
La vicenda dello Stadio sta avviandosi ad assumere una dimensione surreale per i suoi caratteri divenuti ormai grotteschi : con il Sindaco che- dicono i giornali- ha fatto la pace con il Presidente della Fiorentina e questi che annunzia trionfante la sua ferma intenzione di provvedere alla distruzione dello Stadio per rifarlo 10 metri più in là, perché, così, gli torna comodo.
Questa, allo stato, la conclusione alla quale sono approdati- o pare lo siano, a leggere la stampa cittadina al riguardo- i due protagonisti del tormentone che ci è toccato seguire. Il primo, il Presidente Commisso , che non accetta , in forza dei soldi che ha in tasca , che il Sovrintendente, esercitando la funzione di tutela di un bene che è stato vincolato, non accolga la sua richiesta di manometterlo pesantemente come si farebbe, a sentire lo stesso Commisso, in America. Il secondo, il Sindaco, proprietario del bene protetto, che anziché spiegare al Presidente della Fiorentina che la mancata autorizzazione della Sovrintendenza trova fondamento nella legge- per cui non si tratta di un fatto personale dell’attuale Sovrintendente- mira invece a venirgli incontro senza interessarsi affatto della rilevanza architettonica dello Stadio e del suo Autore, l’architetto Pier Luigi Nervi, il quale viene unanimemente considerato “uno dei maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del novecento” ed al quale si devono “alcune delle più belle opere dell’architettura contemporanea”, e fra queste, lo Stadio di Firenze. Opere che si rinvengono in Europa, America e Australia. Per un Sindaco di una città di cultura come Firenze, siffatto atteggiamento di remissività alle richieste di demolizione, non è male davvero.
Certo, l’abbattimento dello Stadio e la costruzione di un altro al suo posto, con gli indotti che ne derivano, rappresenta un affare economico al quale deve esser difficile rimanere indifferenti. Diceva uno scrittore che non c’ fortezza che i soldi non espugnino. Ma si può accettare un tale principio, quello, cioè, di abbattere un bene protetto, per farne un altro, al fine di realizzare dei vantaggi economici, quando il bene che si vuole distruggere necessità di un restauro conservativo, profondo quanto si vuole, ma che non ha alcuna relazione con la demolizione delle strutture portanti ? E che dire del Sindaco, il quale sottolinea le cattive condizioni dello Stadio, rafforzando la posizione del Presidente della Fiorentina, quando aveva l’obbligo, in quanto proprietario del bene protetto, di averne cura e provvedere quindi alla sua manutenzione ? E, aggiungerei, avendo anche l’orgoglio di possedere un’ opera il cui valore architettonico è universalmente riconosciuto.
Comunque, l’affare economico che costituisce il risvolto della ristrutturazione, se non demolizione, dello Stadio Franchi, deve essere veramente notevole se ha convinto dei parlamentari fiorentini- in disprezzo della tutela del nostro patrimonio culturale, o forse solo nell’ ignoranza del medesimo- a modificare il “Codice dei beni culturali e del paesaggio “, eccependo dalla relativa tutela, gli Stadi, ma anche alterando il sistema delle competenze attribuite allo Stato secondo il principio costituzionale della destinazione delle funzioni ( art.97 ), per cui è l’organo periferico, e non il Ministro- secondo la nuova normazione- ad essere preposto, in virtù della sua specializzazione ossia preparazione tecnica, alla funzione autorizzatoria. Utilizzando per questo fine una procedura d’urgenza che ne ha impedito la discussione in Aula, così da mettere in evidenza un intervento che potremo definire di natura fraudolenta, o che, comunque, ne ha tutto il sapore.
Un eccezione, dunque, quella che è ormai in vigore, alla regola generale, che prevede il vincolo per tutti i beni che presentano determinate caratteristiche; la quale eccezione, però, pur ponendosi in assoluto contrasto con il sistema codicistico tutorio, non fa emergere alcuna ragione tale da giustificare l’opposizione a quella disciplina legislativa , sicché l’eccezione non trova un fondamento logico che la sostenga. Viene, però, nello stesso tempo, a violare il secondo comma dell’ art. 9 della Costituzione, allorché recita che la Repubblica tutela “il patrimonio storico e artistico della Nazione “. Così come risulta evidente la violazione dell’art. 97 Cost. in relazione all’ alterazione della distribuzione delle funzioni di cui sopra abbiamo detto.
Una condizione di incostituzionalità della nuova normativa che, quanti hanno a cuore la protezione dei nostri beni culturali, troveranno il modo di far valere presso il Giudice delle leggi, perché non la vinca la forza della rozzezza e della prepotenza di fronte al rispetto della legalità e degli organi che la esprimono, a servizio dello Stato e dell’interesse collettivo.
Alberto Abrami

Gentile Abrami, il problema dello Stadio Franchi di Firenze ben esposto non riguarda la Fiorentina Spa,riguarda la Città. Alla Fiorentina calcio interessa costruire un patrimonio che risolva i limiti attuali. Tanto è vero che, è preferibile costruire a Campi Bisenzio, costi inferiori, in un punto strategico. Il Comune, può tenersi così il Frachi, anche mal ridotto, per gloria, o per altre opportunità.