Ha sfiorato i novant’anni Simone Veil, deceduta il 30 giugno, dopo una lunga e intensa vita, accompagnata dalle parole di gratitudine e di rispetto del giovane presidente Macron, che l’ha ricordata come l’espressione della “Francia migliore” alla quale i francesi possono guardare con orgoglio. Con l’ottusa superficialità con cui in Italia da tempo si classificano le categorie politiche, (che o sono di destra o sono di sinistra, o nient’altro), oggi da qualche commentatore la Veil è stata definita “liberale di destra”. Un limite, quasi un’offesa alla sua storia personale e famigliare, alla sua cultura, alla carriera, prima in magistratura poi ai più alti livelli della politica francese ed europea, un’offesa a quanto nella sua lunga vita come liberale (senza aggettivi) Simon Veil ha detto, scritto, realizzato. Era sempre pronta a sostenere le sue battaglie, senza timore di scontrarsi con gli avversari: per la difesa dei diritti civili, per i diritti di libertà e di uguaglianza, in difesa delle donne (la legge che depenalizzava l’aborto, a lungo avversata, si chiamerà poi, semplicemente, “Loi Veil”), per un liberalismo che negli anni ’70 e ’80 vedeva aprirsi in Europa un futuro senza ombre e senza confini. Negli stessi anni in Italia il segretario del PLI Valerio Zanone dettava un “decalogo liberale” definendo allo stesso modo l’essenza dell’essere “liberale”, confrontandosi direttamente e in più occasioni con la stessa Veil, con proposte fatte non di parole, ma di contenuti, di idee. Così, da poco eletta presidente del Parlamento europeo, la Veil sarà a Firenze, alla Badia Fiesolana, a fine novembre 1980, per una visita ufficiale alla Università Europea in occasione dello scoprimento di un bassorilievo dedicato al ricordo del ministro degli Esteri liberale Gaetano Martino, uno dei padri fondatori dell’Europa unita. Nell’occasione venne anche presentata la nuova rivista Présence Libérale edita in quattro lingue e diretta da Enzo Bettiza, con diffusione circolare tra gli stati europei. Inoltre La Veil fu un’invitata speciale al Consiglio Nazionale Liberale che nel marzo 1981 si era tenuto eccezionalmente a Palermo: un’occasione, come ebbe a dire Zanone nella relazione d’apertura, per ricordare ancora Gaetano Martino, che, proprio partendo da quell’isola, nel 1955 aveva lanciato con la conferenza di Messina la prima idea del progetto europeo. “Questa sua presenza straordinaria – dirà il segretario rivolto a Simone Veil – dà nuovo alimento alla fede nell’Europa di noi liberali italiani. E ricordo che “Fede nell’Europa” è il titolo degli scritti europeisti di Gaetano Martino”. Lasciato l’incarico europeo, negli anni ’90 la Veil aveva ripreso l’attività politica in patria, fu ministro nel governo di Edouard Balladur, presidente della Repubblica Francois Mitterand; continuò ad occuparsi, ora come presidente, della Fondazione per la memoria della shoah”; fu nominata membro dell’Accademia di Francia, una delle più alte onorificenze francesi. Ma non è certo agli onori che la Veil aspirava, non glielo consentiva il carattere intransigente e indipendente, ma avrà comunque esequie ufficiali, alla presenza e con il discorso celebrativo del presidente Emanuel Macron. Un giusto omaggio ad una donna eccezionale.
Marisa Brambilla

Liberale Simone Weil? Direi, piuttosto socialista, ma di sicuro, non liberale e le due cose non si equivalgono affatto, anzi.
Potrà essersi espressa a favore delle libertà, come pure Camus, mas ciò non li qualifica assolutamente come liberali…