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L’UE, Trump e la Cina che verrà

Il quadro dei rapporti resta praticamente immutato all’indomani dalla proposta di riforma normativa antidumping presentata dalla Commissione a Bruxelles la scorsa settimana

di Angelo Giubileo | 15 Novembre 2016

Credit crunch vuol dire “stretta del credito” e, nell’ipotesi di un sistema economico-finanziario incentrato sull’attività di banche “commerciali”, implica che durante la fase relativa perduri l’attività di scarso finanziamento delle banche all’impresa produttiva. Quello che è esattamente avvenuto negli ultimi dieci anni, in buona parte del territorio dell’UE e soprattutto in Italia (l’evidente riferimento è ai PIIGS); a causa soprattutto delle perdite bancarie alimentate e incrementate da una cattiva gestione delle politiche nazionali, politiche finanziate in deficit e quindi fautrici di un costante aumento del debito pubblico.

La spesa, di fatto aumentata, è servita a sostenere, praticamente in via esclusiva, i consumi, a scapito di nuovo degli investimenti infrastrutturali e produttivi; lasciando anche, nel contempo, che soprattutto l’economia cinese esercitasse sui territori europei (e non solo), mediante l’export dei propri prodotti e investimenti di liquidità viceversa disponibile, vere e proprie forme di concorrenza sleale (dumping economico).

Questo, il quadro dei rapporti EU-CINA; che resta praticamente immutato all’indomani dalla proposta di riforma normativa antidumping presentata dalla Commissione a Bruxelles la scorsa settimana. Infatti, il vicepresidente Katainen ha innanzitutto precisato due concetti: il primo, che il commercio è la migliore leva della crescita in Europa; il secondo, che si tratta di una soluzione di “compromesso” che manterrà i dazi sui  prodotti molto vicini a quelli attuali.

Dunque, nulla di nuovo. Così come quanto ai nostri rapporti commerciali con gli USA. In perfetto tempismo e analogia, infatti, nessun via libera al TTIP. Anzi, quasi un definitivo azzeramento dei rapporti intesi alla stipula di un nuovo patto di liberalizzazione del commercio tra le due ancora maggiori aree (e quindi potenze) economiche del pianeta.

Inoltre, quanto sempre all’ipotesi di dazi alla Cina, ma dal fronte statunitense, il neoeletto presidente, Donald Trump, aveva sostenuto durante la campagna elettorale per le presidenziali come la Cina sia un paese che manipoli la propria valuta e pertanto aveva ipotizzato un aumento dei dazi fino al 45% sulle importazioni dei prodotti made in China. In risposta, il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito anche oggi che i rapporti di cooperazione USA-CINA sono destinati viceversa a “estendersi”. Presumendo che, a fronte del debito USA di 3.150 miliardi di dollari statunitensi già in mani cinesi, non pare intravedersi altra soluzione se non quella di un’accresciuta attività di cooperazione, che favorisca il commercio e quindi il consumo dei beni di entrambi i paesi.

Quanto al piano d’investimenti infrastrutturali, promessi sempre da Trump, ricordiamo che il neopresidente ha parlato di 1.000 dollari statunitensi da finanziare con un ulteriore aumento e quindi aggravio della spesa pubblica, e quindi in deficit, e/o mediante il taglio delle tasse: in forma meno pesante per il bilancio centrale dello stato, attraverso il sistema del credito d’imposta. E tuttavia, su entrambe le strategie, peserebbe comunque l’ingente e attuale peso del debito pubblico, a fronte di un investimento produttivo che non sarebbe altrettanto garantito dalle imprese. Sulla portata del piano, restano pertanto forti perplessità.

E’ chiaro che, le nostre, com’è logico e normale che sia, sono solo ipotesi; e in aggiunta, assai modeste. Di più, modestissime. Purtuttavia, rileva un dato complessivo relativo al fatto che la via del commercio globale è risultata, in quest’ultimo quarto di secolo circa, più facile rispetto a quella senz’altro più difficile degl’investimenti produttivi. Nel produrre tale dinamica, la finanza internazionale ha avuto gioco facile; e addirittura, almeno così sembrerebbe, pare che d’ora in avanti il neoeletto presidente USA voglia fare un regalo a banchieri finanzieri e lobbisti, che l’hanno prima appoggiato e poi votato, smantellando completamente il Dodd-Frank Act. Ovvero, quella legislazione di pronto intervento che – dopo il credit crunch del 2007 – pur a fatica, aveva favorito negli USA il ripristino di un necessario equilibrio economico-finanziario.

Concludo, affermando che – con il suo sistema di pianificazione centralizzata, in trent’anni circa – la Cina ha praticamente smantellato il suo sistema di welfare state, instaurando un regime di dumping sia economico che sociale. Speriamo che non sia anche il futuro globale che ci attende.

Angelo Giubileo

 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, bruxelles, campagna elettorale, cina, commissione, credit crunch, debito pubblico, europa, futuro, italia, nuovo presidente Usa, regime, Repubblicani, sistema economico, soluzione, spesa pubblica, stati uniti, tasse, Trum, unione europea, usa, White House

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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