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Stati Uniti d’Europa. Amarcord. L’illusione degli anni ’80

La nostalgia della lira, cioè il ritorno alla vecchia moneta, porterebbe ad una inflazione, cioè a una diminuzione del potere di acquisto di stipendi e pensioni, del 30-50%. Sarebbe una vera e propria patrimoniale, tutta scaricata sugli italiani.

di Primo Mastrantoni | 14 Giugno 2020

“Amarcord”, nel dialetto romagnolo, significa “mi ricordo” o, anche, “nostalgia di ricordi”. Il regista Federico Fellini ne fece un film di rievocazione nostalgica.

Il ricordo nostalgico è la linea che qualche esponente politico (Salvini-Lega) porta nei dibattiti televisivi, ricordando quanto si stava bene negli anni ’80, quando c’era la lira.

E’ così? Non proprio.
Vediamo.

1. Il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi raggiunse 1.172 punti base. Che significa? Che per finanziare le spese ordinarie e straordinarie, lo Stato, cioè noi, doveva vendere titoli pubblici a un tasso elevato di interesse: più è alto è il differenziale Btp/Bund, maggiore sarà l’interesse che lo Stato, cioè noi, deve pagare a chi compra i nostri titoli, oltre a restituire il valore del Btp alla scadenza.
In sintesi, aumenta il debito pubblico, vale a dire che per pagarlo dobbiamo sottrarre risorse a sanità, scuola, ricerca, servizi, ecc. Oggi, il differenziale è di 186 punti ma stiamo ancora scontanto quel periodo.

2. L’inflazione raggiunse il 21%, il che significa diminuzione del potere di acquisto di stipendi e pensioni: mille lire di inizio anno a fine anno diventavano 879 lire.
Oggi l’inflazione non arriva all’1%.

3. La nostalgia della lira, cioè il ritorno alla vecchia moneta, porterebbe ad una inflazione, cioè a una diminuzione del potere di acquisto di stipendi e pensioni, del 30-50%. Sarebbe una vera e propria patrimoniale, tutta scaricata sugli italiani.
Per finanziare il debito, il nostro Paese oggi emette titoli di Stato per ben 400 miliardi l’anno; ciò possibile grazie alla copertura della Banca centrale europea. Chi comprerebbe più i nostri titoli in caso di ritorno alla lira? Senza copertura europea l’Italia si avvierebbe al fallimento.

Attenti ai pifferai.


Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Pubblicato in : EditorialeTag: aduc, anni, banca centrale, banca centrale europea, btp, debito pubblico, europa, fallimento, fine anno, italia, lega, lira, patrimoniale, pensioni, sanità, scuola, stati uniti

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