In principio erano le salsicce. Capivi da lontano che a portata di profumo c’era una Festa dell’Unità. Un po’ caciarona ma ruspante: l’area dibattiti, il liscio, militanti a costo zero addetti ai servizi, spazio giovani mai fuori dalle righe, un servizio d’ordine che più ordine non si può perché la Festa dell’Unità non poteva macchiarsi di reati contro l’ordine pubblico. Una festa smaccatamente e un po’ pacchianamente antisocialista ma senza aggressioni. Craxi? Un avversario insopportabile, ma non da scorticare vivo. Poi vennero Mani Pulite, il giustizialismo, si fecero strada il vizietto di scorticare viva la gente e le scorciatoie giudiziarie per regolare questioni politiche e soprattutto di potere. Nacque un clima tempestoso, lampi, tuoni e insulti spazzarono via il buon odore delle salcicce e si cominciò a sentir puzza di bruciato. Eppure, anche in mezzo ai cattivi odori, gli italiani che andavano al voto insistevano: lasciate perdere le vendette, pensate a governare altrimenti qui va tutto allo sfascio.
E lo sfascio è servito dopo l’ultimo aperitivo che lasciava sperare in un pranzo all’insegna delle buone maniere. Rovinato dai soliti conflitti con i magistrati, culminato nelle virulenze di Piazza Navona dove tutto diventa possibile e perfino lecito perché nessuno, dico nessuno, osa avanzare un’accusa di vilipendio dopo inaudite(nel senso di mai sentite) contumelie sparate dentro un microfono (nel senso di non bisbigliate ma sfacciatamente amplificate).
Sarà arduo il compito di chi scriverà la storia del terzo millennio. Se da un punto di vista economico farà presto dichiarando “terribile” l’ inizio secolo, sul resto avrà un po’ di più da lavorare. Che dire di una nazione (ma l’Italia è davvero una nazione?) che guarda alla sua distruzione a mani conserte, senza muovere un dito che non sia per puntarlo contro qualcuno o per nascondercisi dietro? Quali sono gli aggettivi giusti per spiegare un’opposizione che si lascia tentare dalle sirene del giustizialismo senza entrare nel merito dei problemi enormi di un Paese inefficiente e si perde in tentativi mal riusciti di delegittimare un Presidente del Consiglio nel mirino perenne di una casta impunita e impunibile come quella dei giudici che succhia molto di più di quanto rende? Che dire di questa minoranza sconfitta nelle urne che si lascia affascinare dalle scorciatoie giudiziarie e intimidire dalle voci di piazza senza pensare che le battaglie si fanno in Parlamento dove si esplica la funzione di formazione delle leggi nel senso dell’impegno a modificarle per migliorarle.? E che dire di una maggioranza che non riesce a spiegare agli italiani che di una legge che stabilisce una corsia preferenziale per i reati più gravi non beneficia solo il Presidente del Consiglio (che potrà essere successivamente giudicato) ma apre una strada per smaltire l’enorme arretrato che la casta dei giudici è riuscita ad accumulare fino a dare di noi, all’interno e all’estero, l’immagine di un Paese insicuro, inaffidabile, in una parola impossibile?
“Il Paese non ci perdonerà altri errori”. Lo storico del Terzo Millennio forse ricorderà questo ritornello ascoltato a poche ore dal voto che aveva sancito la vittoria del centrodestra alle elezioni. Era il 12 aprile 2008. Tre mesi dopo i Di Pietro e sotto sotto anche i Veltroni hanno pensato che, siccome non ci sono urne alle viste, bisognava inventarsele. E Berlusconi, siccome le urne sono lontane, si è lasciato tentare dai blitz più che dalle promesse fatte. Lo storico del Terzo Millennio saprà se il Paese perdonò questi errori.
Enrico Buffoni

Molta responsabilita’ ce l’hanno anche quei socialisti, che hanno sfruttato il simbolo come bene personale, svendendolo per un pasto caldo. Con Craxi vivo il nostro Paese avrebbe avuto un altro corso, con ben altro prestigio.
Qualsiasi paese ha bisogno di una sinistra vera e riformista. La sinistra italiana “tout court” non esiste più, solleticata dall’imitazione della sinistra dei diritti civili d’oltreatlantico ha perso il proprio baricentro storico e la propria ragione d’essere. La nidiata allevata da Enrico Berlinguer ha dato i suoi frutti in un’ideologia per cinematografari e guitti di quart’ordine. La società italiana è talmente allo sbando che entro pochi decenni saremo demograficamente annullati, l’emancipazione sacrosanta della donna si è trasformata nel suo delirio erotico, mentre l’altra metà del cielo, il maschio ossia la vera femmina, assiste impotente allo sfacelo. M.S.