Ucciso in culla prima ancora di essere politicamente “svezzato”. Anche se il consenso è sceso drammaticamente in questi ultimi anni, nel partito di “plastica” continua a valere la regola aurea: “se vinci conti, se non vinci non conti nulla”. Dopo averlo lanciato come nuova speranza del centrodestra solo quattro mesi fa, oggi Silvio Berlusconi ha di fatto scaricato l’ex candidato sindaco di Milano Stefano Parisi, all’indomani delle sue polemiche col leader della Lega Nord Matteo Salvini. Nonostante il tentativo di Salvini lanciato a Firenze domenica di conquistare la guida dell’alleanza, l’ex premier valuta che il centrodestra non possa fare a meno dei voti leghisti, anche se vorrebbe che il prossimo leader fosse comunque un moderato. «Parisi sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra, ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini, credo che questo ruolo non possa averlo», ha detto questa mattina ai microfoni della trasmissione Rai Radio Anch’io il leader di Forza Italia. Quelle nel centrodestra «assolutamente non sono rotture definitive, sono scontri personali», ha spiegato Berlusconi. Un film già visto sia in Forza Italia sia nel defunto Pdl allorquando qualcuno ha tentato di proporsi come naturale ed indispensabile erede politico dell’ex Cavaliere. Prima “cosa fai mi cacci” di Gianfranco Fini che segnò anche la prematura morte del Popolo delle Libertà e poi la fuoriuscita di Angelino Alfano col suo seguito nel Nuovo Centro Destra a sostegno dei governi di Enrico Letta e di Matteo Renzi. Del resto come dar torto in questo caso all’ex premier? “Non hai un tuo consenso personale, la candidatura a Sindaco di Milano ti è stata regalata come lo fu con lo sconosciuto Gabriele Albertini (lui però riusci a vincere). Non hai i mezzi finanziari per organizzare un nuovo partito e una squadra competitiva. Al Milan gli allenatori sono stati cambiati per molto meno. Sotto la Madonnina si gioca per vincere non solo per partecipare….”
Cesare Mannucci

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