore dieci di sera – e il 20 di luglio del 1805, quando una “donna novella di questo paese”, assiste al “fenomeno” di un dipinto nel quale la Madonna ivi raffigurata con il Bambino Gesù che l’abbraccia, parrebbe piangere calde lacrime”. Comincia il marasma. E non solo: la tela raffigurante la Madonna della Misericordia protagonista dei segni scompare dalla canonica della Basilica di Gonzaga e non viene più ritrovata. Anzi, zero tracce. Prelievo notturno di inviati della Prefettura. Missione autonoma o per conto della Curia? Mistero nel mistero. O forse no. Una storia straordinaria e incredibile che anticipa di decenni e secoli i “fatti” di Lourdes e Fatima, che portano al ricordo del giornalista anziano anche i “fatti” molto più recenti della Madonnina di Civitavecchia, 1995. Una storia straordinaria e complessa, con caratteri da intrigo politico religioso, che viene ricostruita con la scientificità della ricerca storica da GianCarlo Malacarne, ben noto e valente studioso e storico delle nostre terre, in un libro pensato e voluto dal Centro Studi Chiesa Matildica, Comune di Gonzaga, Parrocchia di Gonzaga e Rotary Club Gonzaga-Suzzara che sarà presentato per la prima volta giovedì 22 al Club presieduto dall’ing. Giovanni Marani. Scelta meritoria e appassionata questa di istituzioni e associazioni per documentare e fare luce su una serie di eventi sociali, politici e religiosi tra Gonzaga e Mantova che hanno protagonisti illustri e sconosciuti, ai più. “Miracoli e Misteri” La Madonna del Pianto di Gonzaga ‘ un libro di ricostruzione storica, scritto da Malacarne con la struttura quasi di un giallo, pagine di documenti e di passione che si trasformano quasi in un romanzo storico. Con personaggi veri e incredibilmente attori di sé stessi. Nella Prefazione Carlo Prandi indaga sul rapporto tra i cristianesimi e il miracolo nel caso dei Gonzaga. Lo stesso Prandi ci offre una chiave di lettura dell’esito: “Il miracolo della Mater Misericordiae si verificò pressoché in coincidenza con la nomina di Napoleone a Re d’Italia e questa circostanza sta forse alla base dello spiccio comportamento del prefetto di Mantova, supportato dal Ministro del Culto del Regno d’Italia”. Minimizzare, insabbiare, nascondere, traduce il giornalista attuale. “Normale” paura dei potenti verso fenomeni che avrebbero potuto turbare l’ordine pubblico. Da quella paura l’ordine di prelevare il dipinto e cancellare ogni traccia, ogni fonte. Via la Madonna, via il miracolo, via la devozione.
Giancarlo Malacarne ci accompagna negli otto capitoli come un maestro di studi e di cerimonia guidandoci nei primi momenti di stupore della “donna novella del paese” che vede piangere la Madonna alle testimonianze davanti alle autorità, tra le lettere dei “superiori” coinvolti tratteggiando da par suo anche caratteri e debolezze, ingenuità e scaltrezze dei vari “signori coinvolti”.
Un succedersi incessante di testimonianze certificate e confessioni di grazia ricevuta come “la guarigione istantanea di Angelo Mausoli, figlio di Giacomo di Gonzaga, dell’età di anni 3, mesi undici, in pericolo di vita, ritornato in forze con appetito” dopo la sacerdotale benedizione davanti al dipinto.
Paradigmatica e manzoniana la prima frase di GianCarlo Malacarne: “Le storie, quelle non mendaci ma degne di fede pur se aspre e oscure, non si estinguono mai veramente con l’inesorabile trascorrere del tempo, nemmeno quando bieche determinazioni e congiure politiche o d’interesse o, ancora, il fato baro e malevolo, intervengono a insabbiare, a occultare, a stendere una deliberata colpevole coltre di menzogne e innaturale silenzio, che tutto tende a banalizzare e confondere”. Storia del 1805 e strategie di ogni tempo dall’antica Roma alla guerra dei palloni in cielo.
All’epoca la Parrocchia di Gonzaga era parte della Diocesi di Reggio Emilia. Istruttivo e implacabile il carteggio tra il Priore Pietro Bevilacqua di Gonzaga e Francesco Maria d’Este Vescovo di Reggio. Tenero e candido il comportamento della “povera Maria Teresa Lberati”, donna novella del paese, che assiste al primissimo atto del marasma prodigioso. Suggestione incessante nel racconto del balletto delle testimonianze con tanto di notaio, Gaetano Azzoni. Molto politico appare il carattere e l’agire del vicario generale di Mantova Ambrogio Zecchi che partecipa a don Bevilacqua senza intermediazione i voleri del potere. Il nostro autore e ricercatore è talmente colpito da questo agire che ci offre un passaggio a dir poco esplicativo ricostruendo la carriera del monsignore sino alla nomina a primicerio e parroco in Sant’Andrea dove resterà per 28 anni, fino alla morte avvenuta il 26 febbraio 1834.
Miracoli della vita e misteri dalla morte. E dov’è finita la tela della Mater Misericordiae che così tanto marasma provocò in quei giorni di inizio estate 1805 tra Gonzaga, Reggio e Mantova?
Qualcuno, forse, lo sa ma non lo dice. O non lo può dire.
Fabrizio Binacchi

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