
Silenzio. Per chi è abituato al quotidiano di
una città perennemente affollata e ormai quasi apolide nella babilonia dei
linguaggi, ora è silenzio. Silenzio accomunato a morte sembra un ritorno
retorico ma questo silenzio che entra dalle finestre, incupisce l’animo che
corre ai bollettini di fine giornata dove i morti sono tanti, le bare mancano,
gli ospedali traboccano. Le funzioni funebri, così spesso sopportate per forma,
quasi ci mancano ora, se pensiamo a quei morti ed ai loro parenti ed amici.
Come si approfondisce la vita casalinga con interessi, tematiche ed
atteggiamenti solitamente non consueti ed abitudinari, così si sgranano i
rapporti esterni selezionandoli in base alla qualità ad all’interesse e
cercando di mantenere i migliori con l’equilibrio della ragione. In questo
procedere relativamente coatto della vita si fanno avanti domande cui è sempre
più difficile rispondere perchè quel futuro già molto nebuloso adesso è nero,
un nero vischioso che si appiccica e rallenta. E oltre quel nero e di quel
nero, si libereranno solo coloro che saranno più liberi e vergini nella mente e
nel fisico. La dialettica degli studiosi ha messo in luce come questo periodo
che stiamo vivendo sia interessato storicamente dalla più grande frattura
comunicativa fra genitori e figli. Bene, questo nero ne formalizzerà l’evento e
costringerà i popoli a subire scelte che avrebbero dovuto prendere da tempo.
I centri storici sembrano foto, fotogrammi dai
film neorealisti in bianco e nero. Nature morte.
Andrea Moroni

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