Dopo aver sbagliato le previsioni sul referendum Brexit, i sondaggisti hanno sbagliato quelle sull’elezione presidenziale USA: non c’è due senza tre, e io spero vivamente che sbaglino anche quelle sulla vittoria del no al nostro referendum costituzionale.
Il problema sta negli algoritmi con cui si cerca di prevedere i risultati basandosi su sempre meno interviste reali, che, come noto, costano.
Gli algoritmi han già mostrato i loro limiti nella costruzione dei prodotti finanziari USA con cui sono state truffate le banche del mondo, e in genere nelle previsioni economiche di tutte le più paludate istituzioni economiche e monetarie dell’Occidente. Come han detto molti giovani all’ultima riunione annuale della società degli economisti USA, gli algoritmi han tanto valore scientifico quanto le previsioni di un astrologo che usi il computer…
In ogni modo stanno succedendo altre cose che possono influenzare il risultato del referendum, se non i sondaggi. I leader dell’ANPI, che per ovvie ragioni anagrafiche non han fatto i partigiani, stanno invece facendo gli stalinisti, negando il rinnovo della tessera ai soci che fan propaganda per il no. Probabilmente, in caso di vittoria del si, si propongono di chiamare i novantenni superstiti alla lotta armata (gli altri , spero, non hanno mai imparato a sparare…). Ma non sono i soli esagitati della SI (sinistra imbecille), ci sono anche gli anarco-insurrezionalisti, i no TAV, no inceneritori e compagnia negando, che propagandano un grande raduno per il no a Roma il 27 novembre. Vogliamo scommettere che ci sarà un bel po’ di guerriglia urbana, notoriamente uno dei migliori metodi di propaganda per un referendum?
Claudio Bellavita

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