
“Parlando dello Stato palestinese che vogliono instaurare, i capi dei fedayn (coloro che si sacrificano) ripetono sempre che esso comprenderà il territorio sulla riva sinistra del Giordano: la West Bank (la sponda occidentale) insomma. Ma quel territorio non appartiene al regno di Giordania primo ministro Benjamin Netanyahu?”
Blocco alla fornitura di armi, carburante, equipaggiamenti a doppio uso,come quelli utilizzati da polizia e forze antisommossa. Ma anche lo stop a navi od aerei che trasportino materiale bellico destinato ad Israele. Questo nella sostanza il contenuto di una proposta di legge approvata a larga maggioranza alla Camera, in Spagna. Il Psoe ha votato a favore della proposta, unendosi a Sumar, Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc), Uniti per la Catalogna (JxCat), Bildu, Blocco nazionalista galiziano (Bng), Unidas Podemos e Coalicion Canaria. L’ex premier israeliano, Ehud Olmert, ha dichiarato in un’intervista alla BBC che ciò che Israele sta attualmente facendo a Gaza è molto vicino a un crimine di guerra. Migliaia di palestinesi innocenti vengono uccisi, insieme a molti soldati israeliani. Secondo lui, “la guerra non ha alcun obiettivo e non ha alcuna possibilità di ottenere alcun risultato che possa salvare la vita degli ostaggi”. Ha aggiunto: “Stiamo combattendo gli assassini di Hamas, non stiamo combattendo civili innocenti, e questo deve essere chiaro”.
Membri dell’aeronautica militare israeliana stanno iniziando a esprimere il loro disagio per alcuni degli attacchi condotti di recente a Gaza. Lo ha affermato Alon Ben David, analista di difesa del canale israeliano Channel 13.Tra questi membri dell’aeronautica c’è la consapevolezza che Israele si trovi ora in una guerra di sua scelta, a differenza di quanto accadeva poco dopo il 7 ottobre 2023, quando le operazioni israeliane a Gaza sembravano meno motivate politicamente, ha aggiunto Ben David. I caschi blu dell’Onu impegnati in Libano hanno registrato ieri un attacco con i droni da parte di Israele nella città di Al Mansouri, nell’area di competenza di Unifil. (La Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite) Lo ha detto il portavoce delle Nazioni Unite nel corso dell’incontro quotidiano con i media. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso che la maggior parte della delegazione israeliana impegnata nei negoziati a Doha per il rilascio degli ostaggi tornerà in Israele. Lo hanno riferito fonti informate al Jerusalem Post. Una piccola rappresentanza rimarrà in Qatar per segnalare agli americani che Israele è ancora disposto a compiere sforzi per raggiungere un accordo. I funzionari israeliani hanno sottolineato che non sono stati compiuti progressi e che non vi sono indicazioni che Hamas stia cambiando posizione, e che il processo è ormai esaurito. “Nove camion di aiuti umanitari hanno attraversato” il valico da Israele “per raggiungere Gaza, ma la consegna non è ancora avvenuta”. Lo ha detto il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, durante un briefing all’Onu. “Ieri, uno dei nostri team ha atteso diverse ore il via libera israeliano per accedere all’area di Kerem Shalom e ritirare le scorte alimentari. Non sono riusciti a portare quelle scorte nel nostro magazzino”, ha detto Dujarric. In precedenza, l’ONU aveva dichiarato di aver ricevuto da Israele il permesso di far entrare a Gaza circa altri 100 camion di aiuti d’emergenza, dopo un blocco durato 11 settimane. “Dal dibattito è emerso chiaramente che c’è una forte maggioranza favorevole a una revisione dell’articolo 2 del nostro accordo di associazione con Israele. Avvieremo questo processo. Nel frattempo spetta a Israele sbloccare gli aiuti umanitari”. Lo afferma l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri a Bruxelles. La supervisione a cui si riferisce Kallas implica una valutazione del rispetto dei diritti umani e dei principi democratici da parte di Israele, poiché tali valori costituiscono un “elemento essenziale” dell’accordo stesso. La situazione a Gaza è catastrofica: gli aiuti che Israele ha consentito di far entrare sono una goccia nel mare, devono fluire immediatamente, senza ostacoli e su larga scala perché ce n’è bisogno. Ho sollevato questo punto con Israele, le Nazioni Unite e i leader regionali; serve pressione per cambiare la situazione”, sottolinea l’Alta rappresentante.17 i Paesi favorevoli alla revisione. (L’Italia e Germania non sono tra questi). Decine di altri camion con aiuti umanitari, fra cui farina destinata ai panettieri e alle cucine dei cooperanti internazionali, alimenti per neonati e medicine, sono diretti alla Striscia di Gaza, al valico di Kerem Shalom che dovrebbero raggiungere in giornata, ha confermato il ministero degli Esteri israeliano dopo che le Nazioni Unite avevano annunciato l’autorizzazione, concessa da Israele, per altri 100 camion con aiuti umanitari. Ma della Giordania, allora… cosa resterà?
Giuseppe Basilico

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