
“Questo mondo va a rotoli e questa città è sulla stessa strada”. Ho ascoltato questo pensiero ieri pomeriggio all’Angolo dell’Unto, quello dove un tempo si incontravano i senesi per parlare di Palio, ma anche di politica, e oggi è occupato dai goliardi che pensano alla prossima operetta. Erano loro ad essere rassegnati? Non erano studenti quelli che esprimevano questo sentimento di rassegnazione. Avevano qualche anno di più sulle spalle. Erano rassegnati. Stavano parlando del futuro della Fondazione Monte dei Paschi, della banca e di Siena. Dicevano chela Fondazionepresieduta da Gabriello Mancini presto sarà costretta a scendere bel al di sotto del 50 per cento (c’è chi dice addirittura al 30) nel capitale della banca guidata da Giuseppe Mussari. Insomma, un cambiamento epocale per Siena e per due delle sue principali istituzioni. E c’è paura per il futuro. Per anni e anni ci eravamo abituati bene. Bastava un toc toc al portone e si apriva la borsa. Forse quei mille miliardi che sono “piovuti” in provincia di Siena in dieci anni potevano essere utilizzati meglio, per creare sviluppo. Ma non sono stati di certo bruciati in un falò in piazza: Siena era e resta una delle città e una delle province dove si vive meglio. Ora ci vuole uno scatto di fantasia e la forza e l’intelligenza di rimetterci in gioco come già altre volte è successo in passato. Sela Fondazionescenderà sotto il 50 per cento bisognerà pensare a come Siena potrà continuare a governare la banca con un sistema di alleanze. Giorni fa l’ex ex sindaco Pierluigi Piccini ha parlto con l’attuale primo cittadino Franco Ceccuzzi. Deve essere stato un incontro “franco”, appunto. Hanno parlato della proposta di aggregare le fondazioni bancarie toscane per partecipare all’eventuale aumento di capitale della banca. E’ un’idea. Bislacca? Irrealizzabile? Improponibile? Non lo so. Chi ha gli strumenti per approfondirla ci pensi. Se non va bene se ne pensi un’altra ma, per favore, senza rassegnazione, senza lasciarsi sopraffare dal destino “cinico e baro”. Occorre rialzare la testa, visto che troppi la stanno abbassando e si lamentano e basta. Giorni fa molti senesi hanno avuto la possibilità di ascoltare Mario Calabresi, direttore della Stampa e scrittore. Ha invitato a tenere alta la testa, a guardare verso il cielo. Dopo la consegna del premio Paolo Frajese al Santa Maria della Scala siamo passati da piazza del Campo. Da poche ore erano state accese le luci, quelle che i senesi hanno già simpaticamente ribattezzato “pan di stelle”. Sarà stato un segno del destino ma un libro di Calabresi si intitola proprio “Cosa tiene accese le stelle”. Nel libro l’astrofisico Giovanni Bignami ha spiegato: “Abbiamo bisogno di grandi progetti, di grandi visioni e di stimolare la fantasia della gente. Dobbiamo tornare ad avere fame di avventura e di scoperte. Dobbiamo ricominciare a guardare in direzione delle stelle, perché significa alzare la testa, avere la vista lunga e immaginare altri mondi”. E alla fine del libro Calabresi confessa al professor Bignami di aver trovato le risposte ai suoi interrogativi e così “le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni per insegnarci a non tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio”. Se ora è buio, se ora ci sembra buio, proviamo a guardare le stelle.

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