
Non si è ancora chiusa la vicenda della liberazione del torturatore libico Almasry, criminale con mandato di cattura della Corte Penale Internazionale, che subito si apre un’altro caso, questa volta di spionaggio illegittimo, che chiama in causa il governo.
Si scopre infatti, grazie a Whatsapp, che su 7 telefonini di giornalisti e attivisti di ong sono installati potenti “trojan”di origine israeliana che la società produttrice ha venduto al governo italiano.
Subito il governo smentisce di essere responsabile dell’illegittimo spionaggio, ma il caso non si chiarisce e tutto fa pensare, ancora una volta, ad un grande pasticcio in cui l’esecutivo mostra un’incompetenza che si coniuga al desiderio di travalicare i propri limiti e alla tentazione di abusare di poteri di controllo su oppositori e cittadini che non sono allineati con le politiche meloniane.
Sull’altro fronte, quello del criminale Almasry, alle dichiarazioni improvvide e che esorbitano dalle proprie prerogative del Ministro Nordio contro la Corte Penale Internazionale si aggiungono quelle del “moderato” Tajani, che alla Corte addirittura vorrebbe far causa.
Si tratta di un attacco che si inserisce perfettamente nel quadro delle accuse contro la CPI lanciate da Trump, il vero capo dell’internazionale nera, per il fatto che l’organismo di giustizia internazionale si sarebbe permesso di criticare gli USA e di emettere un mandato di arresto contro il criminale Netanyahu.
Il presidente USA ha firmato un ordine semplicemente vergognoso: vuole imporre sanzioni finanziarie e sui visti agli individui e ai loro familiari che forniscono assistenza alle indagini della Cpi su cittadini statunitensi o alleati degli Usa.
La volontà è di distruggere le istituzioni internazionali a tutela dei diritti umani e insieme restringere gli spazi democratici e di libertà dei cittadini.
L’Italia della destra si colloca dentro questa onda nera e, anzi, rappresenta un punto di forza avanzato della politica illiberale e neofascista.
Ma in Italia, la società civile non è tutta incline a piegarsi a questa svolta e anche la politica, con l’opposizione, dà segni di resistenza e di combattimento.
Il governo si trova sotto attacco, è chiamato a rispondere del suo operato, delle sue contraddizioni e dei suoi errori.
La maggioranza è unita ma mostra palesemente di sbandare: i suoi ministri raccontano bugie e fanno dichiarazioni avventate.
Infine, emerge un fatto a cui finora gli italiani non avrebbero creduto: la Presidente del Consiglio si comporta da vile, si sottrae al dibattito in Parlamento e persino dalle sue amate esternazioni sui social, fuggendo dalla responsabilità di spiegare e chiarire agli italiani cosa sta avvenendo.
Quando il gioco politico si fa duro, Giorgia smette di gridare e tace. Anzi sparisce.
Enrico Rossi

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