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smarrimenti – n. 34

di Matilde D'Alessandro | 24 Marzo 2016

SMARRIMENTI

 

 

Farsi ascoltare dai figli senza urlare…

 

Nel recente passato, come sovente anche attualmente purtroppo, è frequente notare che i genitori, nei loro interventi sull’educazione dei figli, non attuano, sconoscendolo, alcun processo educativo chiaro e si rifanno ai vecchi sistemi, secondo i quali essi stessi sono stati educati ed in cui, per lo più, la trasmissione era “urlata”, credendo di conferirle autorità e renderla così convincente.

Come dimostra Daniele Novara, seguito da altri ricercatori americani, in particolare Ming Te Wang e Sarah Kenny, le urla non migliorano il comportamento, anzi lo peggiorano, abbassando l’autostima ed inducendo stati depressivi e antisociali.

Questo modello è stato abbandonato, fortunatamente, ma permangono nel nuovo difetti da analizzare con attenzione! Cosa c’è che non funziona?

Oggigiorno madri e padri sono più morbidi con i propri figli, tendendo a viziarli, per cui spesso si domandano:  ” Perchè faccio tanto e non si capisce?”

Alla base di disfunzionamento c’è un eccesso di accudimento, un eccesso di protezione ed un eccesso di coinvolgimento, che viene erroneamente condiviso col bambino, confondendo i ruoli.

Per educare bisogna pensare ad un aspetto organizzativo, facendo attenzione che non prevalga quello emotivo, quindi servono innanzitutto regole chiare e precise!

 

1) Coesione, cioè regole stabilite da entrambi i genitori, quando ciò non avviene, regna la confusione.

 

2) Chiarezza. Ogni regola deve essere chiara, ben comprensibile al bambino e impersonale. Ad esempio, è più efficace dire: “a tavola si sta seduti e si resta fin quando non è finito il pranzo” anziché dire: “seduto e fermo, alzarsi o muoversi è da maleducati!”

 

3) Regola realistica ed adeguata. Il bambino deve essere in grado di attuarla, compatibilmente con la sua età.

 

4) Sotenibilità. Evitare prescrizioni assurde, come ” Gioca ma non sudare”. Queste creano disorientamento nel sistema organizzativo stesso.

 

5) Ragionevolezza. E’ necessario che dietro ogni regola ci sia una motivazione educativa e pedagogica, chiedersi in merito ad ogni regola se questa migliora lo sviluppo del bambino…

 

Cosa fare se e quando le regole non sono rispettate?

In una tale evenienza, un genitore morbido e poco autoritario potrebbe andare in crisi, urlando e/o spazientendosi. Questo è assolutamente da evitare!

In caso non vengano rispettate le regole, meglio attuare una diversa possibile correzione: la sanzione educativa.

Essa parte dal presupposto che il bambino non abbia capito e deve  imparare meglio ciò che non gli è chiaro, allora inteviene il genitore che sotto forma di colloquio, suggerisce come superare un problema.

Secondo il Novara il ruolo del padre è fondamentale nell’educazione.

Esistono quelli che io chiamo “papà peluche”, sempre più simili emotivamente alle madri…

Ma i bambini non hanno bisogno di due figure genitoriali uguali !!!!!!!

Là dove il ruolo della madre è quello di dare dolcezza, calore e protezione affettiva, quello del padre deve essere spingere il figlio fuori dal guscio, di abituarlo al coraggio di correre rischi per affrontare difficoltà!

Infine un suggerimento per insegnare al bambino a gestire le emozioni…

Un’idea è il cestino della rabbia. Ogni volta che il bambino avrà rabbia, potrà fare un disegno o appallottolare un foglio e gettarlo nel cestino.  Si constaterà facilmente come esso serve per gestire meglio l’emotività infantile e consente ai genitori di affrontare meglio i conflitti con i propri figli. Col tempo diventerà un rituale, utile a controllare pressoché tutte le emozioni negative.

Pubblicato in : Primo pianoTag: bambino, crisi, figlio, genitori, madri, merito, processo, sviluppo

Info Matilde D’Alessandro

Esperta in Ansia, Disturbi Associati e D.A.P.
Napoli
320 7585631.
smarrimenti@pensalibero.it

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