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Socialismo del XXI secolo contro sinistra del XXI secolo: risposta a Enrico Rossi

di Luca Bagatin | 24 Aprile 2016

Desidero rifarmi all’articolo di Giancarlo Magni, apparso su Pensalibero.it il 17 aprile scorso dal titolo “La sinistra del XXI secolo” (http://www.pensalibero.it/2016/04/17/la-sinistra-del-xxi-secolo/), al fine di dimostrare l’assoluta incompatibilità fra il concetto di “sinistra” e quello di “socialismo” e rilanciare – contrapponendomi all’idea di una “sinistra del XXI secolo” – il “Socialismo del XXI secolo”, tema centrale della stragrande maggioranza dei governi dell’America Latina degli ultimi quindici anni.

Innanzitutto, l’articolista, esaltando il pensiero del Governatore della Toscana Enrico Rossi, riporta le sue parole, a parer mio intrise di contraddizioni e di aspetti non propriamente rispondenti alla realtà: “Io credo che l’identità del PD non possa essere che quella del socialismo e del suo contenuto fondamentale che consiste nella lotta contro le diseguaglianze”.
Innanzitutto il PD, nato dalla fusione delle culture comunista e democristiana, è partito totalmente estraneo alla tradizione socialista. Lo è sia per storia, cultura e tradizione, ma anche per politiche attuate che, dalle liberalizzazioni bersaniane sino ai jobs act renziani, rappresenta un partito che, nei fatti, ha abbracciato in toto posizioni capital-borghesi (si noti anche, peraltro, il rapporto privilegiato del PD con i poteri economico-finanziari del Paese) e, dunque, antisocialiste.
In tutto ciò, infatti, non si comprende ove il Governatore Rossi ravvisi lotta contro le disuguaglianze, visto che nel Paese governato da diversi anni dal PD le diseguaglianze sono aumentate esponenzialmente.
Proseguendo nella lettura dell’articolo di Giancarlo Magni, egli riporta il fatto che il Governatore Rossi, a sostegno dell’endorsment piddino-“socialista”, ha pubblicato sul suo blog il simbolo del “sole nascente” di saragattiana memoria.
Il Sole Nascente, va detto, si ispira innanzitutto alla celebre frase di Giuseppe Garibaldi: “L’Internazionale è il sol dell’avvenire”, che proferì allorquando decise di entrare nella Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, che comprendeva – oltre che mazziniani – anche anarchici e marxisti. Una visione che, con la sinistra capitalista del PD ha ben poco a che vedere, in sostanza.
Anzi, volendo citare il filosofo francese Jean-Claude Michéa (di cui parlammo già nei seguenti articoli: http://www.pensalibero.it/2016/02/07/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola-di-jean-claude-michea/ – http://www.pensalibero.it/2016/02/21/il-vicolo-cieco-delleconomia/) – che nel suo recente saggio “I misteri della sinistra” (Neri Pozza) ha dimostrato l’assoluta incompatibilità fra i concetti “sinistra” e “socialismo” – né Marx, né Engels, né Pierre Leroux, né Proudhon, né Mazzini si sono mai definiti “di sinistra”.
L’incontro fra la “sinistra” – ovvero i borghesi illuministi e i bottegai – ed il socialismo – ovvero i ceti popolari, sottoproletari e proletari – si ebbe in Francia solo ai tempi dell’”Affaire Dreyfus”, allorquando questi ultimi si allearono – in chiave antimonarchica – alla borghesia progressista (la Sinistra parlamentare) di Adholpe Thiers, ovvero colui in quale, nel 1871, soffocherà i sogni popolari e proletari reprimendo la Comune di Parigi (il cui simbolo fu quel garofano rosso utilizzato anni dopo in Italia da Bettino Craxi per rifondare il PSI su basi proudhoniane).
Volendo riallacciarci alla tradizione del “sole nascente” saragattiano – mutuato peraltro già dal simbolo del Partito Socialista Unitario di Turati del 1922 – si noti come Saragat, già abbracciando nel dopoguerra l’universalismo ed il capitalismo borghese degli Stati Uniti d’America, si sia allontanato dalla tradizione socialista originaria, a differenza di quel Bettino Craxi che, decenni dopo, in più occasioni, diede del filo da torcere alla Potenza a Stelle e Strisce (fatti di Sigonella, finanziamento ai movimenti di liberazione nazionale osteggiati dagli USA…).
Craxi, dunque, riallacciandosi nel 1976 alla tradizione anarco-socialista di Proudhon e combattendo l’universalismo borghese nell’ambito della politica estera, oltre che opponendosi alle privatizzazioni selvagge in quella interna, sarà l’unico e l’ultimo rappresentante italiano ed europeo del socialismo delle origini. Non a caso fu defenestrato, in sede nazionale ed internazionale, da quei poteri forti economico-finanziari e statunitensi che, progressivamente, in Italia ed in Europa, saranno punto di riferimento della sinistra borghese, postcomunista, pseudo-socialista, liberale e capitalista dei giorni nostri (pensiamo ai vari Gonzales, ai Blair, agli Hollande, agli Schulz ed ai Renzi).
Ovvero di quella sinistra di cui parla sia il già citato Michéa che lo scrittore e filosofo Alain De Benoist i quali, nei loro saggi e discorsi, hanno dimostrato come la sinistra europea abbia favorito tutte le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla BCE: privatizzazioni selvagge; austerità; flessibilità del lavoro; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani – che peraltro ha favorito il terrorismo internazionale come nel caso libico (ciò vale in particolare per la Gran Bretagna di Blair – colpevole peraltro di aver mentito al suo stesso popolo nella faccenda delle armi di distruzioni di massa in Iraq rivelatisi inesistenti – e per la Francia di Sarkozy e Hollande, rea non solo di aver barbaramente fatto uccidere Gheddafi, ma anche di sostenere Paesi legati al terrorismo come l’Arabia Saudita e di aver tentato di rovesciare il governo laico siriano di Assad).
Ecco, dunque, se questa è la sinistra europea, per fortuna, il socialismo – da Pierre Leroux, Marx, Engels, Proudhon, Garibaldi, sino a Craxi, Hugo Chavez e Pepe Mujica – è altra cosa.
Non a caso, mentre in Europa trionfava la sinistra capitalista e solo partiti non di sinistra come il Front National di Marine Le Pen e lo spagnolo Podemos rappresentavano e rappresentano i ceti popolari e proletari e per questo in crescita nei consensi, in America Latina abbiamo assistito ad un fenomeno opposto.
Ovvero al trionfo del Socialismo del XXI secolo, portato avanti da Chavez, Morales, i coniugi Kirchner, Mujica, Correa, Lula e Ortega. Forme differenti di socialismo fondate purtuttavia su una radice comune, ovvero la matrice latina, con influenze indios ed arcaiche, ma anche cristiane, garibaldine, sandiniste, proudhoniane e libertarie.
Un socialismo né di destra né di sinistra, ma unicamente dalla parte dei popoli e dei poveri. Un socialismo che non aveva né ha nulla a che vedere con i totalitarismi novecenteschi, ma anzi ha contribuito a risollevare le sorti dell’America Latina combattendo il terzo totalitarismo: ovvero il totalitarismo neoliberale e capitalista, fulcro del modello unipolare statunitense e anglosassone che, per secoli e decenni ha depredato quelle terre anche finanziando e fomentando colpi di Stato autoritari.
L’autore dell’articolo apparso su Pensalibero.it dal titolo “La sinistra del XXI secolo” conclude il suo endorsment in favore delle dichiarazioni del Governatore della Toscana Rossi affermando che vi è l’esigenza di ripensare la sinistra e il socialismo democratico in Italia e in Europa. Quando, in realtà, occorre distinguere nettamente la sinistra – le cui origini sono illuministe e borghesi – dal socialismo democratico e popolare, poiché non sono affatto sininimi e si prestano ad equivoci che, in Italia e in Europa, hanno fatto trionfare il capitalismo assoluto in nome dell’illuminismo borghese e dell’universalismo progressista e modernista. Il tutto a scapito dei ceti meno abbienti: costretti o a lavorare di più a fronte di salari, diritti e pensioni ridotte o costretti ad una disoccupazione endemica resa sempre più endemica dalla possibilità per le aziende o di delocalizzare in Paesi stranieri ove è economicamente più favorevole investire o sfruttando l’immigrazionismo, ovvero la manodopera straniera a basso costo.
Occorre dunque decidere se si vuole seguire la via del socialismo, ovvero quella dei ceti popolari e della lotta alle diseguaglianze e per una democrazia partecipativa diretta e autogestionaria, oppure quella del progressismo borghese della sinistra, di cui ci pare che il Governatore della Toscana Enrico Rossi sia rappresentante e, per questo, molto distante dalle nostre idee e prospettive.
Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, bce, bettino craxi, capitalismo, chavez, craxi, democrazia, diversità, enrico rossi, europa, francia, garibaldi, gheddafi, Giuseppe Garibaldi, governo, gran bretagna, iraq, istituzioni europee, italia, lavoro, liberalizzazioni, massa, nato, nazione, parigi

Info Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” e de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it).
Suoi articoli sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Serbia, Brasile e Nicaragua e tradotti anche in tedesco e spagnolo.
E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti; “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia; “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” con prefazione di Sandro Teti e di “Ritratti del Socialismo” con prefazione di Ananda Craxi.
E’ redattore della rivista di geopolitica “BRICS & Friends”

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