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Siria: dopo l’attacco, interrogativi su strategia e impatto

di Redazione Pensalibero.it | 16 Aprile 2018

Donald Trump aveva ‘twittato’ che l’ attacco americano alla Siria sarebbe arrivato. E così è stato. Una sorta di riedizione con varianti di quello condotto nell’aprile 2017, contro la base aerea siriana di Shayrat, distruggendo circa il 20% delle forze aeree di Bashar al-Assad. Questa volta, i missili sparati sono stati circa 120, contro una sessantina, e Gran Bretagna e Francia hanno partecipato all’azione americana contro tre obiettivi – uno a Damasco e due a Homs – collegati alle capacità chimiche delle forze siriane. Gli interessi russi e iraniani nel Paese non risultano colpiti, l’impatto dell’ attacco è minimizzato dalle fonti siriane.

Quali opzioni per Trump nel Medio Oriente
Ma il vero problema è quale sia la strategia americana in Siria e nel Medio Oriente in genere. Non è certo un caso se l’ attacco con i gas all’origine dell’azione americana e alleata è arrivato pochi giorni dopo che Donald Trump aveva annunciato la volontà di ritirare le truppe Usa dalla Siria, lasciando campo libero agli attori locali. Ora probabilmente il presidente americano sarà costretto a cambiare radicalmente i suoi programmi: ma per fare cosa?

Negli ultimi giorni, il Pentagono è stato chiaramente a disagio, non solo perché non voleva scoprire in anticipo le sue carte, ma perché è consapevole del rischio che questa divenga un’altra guerra senza fine, che si aggiungerebbe alle tante altre cominciate e mai finite, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Somalia all’Africa sub-sahariana ( per non parlare della Corea), che paralizzano importanti e costose risorse militari statunitensi ai quattro angoli del globo.

Di più, questa volta c’è anche il rischio – evitato, nell’ attacco appena compiuto – di un confronto diretto con la Russia, che potrebbe aprire molteplici difficili scenari di crisi, non solo nel Mediterraneo.

Capacità militari e obiettivi strategici
Gli Stati Uniti hanno le capacità militari, politiche ed economiche per dominare la situazione, ma è necessario una maggiore chiarezza circa gli obiettivi strategici che intendono raggiungere, per evitare che i molteplici e diversissimi interessi degli attori locali finiscano per imbarbarire del tutto la situazione.

Se l’intenzione è quella di bloccare una volta per tutte l’uso di armi chimiche, e di imporre il rispetto del Trattato che le ha abolite, è ormai chiaro che un semplice attacco una tantum non basterà: al contrario, potrebbe convincere definitivamente al-Assad e i suoi alleati che hanno mano libera. E la credibilità degli Stati Uniti finirebbe alla spazzatura.

Molte altre opzioni sono ulteriormente possibili, a cominciare da attacchi diretti contro le sedi del governo siriano, le residenze di al-Assad e dei suoi ministri, la distruzione sistematica degli stabilimenti militari eccetera. È anche possibile combinare assieme una campagna militare prolungata con sanzioni mirate e altre misure punitive politico-economiche, così da danneggiare più seriamente il regime. È infine possibile, raccogliendo un vasto consenso internazionale, aggirare almeno in parte il veto russo al Consiglio di Sicurezza e puntare direttamente alla incriminazione di al-Assad e dei suoi di fronte alla Corte penale internazionale, quanto meno per la violazione del Trattato sulle armi chimiche. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/04/siria-attacco-interrogativi-conseguenze/

Pubblicato in : EditorialeTag: consenso, crisi, francia, governo, gran bretagna, misure, regime, siria, stati uniti, usa

Info Redazione Pensalibero.it

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    16 Aprile 2018 alle 10:53

    Armi chimiche non ancora trovate.
    Regime di Assad ?
    Curiosamente eletto a larghissima maggioranza, in un Paese laico e socialista che stava vincendo, con la Russia, la lotta all’ Isis.

    Rispondi

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