Le vicende francesi, allora, dovrebbero servire a ricordare che la sinistra italiana sconta un pesante ritardo su un percorso che appare del tutto desiderabile. In questo percorso si inscrive il recente Manifesto “Spirito Libero, verso una Convenzione Laico-Liberale-Socialista”, relativo all’incontro di Firenze dello scorso 15 Aprile.

Un danno collaterale e tuttavia ingente dell’approccio economico dominante a livello europeo sta nel suo contributo a radicare un diffuso sentimento antieuropeista, insinuando la falsa idea che l’Europa sia questa e non possa essere altro, che sia un blocco monolitico, mentre niente è più lontano dalla verità: a Bruxelles come a Strasburgo operano un’infinità di gruppi di pressione che portano avanti idee diverse e non di rado contrapposte; in seno al Parlamento europeo esistono evidentemente orientamenti economici contrari al nefasto indirizzo monetarista che sta incrinando l’immagine dell’Europa, generando un malcontento che gli estremismi di mezza Europa cavalcano e contano al momento opportuno di cavalcare ancora.
È dunque inevitabile che la ripresa del cammino dell’altra Europa passi per una rinnovata vitalità del progetto che si inscrive nell’alveo del liberalsocialismo europeo, che mi sembra essere il solo luogo entro il quale è possibile pensare ad un’alternativa alla ventata neoliberista dal cui protrarsi il progetto europeo, nella sua accezione più alta, non può che uscire distrutto.
Segnali incoraggianti in questa direzione provengono dalle elezioni presidenziali francesi in corso e non sarà inutile cercare di avviare qualche ragionamento, sull’Italia e sull’Europa pur osservando tutta la prudenza che il caso richiede, sia nell’instaurare analogie e raffronti, sia in ragione dell’esito malgrado tutto incerto di tali elezioni. Ma esiste, fin d’ora, almeno un dato che può essere ricavato senza forzature, ed è quello di un’ulteriore conferma dell’urgenza di costruire e rafforzare anche in Italia una sinistra moderna, di ispirazione liberalsocialista, capace di spinta riformatrice e di inserirsi organicamente in un’azione di governo espressa da una coalizione di centrosinistra. In Italia una tale sinistra troverebbe la sua naturale collocazione, per intenderci, nel territorio tanto vasto quanto in stato di abbandono che si estende tra Vendola e il PD. Una sinistra che sappia, dunque, essere equidistante sia dalla poco coraggiosa e poco proficua rincorsa al centro praticata dal PD, sia da quella sinistra che mentre rivendica giustamente una decisa connotazione ideologica appare tuttavia sclerotizzata e ancora impigliata in ideologismi. Una sinistra, dunque, connotata in senso socialista, capace di far proprie le fondamentali battaglie laiche e liberali, una Sinistra come esiste nel resto d’Europa.
La costruzione di un’area laico-liberal-socialista è benefica per la sinistra nella sua interezza
Le vicende francesi, ancora in corso possono valere a mostrare che una sinistra che abiti l’orizzonte sopra descritto è non solo possibile, ma irrinunciabile, al punto che alla sua mancanza in Italia occorre porre rapidamente rimedio. La costruzione e il rafforzamento di una tale sinistra favorirebbe per altro una maggior coesione del centro-sinistra nella sua interezza, in quanto andrebbe a colmare il vuoto che esiste tra il PD e la sinistra ‘radicale’ contribuendo a ricostruire un circuito interrotto di rappresentanza politica, che costituisce una delle ragioni specificamente imputabili alla Sinistra alla base della crescente disaffezione alla politica. Ne beneficerebbe, insomma, tutta la Sinistra e l’esempio francese volendo può servire a mostrare anche questo, con la Gauche di Jean-Luc Melénchon che dopo aver conseguito un ragguardevole 11% non ha fatto tardare il suo sostegno ad Hollande per la volata contro Sarkozy. Considerando che specularmente Sarkozy dovrà pescare nell’immondizia dell’ultradestra di Marine Le Pen se vorrà sperare di non soccombere, io credo si debba dire che la sinistra francese, al di là dell’incertezza dello scontro e di quello che ne sarà l’esito, avrà dato buona prova di sé.
Anche in Italia la via maestra per rispondere alle politiche del governo Monti e traghettare il Paese fuori dal berlusconismo deve essere la medesima, sebbene il percorso sia tutto in salita per via della tradizionale assenza proprio dell’orizzonte sopra descritto, e dell’esiguità delle forze che dovrebbero ricomporlo.
Ma la difficoltà del compito non ne elimina la necessità. È infatti evidente che il governo in carica esprime gli stessi indirizzi economici fin qui dominanti a livello europeo – ovviamente proprio un’eventuale affermazione di Hollande in Francia, che al momento non appare affatto scontata, spezzerebbe la sostanziale coesione dell’asse franco-tedesco aprendo nuovi scenari. Per questo verdetto occorre attendere. Intanto, quello che si può certamente dire è che il bivio cruciale rimane quello delle elezioni del 2013. Sono convinto e ho scritto a più riprese che il governo Monti abbia rappresentato in sé un’opzione necessaria, ma non è nemmeno possibile non vedere come la stessa terapia d’urgenza, inizialmente benefica, se prolungata per un tempo eccessivo non solo non risolve i problemi ma li aggrava, e può anzi uccidere il malato, dopo averlo salvato da morte certa.
La possibilità di proporre un’alternativa efficace, non meno che la qualità di un percorso più coeso del centro-sinistra passano dunque per la costruzione di un’area laico-liberale-socialista, sulla scorta di quanto avviene nel resto d’Europa, anche in vista della scadenza elettorale del 2013. È un cammino difficile, e reso ulteriormente problematico dagli atteggiamenti del PD, che non riesce a sottrarsi alla sua perversa attrazione centrista.
Eppure esempi virtuosi, da questo punto di vista, di Paesi più inclini a cambiare mostrano che quando la Sinistra ha il coraggio di portare in campagna elettorale e in agenda dei temi che si configurano come alternativa reale, il risultato arriva.
Le vicende francesi, allora, dovrebbero servire a ricordare che la sinistra italiana sconta un pesante ritardo su un percorso che appare del tutto desiderabile. In questo percorso si inscrive il recente Manifesto “Spirito Libero, verso una Convenzione Laico-Liberale-Socialista”, relativo all’incontro di Firenze dello scorso 15 Aprile che è stato promosso da “Alleanza Lib-Lab”, “Pensalibero”, “Neon”, “R.I.S.A.LI.RE.”, e che ha visto la partecipazione di significativi esponenti della politica, della cultura, dell’associazionismo, dei movimenti per le libertà ed i diritti dei cittadini, di ispirazione laica, liberale, socialista. Una prospettiva da costruire, quella delineata dal manifesto, e con essa una ‘nuova frontiera’: “Occorre una nuova maggioranza, che abbia la capacità, la statura, e la volontà di costruirsi nel proporre al Paese una sorta di “Nuova Frontiera” che indichi, accanto ai sacrifici necessari al non rinviabile risanamento, anche l’equa ripartizione dei relativi pesi e delle politiche di inclusione e tutela sociale, la rimozione dei privilegi corporativi, e quelle politiche di sviluppo, valorizzazione, liberazione delle energie e delle capacità italiane, che diano ai cittadini il senso dell’utilità e della condivisione dei loro sacrifici e la convinzione fondata di stare tutti operando per un futuro e per un’Italia migliori. Tali furono gli anni della ricostruzione dalle macerie della guerra: quelle attuali sono di diversa natura, ma pur sempre macerie da spalar via.”

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