Quando sono andato a votare – e non sempre ultimamente mi è capitato – l’ho fatto a sinistra, non solo PSI, ma anche Pdup quando esisteva e Rifondazione, mai PCI o epigoni diversi. Questa vicenda elettorale ha fatto registrare tante contraddizioni e messo in luce la debolezza dello spazio di quell’area della sinistra a cui ci riferiamo, ma soprattutto dei suoi uomini più o meno rappresentativi. Nelle condizioni attuali però non ritengo pensabile un voto alla sinistra arcobaleno, nella quale è dato riscontrare, mai come oggi, i segni del conservatorismo di sinistra senza alcuna apertura da poter esser presa in considerazione: solo una guerra di posizione, nessuna proposta di movimento, anche se
all’interno le forze potenzialmente disponibili ad un
dialogo più ampio e costruttivo non mancherebbero, ma hanno di fatto rinunciato a giocare un ruolo, non solo per l’impedimento di Mussi. Mi auguro una sconfitta di questo schieramento, perché si arrivi ad una riflessione diversa.
Alla Camera voterò quindi PS, nonostante la sua sgangherata dirigenza e la sua bella autorefenzialità in versione
bonsai; sarà un voto in omaggio a quello spirito di
Bertinoro troppo presto abbandonato, ma soprattutto come promessa fatta a noi stessi di riprendere fin dalla
settimana successiva alle elezioni i temi e l’impegno per la
ricostruzione dell’area laica liberalsocialista di cui il PS
dovrà rappresentare comunque uno dei punti di riferimento.
Per il Senato, con tutto il rispetto e l’ammirazione per
Lorenzo Conti e la sua battaglia, non potrò mai dare il voto ad uno scudo crociato. Peraltro la legge elettorale lascia
una sola alternativa: annullare la scheda.
Silla Cellino

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