Tempi lontanissimi, quei 21 anni trascorsi dalla prima elezione diretta dei sindaci, “svincolati” dalle logiche spartitorie dei partiti e “liberi” una volta per tutte di governare le proprie città secondo le aspirazioni e le aspettative dei cittadini elettori. Fasce tricolori riposte nel cassetto insieme ai grandi sogni di ben amministrare e spendere i soldi pubblici e sindaci sempre più simili ai grigi ufficiali giudiziari chiamati a riscuotere da stanchi, poveri ed esasperati cittadini i balzelli imposti dalle leggi di stabilità varate tra mille polemiche parlamentari nelle aule di Montecitorio e palazzo Madama. In prossimità della fine dell’anno e a poche settimane dalla predisposizione delle “piccole Finanziarie” degli 8500 comuni italiani arriva puntuale il grido dolore del rappresentante unico dei sindaci italiani. ‘’La decisione del Governo di rinviare l’introduzione della Local Tax al 2016, comporta che in ogni caso si garantisca che i Comuni potranno disporre nel 2015 delle stesse risorse percepite con Imu / Tasi nel 2014. Pensiamo a questo proposito che sia necessario tornare al tavolo di confronto con il Governo, per dare una definitiva soluzione a questo problema e a tutte le altre questioni di finanza locale e norme di semplificazione frutto dell’intesa con l’Esecutivo, ma alle quali non sono ancora seguiti riscontri concreti’’. Lo afferma senza girarci troppo intorno il presidente dell’ Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) il sindaco di Torino Piero Fassino in una nota inviata ai colleghi in fascia tricolore.‘’Tornando al rinvio della Local Tax – prosegue Fassino – allo stato attuale non c’e’ alcuna garanzia che i Comuni percepiranno davvero le stesse risorse del 2014, non prevedendo la Legge di Stabilità in corso di esame né l’aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille, né il fondo compensativo di 625 milioni, introdotti nel 2014 per evitare appunto un minore gettito rispetto all’anno precedente. La mancanza di queste risorse determinerebbe una situazione finanziaria assolutamente insostenibile per i Comuni, già gravati con la Legge di Stabilità da minori risorse nel 2015 per oltre un miliardo e mezzo, alle quali aggiungere altre centinaia di milioni da accantonare per i crediti di dubbia esigibilità, a cui sara’ difficile far fronte’’. Sono mesi se non anni che scriviamo su queste colonne che per far ripartire l’economia in generale e in particolare nelle singole realtà territoriali sono urgenti e non più procrastinabili due riforme vere e non fatte di annunci e di mediazioni politiche e sindacali volte solo a difendere gli interessi corporativi di questi due soggetti che traggono linfa vitale dalle tessere di appartenenza dei lavoratori della pubblica amministrazione. Una legge concreta di semplificazione amministrativa che ci liberi da una burocrazia bizantina e asfissiante lontana anni luce dall’evoluzione del mondo globale 2.0 e una riduzione importante del personale del pubblico impiego che spiani la strada al merito e alle competenze al posto dell’opportunismo e dalla sistematica occupazione “militare” dei posti strategici da parte soggetti organici, funzionali e compiacenti dei politici e dei sindacati sia negli enti locali sia nei dicasteri ministeriali. Tutto il resto sono inutili chiacchere e lacrime di coccodrillo anche di chi, oggi, onestamente rappresenta i sindaci italiani, ma sino a pochi anni fa figura di primo piano di quella politica che ha contribuito, almeno in parte, a mettere in queste terribili condizioni il paese e gli italiani.

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