Spirito Libero, Firenze 15 aprile 2012 Intervento di Lucia Toscani, medico neurologo e membro dell’associazione Néon

1) per la Politica (con la P maiuscola) perché non siamo interessati ad una partitocrazia senza politica, ad una politica se senza idee, a partiti gestiti dai tesorieri che gestiscono affari e spesso… malaffari.
Una politica che sappia mediare i diritti individuali con i diritti collettivi e che sappia tracciare un progetto realistico di società e di futuro. Nell’ambito di una cornice di valori la politica deve risolvere i problemi concretamente, deve essere una ricchezza e produrre ricchezza e quindi deve essere efficiente ed efficace (come si chiede ad un medico di essere un buon medico, ad un imprenditore un buon imprenditore, ad un artigiano un buon artigiano). E la prima cosa da chiedere è la riforma della politica e dei suoi finanziamenti; non ci possono essere fraintendimenti su questo: vogliamo una politica snella, non apparati, anche istituzionali, ridondanti che trovano nei molti passaggi decisionali il brodo di coltura della corruzione o anche solo della incompetenza.
La politica deve costruire una cornice di valori e non pensare di poter controllare tutto, la società civile deve trovare i propri spazi e le proprie soluzioni senza tutele precostituite.
2) Per la nostra cultura e tradizione, e per il rispetto della cultura (cultura non intellettualismo vuoto, ma qualcosa che sta sotto alla superficie dell’apparenza e dello spettacolo).
E noi questa cultura ce l’abbiamo, troppo poco rappresentata in questi anni e alla quale rivendichiamo spazio e diritto di cittadinanza nel dibattito politico; e abbiamo una nostra tradizione; ci richiamiamo ad una tradizione che ha radici lontane, tante volte disattese, ma tuttora valide: è il seme che non muore, troppo a lungo nascosto ed interrato, difficile da rivitalizzare dopo tanti, troppi anni di conformismo mascherato da novità. E’ la tradizione laico-libertaria e socialista ed è questa la cornice in cui vogliamo operare per trovare nuove soluzioni a nuovi problemi.
3) Ma per arrivare alla politica e alla cultura ci vuole un metodo e noi lo chiameremo confronto delle idee non ideologico.
Troppo tempo questo paese ha vissuto senza riformismo e che cos’è il riformismo se non la volontà di cambiare concretamente (non far finta di cambiare per nulla cambiare): ci siamo accorti che il mondo è cambiato e che la politica, se vuole sopravvivere, deve intrattenere un rapporto strettissimo con la realtà e la gente. Penso che dobbiamo tendere all’unità dei riformisti senza porre nessuno steccato né pregiudizio, se non la nostra cornice di valori. E di riforme ne abbiamo bisogno come il pane: vogliamo ricordarne alcune?; forse bisognerà discutere di Costituzione, forse bisognerà discutere di un nuovo assetto istituzionale stato-regioni o bisognerà parlare di macroregioni e di aree metropolitane e di un sistema economico sostenibile e non dobbiamo forse parlare di Europa e della sua missione e di quale riferimento di democrazia, di libertà e di diritti debba tornare ad essere?
Ricordiamoci che la metà e oltre dei cittadini non sa per chi votare, cosa ben diversa da non voler votare e che il voto si sceglie con il sentimento oltre che con la ragione. Bisogna recuperare il fronte sociale che non si riconosce negli attuali schieramenti e ancora recuperare quelli che non se ne sentono pienamente rappresentati.
La mia storia nasce dalla cultura e tradizione socialista e voglio subito sgombrare il campo da malintesi: mi sento di affidare alla storia i nostri più controversi protagonisti e ricominciare da capo, perché il buon seme non muore.
Certo la cornice (i nostri gradi di libertà) in cui ci muoviamo è quella ritrovare un modo di produrre ricchezza sostenibile e di credere nella distribuzione della ricchezza e, quando la ricchezza non c’è, di credere che i sacrifici debbano essere ripartiti equamente tra i singoli e tra le generazioni; abbiamo visto nascere e proliferare troppi egoismi, troppi corporativismi e troppi furbi.
Ma la cornice in cui ci muoviamo non può essere insensibile neppure allo spirito di intraprendenza presente nella libertà economica che produce ed ha prodotto ricchezza, ma non riesco a riconoscere libertà ad una finanza sovranazionale, non vincolata a nessun vincolo e oligarchica.
Ed attenzione, e la storia ce lo ricorda sempre, la cattiva ed arrogante distribuzione del reddito, ed è troppo facile richiamare il precariato e la flessibilità perenne e senza sbocco, sprigiona ingiustizia e l’ingiustizia mina la coesione sociale ed il senso di appartenenza ad una comunità civile nazionale e sovranazionale.
Infine una brevissima riflessione sul tema Laico e laicità.
Vorrei che questi termini significassero la capacità di distinguere tra i propri, singoli valori, anche fra quelli considerati non negoziabili, e le scelte da operare nella dimensione pubblica dove devono entrare in equilibrio valori diversi, di gruppi diversi e persone con idee diverse.
Così intendo il pluralismo in una società ormai multi-etnica.
A nessuno deve essere riconosciuto il titolo di dettare, sempre e comunque, la linea.
Vorrei che il sentimento di trascendenza o di sacralità o con termine più“ laico” di qualità della vita sia terreno di dialogo e non sia creduto appannaggio esclusivo di alcuno.
Vorrei che fosse rispettato il luogo dove ciascuno di noi colloca questo sentimento di trascendenza, sacralità o qualità della vita, sia che sia allocato nella propria persona, sia esso in una religione o in una chiesa.
Concludendo individuiamo tutti gli strumenti della nuova tecnologia, rispolveriamo anche il vecchio volantinaggio, ricominciamo a discutere e a fare, usiamo il porta a porta, è la società civile che deve riprendersi la Politica.

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