I voti del Porcellum sono la metà dei voti popolari di Pd, Sel, SC-Monti
La elezione di un presidente della Repubblica che faccia diventare decisivo un premio di maggioranza pari a un quarto dei membri della Camera insidierebbe la legittimità stessa della Presidenza così instaurata.

Dunque, in Italia, dove pure non c’è l’elezione popolare diretta, non si è mai verificato che un Presidente sia stato eletto senza che ci fosse una maggioranza di voti popolari cui poter ricondurre la maggioranza del Parlamento che lo aveva scelto. Per la prima volta, oggi non è così. Bersani Vendola e Monti, assommati, dispongono di una forza parlamentare che può eleggere il Presidente; quanto a voti popolari, però, raggiungono a fatica il 40%. Entro questi limiti, il Presidente sarebbe dunque eletto grazie alla protesi garantita dal porcellum.
La elezione di un presidente della Repubblica che faccia diventare decisivo un premio di maggioranza pari a un quarto dei membri della Camera (tale è la differenza fra il 29,5% dei voti popolari raccolti dalla coalizione Bersani-Vendola e il 54% di deputati che il porcellum ha loro consegnato) insidierebbe – stando allo spirito della Costituzione e alla consuetudine – la legittimità stessa della Presidenza così instaurata. Quante volte, nei prossimi 7 anni, potrebbe essere sollevata obiezione di legittimità?
Trovo ragionevole una lettura “elastica” della Costituzione italiana; che affida al Capo dello Stato una funzione più ampia quando i partiti sono in sofferenza e fanno fatica ad esercitare il proprio essenziale ruolo nel “determinare la politica nazionale” (art. 49). Questa elasticità è stata preziosa in momenti difficili della vita della Repubblica; in modo particolarissimo lo è stata nella fase finale della scorsa legislatura. Continuerà certamente ad esserlo nel prossimo futuro e, probabilmente, per tutta la durata del prossimo settennato; perché la Presidenza della Repubblica è oggi il riferimento più solido che impedisce il dilagare della incertezza e del caos.
Ma proprio questa elasticità nell’esercitare la funzione di garanzia comporta che il Presidente disponga della più robusta legittimazione. Nessuno, spero, considererà irrilevante a questo fine se al coagulo maggioritario nell’ambito della rappresentanza, corrisponde o meno una porzione maggioritaria nel voto popolare. Il problema, purtroppo, si pone concretamente. Non si può affatto escludere che partiti deboli approfittino di una legge elettorale sciagurata senza curarsi troppo della solidità di questo estremo e vitale presidio. Sarebbe, lo ripeto, la prima volta nella storia della Repubblica; e si verificherebbe in una situazione in cui la democrazia e le istituzioni italiane sono già sottoposte a tensioni e rischi molto forti.
Questo pericolo non esisterebbe con l’elezione popolare diretta. Ma non entro adesso in questa discussione. Mi basta dire che per tanti motivi, a tutti chiarissimi, l’Italia non può permettersi oggi un Capo dello Stato che possa apparire ed essere considerato “presidente di minoranza”.

Un Presidente di minoranza: le assurde conseguenze della logica elettorale “premiale” sul procedimento di elezione del Capo dello Stato
http://www.giurcost.org/studi/Canale.pdf
Caro Onorevole, ma quando ci diventiamo un paese normale, dove il popolo oltre a pagare per i danni fatti da uomini incompetenti o in malafede, possa scegliere liberamente i propri carnefici, almeno non la potremmo prendere che con noi stessi. Quando fu fatta la Costituzione, internet, l’Europa e l’Euro, la globalizzazione non c’erano oggi si. Povero papà mio che ha vissuto una dittatura, fatto la guerra, ricostruito una nazione dalle macerie per darmi/ci un futuro migliore, fortuna che è morto altrimenti come potevo giustificarmi.